fbpx Piante OGM: l'Europa dovrebbe rivedere la sua posizione... | Page 7 | Scienza in rete

Piante OGM: l'Europa dovrebbe rivedere la sua posizione...

Read time: 2 mins

Le piante GM di seconda generazione sono ottenute attraverso nuove tecnologie che permettono di ottenere piante coltivate modificate prive però di geni di altre specie, tranquillizzando numerosi oppositori.

L'Europa, afferma Brian Heap su Nature di giugno, dovrebbe quindi ripensare alla sua posizione sulle piante GM.

Le nuove tecnologie infatti prevedono modificazioni epigenetiche che non causano cambiamenti nella sequenza di DNA o mutagenesi mirate in cui si altera solo un nucleotide all'interno del gene. Tra le GM di seconda generazione si possono considerare anche piante transgeniche ottenute mediante l'inserimento di geni di piante della stessa specie o specie affini ossia che si possono incrociare spontaneamente in natura. 

Recentemente è stato pubblicato dall'European Academies Science Advisory Council (EASAC) di Halle, Germania, di cui Brian Heap è presidente, il parere di un gruppo di esperti che affermano che  le nuove tecnologie di miglioramento genetico non possono essere considerate “modificazioni genetiche” nei termini usati in passato e così le piante che producono non dovrebbero essere sottoposte alla regolamentazione degli organismi GM.

Anche l'European Food Safety Authority a Parma, ha già espresso un parere giudicando simili i rischi tra le piante migliorate con metodi convenzionali e quelle prodotte mediante l'introduzione di geni della stessa specie (o specie affini) o mutagenesi mirata. 

Ora tocca all'Europa che, non avendo ancora deciso come classificare - e così regolare - le piante GM di seconda generazione, rischia di allontanare scienziati e aziende del settore riducendo la competitività europea. “Come in altri settori d'innovazione, l'obiettivo deve essere regolare il prodotto e non la tecnologia che lo produce”, afferma Brian Heap. A.G.

 

 

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 

prossimo articolo

Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

piatto con insetti

Tra norme sui novel food, pregiudizi culturali e reazioni di disgusto, gli insetti commestibili restano in Europa un cibo “impossibile”, nonostante siano una risorsa alimentare per miliardi di persone e una promessa per la sostenibilità. Un nuovo programma di ricerca italiano mostra però che informare non basta: per cambiare davvero ciò che mettiamo nel piatto bisogna agire sulle emozioni, sulle aspettative e sui modelli sociali che guidano le nostre scelte. Ce lo racconta il team che ha guidato il progetto, i risultati del quale saranno presentati in un incontro pubblico il prossimo venerdì a Milano.

La transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni.