fbpx Tecnopolo, gli scienziati chiedono trasparenza | Scienza in rete

Tecnopolo, gli scienziati chiedono trasparenza

Read time: 3 mins

Da circa sette anni la ricerca pubblica italiana, che si svolge nelle Università e negli Istituti di Ricerca, è stata oggetto del più grande disinvestimento che abbia mai riguardato la pubblica amministrazione,  in assoluta controtendenza con tutti gli altri paesi avanzati, che invece in ricerca hanno investito e continuano ad investire moltissimo. Data questa situazione, è stato salutato con grande interesse il progetto del Governo di creare un polo di ricerca bio-medica di alto livello nell’area milanese ex-Expo, l’Human Technopole, finanziato con 1,5 miliardi di euro in 10 anni.

Un progetto di ricerca di questa portata è, in linea di  principio, apprezzabile. Ciò che è fortemente criticabile è il metodo seguito per la sua attuazione e in questo senso si è ripetutamente espressa sulle pagine di Repubblica la Senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo. 

Il metodo adottato dal Governo è consistito nell’attribuire per decreto la gestione dell’intera operazione all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), un ente costituito nel 2008 come Fondazione e quindi di natura giuridica privata, pur essendo largamente finanziato dallo Stato. 

Ci si chiede perché il Governo non abbia utilizzato le competenze di prim’ordine di cui dispone presso le proprie Università ed i propri Enti Pubblici, per l’attuazione di un progetto che prevede investimenti raramente concepiti in tale misura per la ricerca del nostro Paese. Tuttavia, ciò che è legalmente consentito dallo status di ente privato all’IIT, non necessariamente corrisponde ai principi di trasparenza e merito che dovrebbero regolare le scelte nell’ambito della ricerca scientifica, soprattutto quando finanziata con fondi pubblici.

Un’iniziativa ex-novo come questa avrebbe dovuto comportare l’apertura di procedure accessibili  a tutti i soggetti potenzialmente interessati, nonché la scelta dei progetti migliori e più consoni alle finalità del piano da parte di una Commissione Internazionale di alto profilo scientifico. Invece, nel caso dell’Human Technopole, sono già stati nominati i Coordinatori dei 7 centri di ricerca in cui l’HT si articolerà, senza una selezione pubblica e senza che sia stata neppure creata una Commissione di Garanti.

Il Gruppo2003, costituito dagli scienziati italiani più citati a livello internazionale e operanti in Italia (www.gruppo2003.org), fin dalla sua costituzione più di 10 anni fa, ha invocato un radicale rinnovo della governance della ricerca nel nostro Paese, al fine di rendere il finanziamento pubblico a Università, Enti di ricerca, istituzioni no profit e partnership pubblico-private rigorosamente meritocratico e competitivo.

Il Gruppo2003 ritiene che il progetto HT vada perseguito, ma che debba essere realizzato, in sintonia con le considerazioni della Senatrice Cattaneo, su basi di merito e trasparenza. A tal fine, chiede che quantomeno i Direttori dei sette Centri vengano selezionati da una commissione  altamente qualificata, attraverso criteri che riflettano la prassi adottata nei Paesi ad elevato livello di ricerca scientifica. 

Il Direttivo del Gruppo 2003

Pubblicato su Corriere della sera/Milano, 4 aprile 2016, pag. 6


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

I negazionisti climatici cambiano tattica, ma sono sempre loro

Il negazionismo climatico ha una nuova faccia: quella che costruisce sfiducia nella scienza e nelle tecnologie rinnovabili – in massima parte già mature per fare la transizione energetica – e che minimizza gli impatti del riscaldamento globale. Serve prendere le misure.

Immagine realizzata con l’AI Runway

Ormai non si può più dire (e credere) che il riscaldamento globale non esiste o che non è causato dall’uomo. Le evidenze sono schiaccianti da decenni e purtroppo, come previsto, stiamo già iniziando a osservarne gli impatti sul nostro benessere, molto mal distribuiti geograficamente e socialmente.