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Addio a James Flynn, campione del pensiero critico

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All’inizio della mia carriera accademica, negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, fui oggetto di attenzioni non proprio gradite da parte dei maccartisti per le mie idee socialiste, e minacciato quando insegnavo nei college del sud perché parlavo contro le discriminazioni razziali. Per tutelare la mia famiglia sono emigrato in Nuova Zelanda nel 1963 e da lì mi sono dedicato, tra altre cose, a confutare gli argomenti sulle basi razziali delle diseguaglianze sociali e a studiare la psicologia dell’intelligenza e della politica, e i rapporti tra pensiero critico e principi liberali, in particolare l’autonomia personale. Se penso che fino agli anni Sessanta la libertà di parola era un vessillo della sinistra, provo dolore di fronte agli attacchi alla libertà accademica che oggi provengono da persone che si dicono di sinistra

Chi abbia avuto modo di parlare o corrispondere negli ultimi tre anni con uno dei più importanti psicologi dell’intelligenza e filosofi della politica del Novecento, James Flynn, lo avrà ascoltato esporre l’argomento appena riassunto, che è stato l’ultimo al quale ha dedicato la sua analitica intelligenza, una formidabile erudizione e incredibili energie che dedicava alla ricerca intellettuale. Flynn è morto a Dunedin l’11 dicembre scorso e ha fatto in tempo a vedere comunque pubblicato il libro che un editore anglosassone aveva rifiutato, a fronte di un contratto, perché “troppo pericoloso”. Aveva 86 anni.

Il metodo Flynn si potrebbe racchiudere nel principio “fatemi capire e controlliamo se è vero”. Dite che i neri rimangono indietro socialmente e hanno un QI più basso dei bianchi perché sono biologicamente inferiori? Dite che l’intelligenza non esiste come tratto cognitivo e quindi le misure del quoziente intellettivo non dicono nulla? Dite che i geni non controllano l’intelligenza? Dite che esistono intelligenze multiple (Gardner)? Dite che i neri o i Maori non commettono reati violenti con più frequenza dei bianchi e subiscono più arresti solo per il colore della pelle, cioè per razzismo? Dite che l’effetto Flynn (aumento del QI) dipende da fattori solo biologici? Dite che il cambiamento climatico non esiste? Dite che le affirmative actions sono un modo efficace per ridurre le discriminazioni? Dite che la realtà e la scienza sono costruzioni culturali? Eccetera. Bene, fatemi capire i vostri argomenti, mostratemi le prove e controlliamo se è vero.

Non ha mai negato a priori i fatti o i dati prodotti da qualcuno, come per esempio le differenze di QI tra bianchi e neri, che i geni controllano l’intelligenza, che le affirmative actions spesso non funzionano e così via, ma non ha mai accettato spiegazioni che fossero delle scorciatoie o che soddisfacessero solo preferenze ideologiche (anche proprie). Pensava che vi fosse molto da imparare leggendo e ascoltando le idee che non gli piacevano.

La cancel culture e un libro “pericoloso”

Questo spiega la sua battaglia finale contro la cancel culture. Il suo ultimo libro è il compimento del cerchio di una vita. Si tratta di un saggio al quale aveva lavorato con un contratto di pubblicazione per un prestigioso editore britannico, che una volta ricevuto il manoscritto, e fatto leggere agli avvocati, decise di non pubblicarlo per non rischiare ritorsioni economiche (boicottaggi) a causa del contenuto. Flynn ha trovato un altro editore e ha intitolato il libro A Book Too Risky to Publish: Free Speech and Universities.

Cosa contiene di così incendiario? Prendendo le mosse da John Stuart Mill, che riteneva la libertà di parola la pietra angolare del progresso culturale e della democrazia, Flynn analizza una serie interminabile di censure, attraverso licenziamenti, denunce o minacce, da parte soprattutto delle istituzioni statunitensi in mano a conservatori, ai danni di accademici che esprimevano idee comuniste o socialiste o “screditate” secondo diversi pregiudizi (l’evoluzionismo in modo particolare). Questo fino al 1965 circa, quando in qualche modo si giungeva a delle condizioni equilibrate e soddisfacenti, che recepivano i vantaggi della libertà accademica per il progresso delle conoscenze e il miglioramento morale del confronto culturale. In realtà, non si era capito che i vantaggi derivavano dalla circolazione di idee non ortodosse o ritenute screditate, nelle quali si potevano trovare comunque informazioni o elementi critici per capire i fenomeni, che a quel punto diventavano quelle di sapore conservatore. Dice: “se non avessi letto studiosi 'screditati', la mia mente sarebbe ancora semi-istruita” (p. 50).

