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Candidati onorevoli, e la scienza?

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Ugo Zatterin, storico moderatore delle tribune elettorali negli anni Settanta.

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La campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo prossimo è entrata nel vivo, ma i temi della ricerca scientifica e dell’Università – pur riconosciuti elementi decisivi per lo sviluppo e quindi per il futuro di un Paese avanzato – sembrano del tutto estranei al dibattito elettorale italiano e stentano a conquistare le prime pagine dei giornali, contrariamente a quanto normalmente accade negli altri Paesi. Come cittadini consapevoli, vorremmo decidere chi votare sulla base di precise informazioni circa i programmi su questi temi delle diverse coalizioni e formazioni politiche che si affrontano. Per questo, abbiamo formulato sei semplici domande per i leader politici che si candidano a governare l’Italia nei prossimi cinque anni:

  1. Come pensate di aumentare il numero dei laureati italiani, assai esiguo rispetto alla media europea, garantendo al contempo standard elevati di qualità didattica?
  2. Come garantirete che le Università italiane siano finanziate sulla base del merito – premiando le più competitive a livello internazionale in fatto di ricerca, innovazione, didattica e terza missione – a fronte di un gap crescente tra Atenei delle diverse Regioni italiane e in particolare tra nord e sud del Paese?
  3. Che ne pensate della proposta di abolire i concorsi universitari, affidando alla responsabilità degli Atenei e a una rigorosa valutazione a posteriori (con severe sanzioni per chi non seleziona sulla base del merito) il reclutamento dei docenti e ricercatori come accade nei paese anglo-sassoni?
  4. Qual è la vostra posizione sulla possibile abolizione del valore legale del titolo di studio e sul passaggio a un regime di libera competizione tra Università?
  5. Come migliorereste l’efficienza amministrativa delle Università che oggi sono vincolate alle regole della Pubblica Amministrazione?
  6. Potreste tracciare l’identikit della figura ideale che vedreste come vostra Ministra o vostro Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca?

Cesare Montecucco
Tomaso Patarnello
Telmo Pievani
Maria B. Rasotto

Docenti dell’Università degli Studi di Padova

 


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Storia di "The Accident", un’antica stella mancata

Nel 2018, il cittadino scienziato Dan Caselden ha scoperto casualmente una nana bruna, soprannominata The Accident, le cui peculiari caratteristiche hanno spinto i ricercatori a esaminarla in modo più approfondito. I risultati dello studio suggeriscono che possa trattarsi di un corpo celeste molto antico, di età stimata tra i 10 e i 13 miliardi di anni. Ma questo pone un’altra serie di interrogativi, perché anche se nella Galassia possono esistere simili corpi celesti, dovrebbero essere davvero pochi e la presenza di The Accident sarebbe da considerare un’autentica rarità. Altrimenti, sarebbe necessario mettere mano alle valutazioni sull’entità della popolazione di nane brune.

In copertina: immagine pittorica di una nana bruna sullo sfondo della regione centrale della Via Lattea. Per la loro luminosità estremamente bassa è piuttosto complicato individuare la presenza di queste “stelle mancate”. Crediti immagine originale: NASA / NOIRLab / NSF / AURA / P. Marenfeld / William Pendrill

Una nana bruna è una stella mancata. Un astro che, per la sua massa ridotta, non è riuscito ad accendere nel suo nucleo le reazioni di combustione nucleare che sono invece ben attive nelle stelle. Un gruppo di astronomi ha pubblicato un accurato studio riguardante una nana bruna scoperta tre anni fa in circostanze fortuite mettendo in luce alcune importanti caratteristiche di questo corpo celeste. La sua veneranda età e il fatto che si trovi a una cinquantina di anni luce dal Sole gettano una nuova luce su questa popolazione di astri.