fbpx Una app per avere le molecole in 3D tra le dita | Page 340 | Scienza in rete

Una app per avere le molecole in 3D tra le dita

Primary tabs

Tempo di lettura: 1 min

Molecules è un'applicazione per il rendering tridimensionale delle molecole. Le molecole possono essere ruotate, ingrandire o rimpicciolire spostando le dita sul display sfruttando touchscreen e zoom di iPhone e iPad. Facendo doppio tap sul display è possibile passare dalla struttura ball and stick alla struttura spacefilling.

L'app è direttamente collegata alle banche dati di RCSB Protein Data Bank e NCBI's PubChem dalle quali è possibile scaricare un numero praticamente illimitato di molecole. Oltra alla struttura è possibile visualizzare altri dati dettagliati su ciascuna molecola come composizione amminoacidica, peso molecolare o descrizione.
Le informazioni, una volta effettuato il download, possono essere consultate anche in assenza di connessione a internet. 

Per chi volesse visualizzare su Molecules strutture molecolari personalizzate, è possibile scaricarle sull'app tramite iTunes file sharing o attraverso l'uso di formati URL personalizzati. Per meggiori informazioni consultare il sito di supporto per Molecules.

Il codice sorgente di Molecules è disponibile sotto licenza BSD.

Video tutorial (in inglese) e anteprime dell'app:

[video:http://www.youtube.com/watch?v=Mf33YEScPPQ]
Video review by 

Molecules 1 Molecules 2 Molecules 3 Molecules 4


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Bengio vs Pearl: coscienza, rimorso e i limiti dell’IA

Il dibattito sulla minaccia esistenziale dell’IA passa oggi dalle celebri allarmistiche profezie a un confronto tecnico-filosofico tra due giganti: Yoshua Bengio, che invoca guardiani e regole strette per evitare derive di potere e comportamenti «non allineati», e Judea Pearl, che chiede che l’IA impari a pensare per cause e controfattuali se vogliamo sperare in un allineamento morale. Ma la domanda centrale non è tanto «quando» arriverà l’IAG, quanto «come» la progetteremo (o la non progetteremo) dal punto di vista causale ed etico.

L’argomento probabilmente più discusso riguardo alle ricadute sociali dell’intelligenza artificiale (IA) è la sua potenziale minacciosità per il mondo umano. Da anni si discute di “singolarità”, “superintelligenza”, “Armageddon” e oggi il pericolo verrebbe dal fatto che si sarebbe prossimi all’intelligenza artificiale generale (IAG). Umilmente mi viene da osservare che è difficile trovare due psicologi dell’intelligenza umana che siano d’accordo sulla natura, la definizione e la misurazione dell’intelligenza generale. Stessa situazione per l’IAG.