Purtroppo, gli sforzi per incarnare questo ethos all'interno delle università, in particolare negli Stati Uniti dopo gli anni Sessanta, si sono spenti e le ultime generazioni di docenti e studenti sono diventati intolleranti, cioè non vogliono ascoltare o veder pubblicate idee diverse da quelle che reputano accettabili. Singolarmente questo fenomeno coincide con la prevalenza massiccia nelle università, per quanto riguarda le scienze umanistiche e sociali, soprattutto, di docenti dichiaratamente di sinistra. Cosiddetti ideali che erano un tempo censurati, oggi alimentano intolleranza e comportamenti censori. Flynn aveva già visto i segnali dell’involuzione culturale delle idee liberal negli States, discutendoli in un libro del 2008 intitolare Where have all liberal gone. Nell’ultimo saggio si dilunga a discutere esempi di intolleranza e censura, che vanno dagli studenti che si rifiutano di ascoltare o impediscono nei campus le conferenze di studiosi che sostengono idee che non siano in linea con credenze politicamente corrette, alle azioni di cancellazione nei social media, a norme tacite che spingono verso un pensiero settario nelle scienze umane e sociali.

Si tratta di quelli che chiama “codici Walden” tra i docenti, che sono implicite assunzioni intese a limitare la libertà di parola. “Walden” perché il richiamo è al mondo distopico e scientisticamente totalitario descritto in Walden Two di Burrhus Skinner. Flynn trova le tracce di questi codici all'interno di riviste e nei criteri di valutazione e reclutamento in ambiti come sociologia, antropologia, filosofia, psicologia, pedagogia e scienze politiche, dove ognuno coltiva i propri limiti e pregiudizi riguardo a quali idee si debbono accogliere nel settore.

Le tesi di Flynn non si basano su uno studio controllato, ma su una carriera di sessant'anni in sette università internazionali e sulla lettura meticolosa della letteratura accademico. Nel libro non sono ovviamente discusse recenti manifestazioni eclatanti della cancel culture, che sarebbero rientrate benissimo nel libro, e che hanno visto messi sotto accusa scienziati di spicco come lo psicologo Steven Pinker e l’informatico Pedro Domingos.

L’effetto Flynn e i suoi effetti

Il suo nome resterà molto a lungo come eponimo di un famoso effetto. L’"effetto Flynn" è l'aumento sostanziale e duraturo dei punteggi dei test di intelligenza misurati in molte parti del mondo. I test del quoziente di intelligenza (QI) sono standardizzati utilizzando un campione di partecipanti, e per convenzione la media dei risultati del test è impostata su 100 con una deviazione standard impostata su 15 punti di QI. Quando i test vengono rivisti, sono nuovamente standardizzati utilizzando un nuovo campione di partecipanti, nati più recentemente del primo. Anche in questo caso, il risultato medio è impostato su 100. Ma se i nuovi soggetti del test eseguono i test più vecchi, in quasi tutti i casi i loro punteggi medi sono significativamente superiori a 100. In media, questo balzo è stato di 3 punti ogni dieci anni fino alla fine del secolo scorso.

Oggi vi sono dati che mostrano un iniziale regresso del QI nei paesi scandinavi, che hanno raggiunto prima un plateau, mentre le capacità cognitive continuano a migliorare nei paesi in via di sviluppo.

