fbpx I ghiacci di Mercurio | Page 9 | Scienza in rete

I ghiacci di Mercurio

Read time: 2 mins

Tre studi pubblicati online su Science Express portano prove evidenti che, benché Mercurio sia il pianeta più vicino al Sole, nei crateri che si trovano nelle sue regioni polari sono presenti composti ghiacciati tra cui il ghiaccio d'acqua.

Il sospetto si trascinava fin dagli anni Novanta, quando l'antenna di Arecibo aveva mostrato la presenza di regioni stranamente brillanti ai poli di Mercurio. L'assenza di una mappatura superficiale completa del pianeta aveva però impedito di confermare quel sospetto. Ora ci ha pensato la sonda MESSENGER (Mercury Surface, Space Environment, Geochemistry and Ranging) a fornire le prove ineccepibili di quel ghiaccio che, vista l'esigua distanza di Mercurio dal Sole, non dovrebbe esserci. Il trucco sta nel mantenersi al riparo dai raggi solari, nelle profondità di crateri che, per la ridottissima inclinazione dell'asse di Mercurio, non vengono mai illuminati dal Sole.

Ben tre gli studi pubblicati su Science Express che si basano sui dati raccolti dalla sonda.
Nel primo, opera del team di Gregory Neumann (NASA Goddard Space Flight Center), si illustra la presenza di composti volatili superficiali nelle regioni polari di Mercurio. Il confronto tra i dati raccolti da MESSENGER e i modelli della riflettività superficiale di quelle zone in ombra confermerebbe la presenza di una superficie ghiacciata.
Alle stesse conclusioni giunge il team di David Lawrence (Johns Hopkins University), che ha analizzato i dati raccolti dallo spettrometro a neutroni di cui dispone la sonda. Tali dati sarebbero consistenti con la presenza di uno strato di decine di centimetri di ghiaccio d'acqua protetto da uno strato superficiale spesso una ventina di centimetri.
Il terzo studio, condotto da David Paige (University of California) e collaboratori, considera il modello termico della regione polare settentrionale di Mercurio derivato dalle misurazioni topografiche della sonda. L'analisi delle zone in grado di permettere la presenza di ghiaccio d'acqua ha portato i ricercatori a scoprire una perfetta sovrapposizione con le regioni brillanti ottenute dalle misurazioni radar.

Ora si attende che MESSENGER possa adeguatamente sorvolare anche il Polo Sud e ottenere così la conferma che anche da quelle parti di Mercurio c'è del ghiaccio.

NASA JPL

Autori: 
Sezioni: 
Sistema solare

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.