Analisi costi benefici: come funziona

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L’analisi costi benefici si inquadra nell’ambito delle tecniche di valutazione degli investimenti. E’ noto che la dimensione elementare dell’economia è quella dello scambio e della lavorazione individuale, della semplice trasformazione di valore di beni. La dimensione complessa dell’economia è invece quella che si si basa sulla creazione e l’uso di beni capitali, appunto gli investimenti.

Un bene capitale, ovvero l’oggetto di un investimento, è un’attività che ha un costo e a cui si associa una previsione di utilizzo ripetuto nel tempo tale da garantire una redditività: ci si priva oggi di una disponibilità monetaria (o si accende un debito, se è un’opzione accessibile o consigliabile) per acquisire un bene capitale, nella prospettiva di ricavare dall’uso pluriennale di tale bene un insieme di valori positivi, di flussi monetari corrispondenti alla valorizzazione di quel bene.

Investimento privato e investimento pubblico

In qualunque contesto e inquadramento ideologico, il cuore dell’attività economica è l’accumulazione, ovvero il processo tramite il quale si investe aumentando la capacità produttiva e, attraverso il processo di distribuzione del valore, aumentando il benessere della popolazione. Un investimento pubblico non è diverso da un investimento privato: nell’uno come nell’altro caso, chi investe si priva di una disponibilità finanziaria nella prospettiva di ricavare un rendimento complessivo superiore al costo dell’investimento. Il rendimento di un investimento privato è il profitto, quello di un investimento pubblico è il benessere aggregato per la collettività.

Il primo si calcola in modo abbastanza semplice, risultando dalla differenza tra ricavi e costi (compresi gli ammortamenti dei beni capitali), considerate la gestione finanziaria e le partite straordinarie e dedotta la tassazione.

Il benessere aggregato è una variabile più complessa, proprio in quanto deve riflettere non solo le partite visibili, le reali transazioni (vendita di bene o servizio) di cui beneficiano membri della collettività, ma anche i fattori che aumentano o diminuiscono il benessere generale senza generale una transazione, le esternalità. Le esternalità sono azioni di alcuni soggetti che generano effetti positivi o negativi su altri soggetti senza che vi siano compensazioni monetarie,

Queste sono le principali differenze concettuali tra un investimento privato e uno pubblico: prendendo uno degli esempi più noti, vi possono essere casi di imprese che producono inquinamento, che rappresenta un costo per la collettività in quanto diminuisce la qualità di un ben e pubblico come l’ambiente, senza essere chiamate a risarcire l’effetto negativo con una adeguata tassazione di scopo, o con sanzioni commisurate all’effetto arrecato. Altri esempi di esternalità, in questo caso positive, sono i minori costi per cure e spese legali derivanti da minori incidenti stradali in caso di miglioramento della sicurezza di una strada pubblica: il singolo utente non ricava alcun vantaggio, avendo percepito forse solo un assetto migliore della strada, ma la collettività nel suo insieme avrà beneficiato di minori spese e quindi di un risparmio netto. Il soggetto privato conteggia solo flussi netti reali, mentre il soggetto pubblico somma ai flussi reali anche quelli stimati derivanti da una quantificazione delle esternalità.

Redimento per il privato e per il pubblico

Oltre che per le esternalità, la valutazione di un investimento pubblico presenta un'altra diversità rispetto a quella di un investimento privato: posto che un bene capitale richiede un esborso, per il privato la copertura dei fabbisogni finanziari avviene in modo trasparente (potendo egli utilizzare capitale proprio o mezzi di terzi, tipicamente il debito). Per il pubblico la copertura può avvenire con un aumento della tassazione, un aumento del debito pubblico, una tariffazione di particolari beni o servizi a compensazione di tale investimento, o una combinazione non facilmente distinguibile di queste tre opzioni.

Ne discende la necessità di approfondire, per gli investimenti pubblici, il concetto stesso di rendimento: posto che un investimento deve generare effetti positivi netti (in quanto in caso contrario è presumibile che non verrebbe effettuato a beneficio di un altro che presenti prospettive migliori), per il privato il calcolo si basa su un confronto tra il rendimento previsto per questo specifico impiego di fondi e il rendimento di attività comparabili per rischio e orizzonte temporale di recupero dell’esborso iniziale. Per il pubblico, occorre calcolare il costo sociale del debito o dell’aumento di tassazione, ovvero esprimere un sistema di definizione dei valori presenti e dei valori futuri del benessere sociale: come dobbiamo valutare i benefici di un investimento che dà effetti positivi oggi, ma genera un debito per le generazioni future?

L’analisi costi benefici e le sue insidie

L’analisi costi benefici è il processo di valutazione degli effetti di un investimento pubblico calcolati per la sua intera vita utile. Le specificità del fatto che si tratta di un investimento effettuato con fondi pubblici e con finalità di aumento del benessere collettivo (che comprende sia effetti monetari che effetti che richiedono una metodologia per essere ricondotti a flussi monetari), ovvero le tre peculiarità sopra richiamate delle esternalità, della modalità di finanziamento e degli effetti sul valore collettivo delle scelte intergenerazionali, non mutano il quadro di fondo dell’analisi degli investimenti.

Occorre definire l’oggetto dell’investimento e calcolarne il costo e occorre stimare i benefici che si ritiene saranno acquisibili mediante lo sfruttamento pluriennale del bene capitale in questione. Una volta costruita l’analisi previsionale dei flussi economici e dei flussi finanziari di entrate e uscite, occorrerà infine scegliere un tasso che permetta di riportare ad oggi (valore attuale) le stime relative a tutti gli anni futuri. Questa operazione, propria dell’analisi di qualsiasi investimento, presenta una implicita insidia: mentre i costi dell’investimento sono valutabili con una relativa affidabilità (a parte i rischi che alcuni di questi costi risultino a posteriori superiori alle previsioni – ma questa è una patologia e non una fisiologia dell’investimento), i ricavi futuri sono per definizione l’oggetto di una previsione e quindi soggetti ad alea. In sostanza, confrontiamo costi pressoché certi con ricavi presunti. Inoltre, confrontiamo costi certi che si producono in un tempo ristretto (la fase di investimento) con ricavi che si protraggono per l’intera vita utile del bene capitale. Una volta che siano stati valutati i costi e i benefici di un progetto e che si sia scelto il tasso di sconto appropriato (il tasso che definisce l’equivalenza tra un valore monetario di oggi e un valore riferito ad anni futuri), si è in grado di sommare in modo omogeneo costi e benefici per gli anni previsti dell’investimento, ottenendo il valore attuale netto del progetto, e di rapportare i benefici ai costi ottenendo vari indicatori di redditività.

L’analisi costi benefici (“ACB”) del nuovo collegamento ferroviario tra Torino e Lione (“NFTL”) rispecchia sotto ogni aspetto la norma delle analisi di questo tipo. La pratica delle ACB di investimenti pubblici è alla base delle scelte pubbliche in ogni paese del mondo e presso tutte le agenzie internazionali di finanziamento. Le sua modalità di svolgimento sono del tutto consolidate e oggetto di continui aggiornamenti attraverso i contatti di una platea mondiale di utenti (funzionari pubblici di amministrazione o di finanza, banche private, banche internazionali, investitori privati).

 

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