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È scontro sul bilancio UE per la ricerca

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Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Günther Oettinger, Commissario europeo per la programmazione finanziaria ed il bilancio. Credit: EPP Group in the CoR / Flickr,  European People's Party / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

La proposta di bilancio per il periodo 2021-2027 presentata il 2 maggio dalla Commissione Europea ha fatto sollevare più di un sopracciglio in chi avversa da posizioni sovraniste una crescita del potere dell'Unione. Perché questo indubbiamente comporta la mossa che rasenta l'azzardo fatta da Jean-Claude Juncker: presentare un bilancio post-2020 pari a 1.279 miliardi di euro,  l'1,11% del PIL dell'Unione. Oltre la soglia psicologica dell'1%.

Agli Stati membri della nuova Unione Europea a 27 viene chiesto dunque uno sforzo ulteriore, per coprire il buco di circa 10 miliardi all'anno lasciato dalla Gran Bretagna: l'"elefante nella stanza del prossimo budget" per usare la colorita espressione della Lega delle università ad alta intesità di ricerca (LERU), che ovviamente tifano per più soldi europei a ricerca e innovazione.

Meno assistenza, più innovazione

Forse l'elemento di maggiore novità è che i contributi europei ai governi nazionali saranno vincolati al rispetto dello Stato di diritto, nel tentativo di arginare le derive antidemocratiche che stanno attraversando l'Europa (Politico EU). Per il resto il piano prevede per la prima volta una somma di 13 miliardi destinati alla difesa e un aumento del 40% dei fondi per la sicurezza, che emerge come la prima preoccupazione degli europei dal più recente Eurobarometro. Il Piano Agricolo Comunitario riceve invece un taglio: da 408 miliardi stanziati per il periodo 2014-2020, a 365 miliardi di euro per i sei anni 2021-2027 (Le Monde). E un taglio altrettanto deciso riceverebbero i fondi di coesione che sostengono le regioni più arretrate d'Europa con modalità di tipo assistenziale che non convincono la Commissione.

Nell'ambito dei programmi di mobilità dei giovani cittadini europei la Commissione propone poi di raddoppiare i fondi per il programma Erasmus +, destinandovi 30 miliardi su 7 anni. Questo investimento dovrebbe portare a 7,5% la quota di studenti coinvolti nei progetti di scambio universitario.

Scommettere sulla ricerca

Per quanto riguarda la ricerca e l'innovazione la Commissione prevede di stanziare in tutto 114,8 miliardi di euro. (European Commission, Research and Innovation Factsheet).

Di questi, circa 100 miliardi sono destinati al programma quadro per la ricerca in senso stretto, Horizon Europe. Per la precisione per Horizon Europe la Commissione ha previsto un budget di 97,9 miliardi di euro, da confrontare con gli 80 miliardi di finanziamento ricevuti da Horizon 2020. Si tratterebbe in effetti del livello di investimento più alto nel settore della ricerca e dell'innovazione mai raggiunto dall'Unione Europea, ma meno ambizioso di quanto la stessa Commissione dichiarava nel mese di febbraio nel documento "A new, modern Multiannual Financial Framework for a European Union that delivers efficiently on its priorities post-2020".

La Commissione considerava in quel documento due scenari. Il primo: un aumento del 50% degli investimenti in ricerca e innovazione, da 80 miliardi a 120 miliardi, avrebbe generato 420 mila posti di lavoro e incrementato il Prodotto Interno Lordo (PIL) dello 0,33%. Il secondo: un aumento del 100%, da 80 miliardi a 160 miliardi, avrebbe portato a impiegare 650 mila persone e una crescita dello 0,46% del PIL.

Un altro contributo al settore della ricerca e dell'innovazione arriverà dal fondo di investimento InvestEU che prevede un totale di 15,2 miliardi di fondi. Si tratta del proseguimento del cosiddetto Juncker Plan, inaugurato nel 2014. Di questi 15,2 miliardi, solo una parte sarà destinata a progetti di di innovazione (la innovation window), il cui ammontare non è noto. Lo Juncker Plan prevedeva destinava il 22% alla innovation window, se questa percentuale venisse confermata si tratterebbe di circa 3,3 miliardi. (Science Business)

Ulteriori fondi per la ricerca sono contenuti dai due programmi di ricerca europei sulla produzione di energia nucleare. 2,4 miliardi del Euratom Research and Training Programme e 6 miliardi di euro del progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), che ha l'obiettivo di costruire e mettere in funzione un reattore a fusione nucleare di tipo sperimentale. Infine sono 12,2 i miliardi destinati all'innovazione digitale, 9,2 dei quali previsti dal Digital Europe Programme e 3 dalla Connecting Europe Facility.

Vasi di coccio fra vasi di ferro?

La scommessa di Juncker è stata sostenuta finora dal mondo delle università e della ricerca, come testimoniano documenti di enti e accademie che addirittura rilanciano, e l'appello per il raddoppio del R&I budget europeo lanciato alcune settimane fa e commentato per Scienza in Rete da Luca Moretti. Nei prossimi 18 mesi si vedrà la reale consistenze di questo blocco rispetto a interessi che rappresentano visioni più assistenzialiste o euroscettiche.

Saranno in grado i vasi di ferro di frantumare i vasi di coccio che militano per una Europa più unita e competitiva sul fronte dell'economia della conoscenza? Vedremo. Un primo appuntamento per parlarne sarà il convegno "La ricerca scientifica: un valore per il paese", organizzato dal Gruppo 2003 presso la sede centrale del CNR a Roma il prossimo 10 maggio. 

 

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Immagine: Pixabay License.

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