A cosa è dovuto l’effetto Flynn? La discussione è stata vastissima e non è terminata. Tenendosi lontano dalla sterile dicotomia, “geni o ambiente?” verso cui era refrattario, Flynn ha suggerito, insieme al collega William Dickens, un modello esplicativo bidirezionale, per lo sviluppo industriale ha creato società sempre più complesse rendendo possibile per le persone trovare contesti congruenti rispetto al loro QI. Un ambiente cognitivamente stimolante aumenta il QI di un individuo, e un QI individuale congenitamente più alto rende più probabile che un l'individuo si auto-selezioni o venga indirizzato verso ambienti più stimolanti dal punto di vista cognitivo. Detta così sembra la scoperta dell’acqua, ma i pregiudizi a favore del determinismo ambientale o di quello genetico sono duri a morire.

Flynn è diventato uno dei massimi esperti di test e psicologia dell’intelligenza dopo aver studiato filosofia morale e politica, ed essersi battuto per i diritti civili negli Stati Uniti. Si formò all’Università di Chicago dove negli anni Cinquanta insegnavano tra i migliori sociologi, economisti e filosofi statunitensi, e studiò con il filosofo politico conservatore Leo Strauss. Nel 1968 lo psicologo Arthur Jensen pubblicava un celeberrimo libro, a valle di diversi articoli, nel quale riconduceva i risultati inferiori dei neri rispetto ai bianchi nei test di intelligenza a cause razziale, scatenando veementi reazioni tra gli intellettuali - soprattutto di sinistra, dove Flynn si collocava.

Il nostro si guardò dal reagire ideologicamente e dedicò dieci anni allo studio del problema, controllando i dati presentati da Jensen, constatando che erano corretti e cercando di capire se lo fosse anche la spiegazione. In sostanza, non si scandalizzava di fronte all’ipotesi che intelligenza e razza potessero avere qualche relazione, ma si trattava di controllare scientificamente se fosse vero. Quasi tutti i critici di Jensen rifiutavano a priori l’ipotesi e i dati, in alcuni casi facendo propaganda piuttosto che scienza e comunque mettevano alla berlina le sue idee. In un volume di quasi 700 pagine pubblicato nel 1980, Race, IQ and Jensen, Flynn riusciva a dimostrare che le differenze di QI tra neri e bianchi non ha a che fare con la genetica, ma con le tradizioni sociali e condizioni familiari ed educative in cui maturano cognitivamente i bambini. Non si tratta solo di privazioni ambientali, ma anche di dinamiche relazionali nelle famiglie di colore negli Stati Uniti e che non aiutano lo sviluppo dell’intelligenza individuale: bambini neri cresciuti in famiglie con dinamiche parentali diverse non mostrano differenze in media rispetto ai bianchi.

Il dibattito sui fattori implicati nell’incremento e nelle differenze di capacità cognitive, misurate dai test, a livello geografico è affascinante, e sono implicati aspetti nutrizionali così come di certo le diverse pressioni selettive che nel corso dell’evoluzione biologica e sociale i nostri antenati hanno subito a differenti latitudini da clima e parassiti.

Dall’intelligenza al pensiero critico

Le sue ricerche sull’evoluzione delle capacità cognitive hanno portato Flynn a ritenere che un salto di qualità epocale ci sia stato quando le famiglie hanno iniziato ad avere meno bambini, i genitori a parlare più tempo con loro, e come conseguenza della diffusione nella pratica corrente del ragionamento basato sul modo di pensare astratto e ipotetico. Le prestazioni cognitive sono migliorate, e anche quelle morali nella misura in cui sempre più persone diventano in grado di elaborare in astratto che, per esempio, la loro pelle potrebbe diventare/essere di colore di diverso, e che implicazione avrebbe tale fatto. Come sanno bene antropologi e psicologi dello sviluppo, in assenza di stimoli sociali ed educativi adeguati le persone non maturano un pensiero astratto e ipotetico.

Il messaggio di Flynn è che, comunque, la transizione a un’intelligenza che fa uso di astrazioni e quindi potrebbe apparire di tipo scientifico, in realtà significa solo che le persone hanno acquisito la capacità di usare il ragionamento ipotetico. Non che hanno capito il funzionamento delle procedure di cui fa uso la scienza. Infatti, sbagliano nei giudizi su diverse questioni di carattere tecnico-scientifico, usando regolarmente la capacità di astrazione e ragionamento per difendere insensatezze. Gli esempi sono quotidiani se pensiamo ai dibattiti sull’energia, gli ogm, l’efficacia delle cure, eccetera.

