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Una stella poco brillante

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Finalmente svelato il mistero che avvolgeva M33 X-7, un sistema stellare binario con emissione X – uno dei più massicci che si conosca – che da quasi tre anni teneva sotto scacco gli astronomi per le sue stranezze.

Quando nel 2007 lo hanno individuato nella galassia M33, una galassia appena più distante di quella di Andromeda, gli astronomi hanno subito capito che si trattava di una stella massiccia attorno alla quale orbitava un buco nero. Proprio non riuscivano, però, a darsi una spiegazione per alcune evidenti anomalie: la luminosità nel dominio X, la rotazione del buco nero, la scarsa luminosità della stella e l'eccentricità dell'orbita. Ricorrendo a modelli computerizzati – almeno un paio di mesi di lavoro di un cluster di computer ad alte prestazioni – un team di astronomi coordinati da Francesca Valsecchi (Northwestern University) è riuscito a risolvere l'enigma di M33 X-7 ricostruendone la storia evolutiva e spiegando anche le sue stranezze.

Nello studio, pubblicato su Nature, si spiega come all'origine vi fossero due stelle piuttosto massicce, una di una novantina di masse solari e l'altra di circa una trentina, orbitanti l'una intorno all'altra in soli tre giorni. Dopo aver trasferito parte del suo materiale alla stella compagna, quella meno massiccia terminò il suo percorso evolutivo dando origine a un buco nero. L'evento finì con lo scombussolare l'orbita innescando nel contempo la richiesta di materiale da parte del vorace buco nero a spese della stella più grande. La luminosità nel dominio X sarebbe proprio riconducibile a questo accumulo di gas che precipita verso il buco nero.

Resta da spiegare la scarsa luminosità della stella massiccia, al di sotto di quanto ci si aspetta per un astro della sua massa. Secondo i ricercatori sarebbe colpa della rapidità con cui la stella ha risucchiato materiale alla compagna e della nostra particolare linea di vista. Poiché la combustione del materiale stellare – anche a causa delle influenze gravitazionali di un buco nero così prossimo – non è omogenea come quella che ci si può aspettare in situazioni più tranquille, alcune regioni superficiali sono meno brillanti. Tra di esse proprio quelle che noi riusciamo a osservare.

Northwestern University

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Astronomia

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