fbpx Impacchettamento del DNA | Scienza in rete

Impacchettamento del DNA

Read time: 2 mins

Identificato un nuovo meccanismo di regolazione della struttura della cromatina nelle cellule di mammifero e lievito. Ruolo principale e' svolto dalle proteine High Mobility Group Box (HMGB), proteine non istoniche, abbondanti nelle cellule e che si legano al DNA in modo aspecifico favorendo la formazione di nucleosomi.

Nelle cellule eucariotiche, l'informazione genetica e' organizzata in cromatina, una struttura altamente conservata formata da DNA e proteine istoniche, la cui unita' base e' il nucleosoma. I cambiamenti dinamici nell'organizzazione della cromatina sono necessari per la maggiorparte delle attivita' nucleari, come la replicazione, trascrizione e riparazione del DNA.

Lo studio, guidato da Alessandra Agresti del San Raffaele di Milano, mostra che le cellule di mammifero, prive della proteina HMGB1, sono caratterizzate da un numero minore di istoni e nucleosomi. Simile fenotipo e' stato riscontrato in cellule di lievito mutate per le proteine Nhp6a/Nhp6b correlate a HMGB1. Contrariamente alle aspettative, i ricercatori hanno osservato che in lievito i nucleosomi non si ridistribuiscono lungo il DNA quando sono in numero minore, ma mantengono la loro posizione, cio' che diminuisce e' il tempo che ogni specifica porzione di DNA rimane avvolta nel nucleosoma, rendendo il DNA più accessibile.

Le cellule, in entrambi i sistemi, sono vitali, ma mostrano numerosi difetti. In particolare si osserva instabilita' genomica associata ad una maggiore sensibilita' agli agenti di danno al DNA, aumento generale della trascrizione e alterazione nell'espressione di geni specifici.

Questo lavoro, pubblicato su PLoS Biology, rappresenta un importante approfondimento delle dinamiche che regolano l'impacchettamento del DNA negli organismi eucarioti e suggerisce un possibile ruolo del numero di istoni e nucleosomi nella regolazione genica.

Celona B., et al. 2011, PLoS Biology Vol. 9, Issue 6: e1001086

Autori: 
Sezioni: 
BIOLOGIA MOLECOLARE

prossimo articolo

Cosa resta dopo il talk: perché valutare l’impatto dei festival scientifici

sedia vuota su palco

Sedersi in platea, ascoltare, uscire con una sensazione precisa — entusiasmo o noia — e chiedersi come restituirla a chi organizza. Da questa esperienza personale, per Elena Panariello è nata una riflessione sulla valutazione dell’impatto dei festival scientifici: uno strumento poco praticato ma potenzialmente decisivo per ascoltare davvero il pubblico, riconoscere esclusioni, limiti e possibilità, e trasformare i dati in uno spazio democratico di confronto. Al suo lavoro è stato assegnato nel 2025 il premio per la miglior tesi del Master in Comunicazione della Scienza "Franco Prattico"

Mi siedo in poltrona, le luci si abbassano e lo spettacolo inizia.
Dopo un’ora e mezza - anzi, facciamo un’ora e quarantacinque, a causa delle domande sempre presenti dei più curiosi - il trambusto ricomincia.