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Un'altra bocciatura per il PSA

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Più della metà di coloro che hanno risposto a un sondaggio di Journal Watch sull’argomento sono d’accordo con la posizione presa in questi giorni dalla Preventive Services Task Force statunitense, che a sua volta ha confermato quella di molte altre società scientifiche: sottoporre allo screening per il cancro alla prostata dosando il PSA uomini sani e senza sintomi non aumenta le loro speranze di vita, ma aumenta solo i rischi legati alle procedure di diagnosi e cure. La commissione del governo americano ha esaminato i 5 maggiori trial condotti finora sull’argomento: i vantaggi in termini di sopravvivenza osservati in uno di questi lavori sono limitati alla fascia di età compresa tra i 55 e i 69 anni e non sono confermati da un'altra ricerca di pari qualità. Alla luce di questo, l’alta incidenza di effetti collaterali indesiderati legati agli accertamenti diagnostici e alle terapie non consente di raccomandare lo screening alla popolazione. Oltre all’alto rischio di impotenza e incontinenza urinaria conseguenti all’intervento, infatti, la mortalità perioperatoria risulta dello 0,5% e la possibilità di eventi cardiovascolari conseguenti all’operazione va dallo 0,6 al 3%. 

Pubblicato sugli Annals of Internal Medicine il 7 ottobre 2011 

 

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Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.