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Le difese cognitive contro la pseudoscienza di Covid-19

La pandemia di Covid-19 rappresenta per molti aspetti un esperimento naturale per indagare il ruolo dei fattori politico-ideologici, sociali, psicometrici, cognitivi, psicologici, etici nella percezione della minaccia sanitaria, nella condivisione delle reazioni politiche e decisioni istituzionali e nella valutazione dell’adeguatezza dei comportamenti dei governanti. 

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La pandemia di Covid-19 rappresenta sotto diversi punti di vista una sorta di esperimento naturale. Si tratta di una crisi sanitaria che colpisce tutti i paesi e le comunità e che viene gestita dai governi e dalle persone sulla base di visioni culturali e forme di organizzazione politico-istituzionali diverse, grosso modo identica per cause ed effetti immediati, per cui si possono studiare empiricamente dinamiche sociali, politiche, psicologiche ed economiche indotte dalla situazione inattesa e anomala, che sarebbe impossibile creare artificialmente.

Spillover virale: predire, pronosticare, prevenire

Due articoli, pubblicati l'uno su Science e l'altro su Biosafety and Health, richiamano l'attenzione sulla pericolosità "chiara e attuale" del passaggio di virus dagli animali selvatici all'essere umano. I problemi legati al commercio legati alla fauna selvatica e alla globalizzazione sono noti; servono, ora, un repertorio globale per la catalogazione dei virus, una miglior sorveglianza dell'emergere delle infezioni, la centralizzazione dei dati ottenuti, la preparazione di operatori per il controllo dei mercati e degli animali in genere - e, non da ultimo, lavorare alla sorgente, ossia sui mercati stessi.

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I coronavirus di origine animale hanno causato, negli ultimi anni, tre malattie epidemiche umane importanti: la SARS, la MERS e l’attuale Covid-19. E non sono solo i coronavirus a essere zoonotici: lo è l’89% dei 180 virus a RNA finora riconosciuti come patogeni per l’uomo, il 70% dei quali proviene da animali selvatici.

Viaggiare e migrare: diritti tra clima e lavoro

Mondo

L’uomo, da sempre, si sposta, viaggia, migra. Queste azioni, soprattutto laddove risultano forzate, si accompagnano sempre più a una minore presenza di diritti. Basti pensare ai lavoratori considerati essenziali durante il lockdown e agli attuali e futuri migranti climatici.

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L’uomo, da sempre, si sposta, viaggia, migra. Queste azioni, soprattutto laddove risultano forzate, si accompagnano sempre più a una minore presenza di diritti. I lavoratori che durante le fasi più acute della pandemia sono stati considerati essenziali – verosimilmente responsabili della produzione e distribuzione di cibo – non hanno ricevuto gli stessi livelli di protezione sociale degli altri lavoratori.

L'autunno caldo del vaccino antinfluenzale

Per il NITAG (National Immunization Technical Advisory Group), organo di consulenza del Ministero della salute, una vaccinazione antinfluenzale per tutti non è una priorità e rischierebbe di mettere in crisi il sistema di prevenzione ordinaria nel prossimo autunno, che si prospetta complicato, con la possibile ripresa di Covid. È anche sbagliato presentare questo vaccino come facilitatore della diagnosi differenziale con Covid-19. Meglio dunque dare la precedenza alla vaccinazione dei più fragili e del personale sanitario, e il Ministero rifaccia il punto sulla questione, così come valuti attentamente se mantenere l'obbligo vaccinale istituito nel 2017 dalla legge Lorenzin. 

In un articolo del 18 giugno scorso, dal titolo “Ha senso estendere la vaccinazione antinfluenzale?”, chi scrive aveva esposto i dubbi che serpeggiavano in un settore della comunità scientifica sull’opportunità di far accedere alla vaccinazione antinfluenzale precoce e gratuita (e, in alcuni casi, fortemente raccomandata, in attesa dell’obbligatorietà imposta per legge) una parte della popolazione molto più ampia dell’attuale bacino di utenza.

L'intervento di Vincenzo Balzani agli Stati Generali 2020

L'intervento di Vincenzo Balzani, di energiaperlitalia, agli Stati Generali tenutisi il 21 giugno: man mano che si esce dalla crisi sanitaria dovuta alla pandemia di Covid-19, si sente più auspicato il "ritorno alla normalità". Ma quale normalità? Quella della crisi ecologica e sociale?