A Flynn piaceva testare ipotesi, come quella che l’istruzione superiore fosse inadeguata per costruire una mentalità moderna. Nel capitolo 7 di What is intelligence (2007) suggerì 14 concetti chiave o delle astrazioni dotate di un “peculiare significato analitico” e utili per accrescere “l’acume critico” delle persone istruite. A partire dall’autunno 2007 presentò il libro e quelle idee in diverse università prestigiose in giro per il mondo, concludendo che le sue preoccupazioni erano fondate. In particolare, constatò che anche università come Harvard, Oxford o Cambridge, che usavano test d’ingresso per valutare le potenzialità critiche, non controllavano se i loro studenti fossero padroni, quindi non solo se conoscevano ma anche se sapevano usare all’occorrenza i concetti indispensabili per affrontare intelligentemente, cioè criticamente, i problemi della modernità. Negli anni ha quindi messo a punto il FISC test (Flynn Index of Social Criticism), che ha sottoposto a studenti di alcune università della Ivy League e Britanniche rilevando scarsità di pensiero critico in alcuni contesti accademici.

Le astrazioni sono diventate nel frattempo venti: Mercato, Percentuale, Selezione naturale, Gruppo di controllo, Campione casuale, Fallacia naturalistica, Effetto carisma, Placebo, Tautologia/falsificabilità, Fallacia della tolleranza, Contronatura/innaturale, Disegno intelligente, Scienza della razza o del genere Relativismo/la realtà è una costruzione culturale. Come spiega in How to improve your mind (Osa pensare in italiano) è indispensabile, se si vuole capire questo mondo, uscire dall’università sapendo usare la logica, insieme al criterio di falsificabilità, sapendo come si costruisce un campione, cosa sono un gruppo di controllo e una percentuale, cosa sono l’effetto placebo e il QI. E anche come funziona il mercato, o a evitare la fallacia naturalistica, così come gli abbagli cognitivi che son dietro le varie forme di relativismo (culturale, epistemologico e storico) e antirealismo.

Il pensiero critico, per Flynn, non usa argomenti che fanno appello alla natura (come dire che qualcosa non va bene o è pericoloso perché sarebbe innaturale, o viceversa) o a un intervento divino (il disegno intelligente per spiegare l’evoluzione). Un’idea che ripeteva è che

la mente è più simile a un muscolo di quanto si sia creduto. È qualcosa che si deve costantemente esercitare per conseguire e mantenere un picco di fitness. Così come atleti e atlete devono esercitarsi sempre più duramente via via che maturano, così i bambini devono pensare con crescente complessità lungo il percorso scolastico

 

Bibliografia essenziale di Flynn
Race, IQ and Jensen, Routledge and Kegan, 1980
How to defend humane ideals: substitutes for objectivity, Nebraska University Press, 2000
IQ Trends over Time: Intelligence, Race and Meritocracy in K. Arrows, S. Bowles, S. Durlauf (a cura di), Meritocracy and Economic Inequality, Princeton University Press, 2000, pp. 35-60
Heritability estimates versus large environmental effects: The IQ paradix resolved (con W.T. Dickens), Psychological Review 2001; 108 (2): pp. 346-369
What Is Intelligence? Cambridge University Press, 2007
Where Have All Liberals Gone? Race, Class, and Ideals in America, Cambridge University Press, 2008.
What Is Intelligence: Beyond the Flynn Effect, Cambridge University Press, Cambridge, 2009
The Torchlight List: Around the World in 200 Books, Awa Press, 2010
Are We Getting Smarter? Rising IQ in the Twenty-First Century, Cambridge University Press, 2012
How to improve your mind. Twenty Keys to Unlock the Modern World, Wiley-BlackWell, 2012 (trad it Mondadori Education 2013)
Fate & Philosophy: A Journey through Life’s Great Questions, Awa Press, 2012
Intelligence and Human Progress: The Story of What was Hidden in our Genes, Elsevier, New York, 2013
No Place to Hide: a Short Introduction for New Zelanders, Potton & Burton, 2016 (trad it. Bollati Boringhieri 2015)
A Book Too Risky to Be Published: Free Speech and University, Academica Press, New York, 2019
 

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