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Crittografia: come fa il codice radio in persiano a essere tanto sicuro?

lettere sparse

Nelle ore seguenti all’inizio dei bombardamenti sull’Iran, gli appassionati di onde radio hanno notato la comparsa di un misterioso segnale recitato in lingua persiana. Il segnale è trasmesso su una frequenza su cui chiunque può sintonizzarsi per ascoltarlo, nonostante ciò nessuno è comunque in grado di decifrare il messaggio: non si tratta di magia, ma di un sistema di crittografia tanto semplice quanto inviolabile. 

Tempo di lettura: 5 mins

Circa dodici ore dopo l’inizio dei bombardamenti americani e israeliani sull’Iran, il 28 febbraio 2026, alcuni appassionati di onde radio hanno notato la comparsa di un segnale che non era presente sino al giorno prima. La scoperta è stata annunciata su Priyom.org, il sito di un’organizzazione che afferma di «studiare e fare luce sulla misteriosa realtà delle comunicazioni di intelligence, militari e diplomatiche via onde radio corte», ed è stata poi confermata da diversi shortwave listeners indipendenti (così si fanno chiamare gli appassionati che ascoltano nello specifico le sole onde radio corte). Il segnale, che è stato chiamato V32 e può essere ricevuto sintonizzandosi sulla frequenza 7842 kHz, trasmette due volte al giorno (alle 3:00 e alle 19:00, ora italiana) e i suoi messaggi sono sempre dello stesso tipo: una voce maschile dice per tre volte «Tavajjoh!», che in lingua persiana (o farsi, quella dell’Iran per intenderci) significa «Attenzione!», poi la stessa voce scandisce dei numeri, sempre in persiano – presumibilmente, dei messaggi in codice. Tuttavia, si pensa che il segnale venga trasmesso da qualche parte tra il Nord Italia e il Belgio e che non c’entri l’Iran, che, anzi, ha cercato a lungo di disturbarlo: all’inizio il segnale era trasmesso su 7910 kHz, chi trasmette ha deciso di spostarsi su 7842 kHz solo dopo molti giorni di interferenza radio.

La cosa che può sembrare più paradossale di questo segnale è che, nonostante le sequenze di numeri vengano trasmesse via radio in maniera tanto plateale e facilmente accessibile da chiunque, nessuno sembra essere in grado di decifrarne i messaggi in codice. Come commenta il Post, «È molto simile a quello che si vede in molti film di spionaggio ambientati durante la Guerra fredda: l’agente apre la sua ricevente radio e si annota la stringa di numeri che viene trasmessa dall’altra parte del mondo». 
E non è un problema che chiunque possa sintonizzarsi ed ascoltare, perché chi trasmette il segnale usa una tecnica di crittografia nota da oltre un secolo proprio per la sua grandissima sicurezza: il cifrario di Vernam, più comunemente noto come one-time pad (in inglese, “taccuino monouso”). Il suo funzionamento è estremamente semplice, eppure – o forse proprio per questa sua semplicità – è a oggi l’unico sistema crittografico di cui sia stata dimostrata matematicamente l’inattaccabilità: in altre parole, non esiste nessun modo per violarlo; per questo è anche chiamato “cifrario perfetto”. 

Come funziona il one-time pad

Supponiamo di voler mandare il messaggio “CIAO” a un agente in territorio nemico; è ovvio che non si possa trasmetterlo direttamente in chiaro, perché chiunque potrebbe riceverlo e, soprattutto, capirlo. Per evitare che ciò accada si estraggono quattro lettere casuali, per esempio “GBSY”. “GBSY” è quella che in gergo si chiama “chiave di cifratura”, e deve essere nota solo a chi trasmette e all’agente che riceve. A ogni lettera si associa un numero: la A è il numero 1, la B è il 2, la C è il 3, e così via sino alla Z, il 26; quindi la parola “CIAO” diventa “3, 9, 1, 15”, mentre la chiave “GBSY” diventa “7, 2, 19, 25”.

L’ultima cosa da fare è sommare uno per uno i numeri del messaggio e della chiave; per esempio, sommando la C di “CIAO” (che vale 3) e la G di “GBSY” (che vale 7) si ha 3 + 7 = 10, ovvero la lettera J: la decima lettera dell’alfabeto. La stessa cosa si fa con la I e la B, con la A e la S, con la O e la Y. L’unica accortezza a cui bisogna stare attenti è che alcune somme potrebbero eccedere il 26 (ovvero la Z): le ultime due lettere nel nostro esempio sono la O (che vale 15) e la Y (che vale 25), che sommate fanno 15 + 25 = 40. Per risolvere basta che dopo la Z si ritorni alla A ricominciando l’alfabeto da capo: quindi se il 25 è la Y e il 26 è la Z, il 27 torna ad essere la A, il 28 è la B, il 29 è la C e così via. La O e la Y “sommate” danno 40, che corrisponde allora alla lettera N. La parola “CIAO”, crittata con la chiave “GBSY”, diventa “JKTN”, e questo messaggio è quello che verrà trasmesso via radio. 

Ciò che rende inviolabile questo sistema è che ogni lettera viene crittata con una chiave diversa. Chiunque abbia una radio può ricevere il messaggio crittato “JKTN” e sapere, per esempio, che inizia per J (ovvero il numero 10); ma solo l’agente che conosce la chiave “GBSY” sa che quel 10 è la somma di 7 (la lettera G) più un altro numero, che deduce essere il 3 (la C di “CIAO”). In questo modo l’agente può risalire facilmente al messaggio originale, cosa che è invece impossibile per chi non possiede la chiave e che quindi non ha modo di sapere che quel 10 sia proprio la somma 7 + 3 e non una qualsiasi delle altre combinazioni possibili: 1 + 9, 2 + 8, 3 + 7, 4 + 6, e così via. Il messaggio “JKTN”, per chi non ha la chiave, potrebbe significare “CIAO”, ma anche “CASA”, “ALBA”, “ROMA” o “ABCD”; senza possibilità di distinguere quale sia la parola giusta.

Va precisato che questa è la versione più semplice possibile del cifrario, ma nulla vieta di crittare messaggi in cui si distinguono lettere maiuscole e minuscole o in cui è presente la punteggiatura: in questo caso si usano anche i numeri dopo il 26, ma la logica non cambia. Spesso poi i numeri vengono convertiti in binario e al posto della semplice somma si usa l’operatore XOR (che è una somma in cui 1 + 1 non fa 2, ma 0): ma, anche qui, la logica di base resta sempre la stessa.

Leggere sempre il foglietto illustrativo

C’è solo qualche avvertenza da seguire quando si usa il cifrario di Vernam: I) la chiave dev’essere lunga almeno quanto il messaggio che si vuole mandare (se la parola fosse stata di otto lettere sarebbe servita una chiave di almeno otto lettere); II) la chiave dev’essere casuale (“PASSWORD” non va bene); III) la chiave può essere usata solo una volta.

L’ultima regola è la più importante, se si cerca di risparmiare tempo utilizzando più volte la stessa chiave c’è il rischio che altri riescano a decifrare i messaggi: leggenda vuole che il nome “one-time pad” venga proprio dal fatto che durante la Guerra fredda gli agenti giravano con un taccuino (“pad”) su cui erano segnate tutte le chiavi di cui avevano bisogno, quando una chiave veniva usata strappavano la pagina e la buttavano (“one-time”, “una volta”). Se chi trasmette il segnale V32 sta rispettando tutte queste avvertenze, allora non importa quante menti geniali ci sbattano la testa: quei messaggi non saranno mai decifrati.
 


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