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In una famosa fotografia della NASA, scattata dalla sonda spaziale Cassini quando si trovava a una distanza di 1,5 miliardi di chilometri dalla Terra, il nostro pianeta appare come un puntino blu-pallido nel buio cosmico. È molto interessante e anche istruttivo guardare le foto della Terra prese da molto lontano, perché ci si rende conto di quale sia la nostra condizione: siamo passeggeri di una astronave che viaggia nell’infinità dell’Universo.

Mi muovo, dunque sono

“Il motore della mente”, di Carmela Morabito, affronta il tema del paradigma motorio che, superando la visione della mente come un computer, presenta corpo e mente come un sistema unitario e integrato.
La recensione di Cristiana Pulcinelli
 

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La metafora della mente come un computer, sia pure particolarmente complesso, ha dominato a lungo le scienze cognitive nel corso del Novecento. Ma la sua origine, risalendo indietro nel tempo, la possiamo trovare in un periodo della storia in cui di computer ancora nulla si sapeva, e cioè al XVII secolo. Fu allora che Cartesio scavò quel “fossato metafisico” tra il corpo (res extensa) e la mente (res cogitans).

L'improvvisazione scientifica e terapeutica ai tempi di Covid-19

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Durante un webinar, Laura Duggan, grande anestesista e divulgatrice di FOAMed (Free Open Access Meducation, su casi della medicina d’urgenza), rivolse a tutti i partecipanti l’appello “first, don’t do dumbshit”, (traducibile in “prima di tutto, non fate cagate”) e Scott Weingart, altro illustre FOAM educator, aggiunse “don’t forget the awesome clinicians you are”, non dimenticate i clinici eccezionali che siete: ambedue avevano colto il pericolo, nella spaventosa novità della pandemia, dell’agire improvvisando, sull’onda dell’emozione e della necessità.

La misteriosa moria di elefanti in Africa

In Botswana, negli ultimi due mesi sono state rinvenute le carcasse di oltre 350 elefanti, affetti da un misterioso male che pare agire a livello neurologico. Epidemia o causa umana?
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Il fiume Okavango non è un fiume comune: non solo perché è uno dei più grandi al mondo, ma soprattutto perché non sfocia in nessun mare. L’Okavango termina infatti la sua corsa nel bel mezzo del deserto del Kalahari, in Botswana, trasformandolo in una vasta palude dalla lussureggiante vegetazione. Il delta raggiunge la sua massima estensione nella stagione umida (fino a 15mila chilometri quadrati!) richiamando a sé animali di ogni specie e dimensione.

Digital health e Covid-19: la tecnologia al potere?

La pandemia di Covid-19 ha fatto registrare una domanda crescente di strumenti tecnologici, compresi quelli impiegati per la medicina: l'impiego di televisite e telemonitoraggi, affiancati da altri strumenti (come per esempio gli strumenti di contact tracing), è cresciuto in maniera disordinata all’inizio della pandemia, è stato nel tempo appoggiato da società scientifiche e istituzioni sanitarie. Ma la diffusione di queste tecnologie è frutto solo dell'emergenza? E quali sono i loro limiti e prospettive?
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La domanda di nuove tecnologie è stata crescente in questo periodo di pandemia da Covid-19, soprattutto durante il lockdown. Si stima, per esempio, che il numero di utenti giornalieri attivi su Zoom sia passato in poco tempo da 20 a 300 milioni, così come che sia cresciuto del 300% il suo valore in borsa. Di pari passo sono cresciute le applicazioni della telemedicina, cioè di tutti quegli strumenti che hanno permesso (e che oggi permettono) di erogare prestazioni sanitarie a distanza. Negli Stati Uniti le visite virtuali si sono decuplicate nel corso di poche settimane.

Ripensare il rischio nella "copandemia"

Anche oggi, purtroppo, la Protezione civile nel suo consueto appuntamento con le morti del giorno, comunica 15 morti da incidente stradale. La curva non accenna a scendere, facendo pensare che anche quest’anno si chiuderà intorno ai 5.000 morti, di cui il 15% giovani fra i 15 e i 24 anni e 242.000 feriti (1). Nella sua comunicazione quotidiana, la Protezione civile non manca di rimarcare che oggi sono deceduti 500 malati di cancro.