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Ed ecco a voi il bosone...

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Straprudenti per trattenere l'entusiasmo di una scoperta che se confermata potrebbe segnare un importantissimo passo avanti nella fisica del Modello Standard, e oltre. Il Bosone di Higgs, la "particella di Dio" forse esiste. Forse. In un seminario tenuto oggi presso Cern, sono stati presentati i risultati degli esperimenti ATLAS e CMS. Ed ecco subito le mani avanti: "sono dati nuovi rispetto a quelli presentati questa estate, ma non ancora sufficienti per fare qualsiasi dichiarazione definitiva sull'esistenza o non esistenza dell'elusiva particella", spiegano al Cern. Ciò che oggi possiamo dire è che - se esiste - è più probabile trovarlo nel range di massa compreso fra 116-130 GeV per l'esperimento ATLAS e fra 115-127 GeV per l'esperimento CMS. 

Prese singolarmente, nessuna di queste osservazioni è statisticamente più significativa di quanto lo sia fare due volte di fila sei tirando un dado. E' interessante però che ci siano molteplici misurazioni indipendenti che indicano la regione di 124-126 GeV. E' troppo presto per dire se ATLAS e CMS hanno scoperto il bosone di Higgs, ma questi nuovi risultati stanno generando un grande interesse nella comunità dei fisici delle particelle.

"Abbiamo ristretto la regione di massa più probabile per il bosone di Higgs a 116-130 GeV, e nel corso degli ultime settimane abbiamo iniziato a vedere un eccesso di eventi interessanti nel range di massa a circa 125 GeV", ha spiegato il portavoce dell'esperimento ATLAS Fabiola Gianotti . "Questo eccesso può essere dovuto a una fluttuazione, ma potrebbe anche essere qualcosa di più interessante. Non possiamo concludere nulla in questa fase. Abbiamo bisogno di più studi e più dati. Date le eccezionali prestazioni di LHC quest'anno, non sarà però necessario aspettare a lungo. Il puzzle potrebbe essere risolto nel 2012".
Nei prossimi mesi, entrambi gli esperimenti raffineranno le proprie analisi in tempo per le conferenze invernali di fisica delle particelle che si terranno a marzo. La scoperta del bosone di Higgs - come spiega anche Pietro Greco nell'articolo di Scienzainrete - serve da un lato a confermare la validità del modello standard, dall'altro di andare oltre. Un'analisi fine del comportamento del bosone di Higgs che dovesse emergere dagli esperimenti in corso, potrebbe infatti aprire la strada a una nuova fisica, ancora tutta da scrivere.
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