E' piccolo come un hobbit, la stirpe buona del Signore degli anelli. Alto circa un metro, con un cervello molto più piccolo di Homo erectus, l'esemplare dissotterrato sull'isola di Flores dell'arcipelago Indonesiano ha messo in subbuglio il mondo dell'evoluzionismo. Homo floresiensis, come è stato battezzato, risale a un periodo che va da 100mila a 17mila anni fa. Non si spiega allora come mai le sue fattezze sembrino più primitive di quelle di Homo erectus, che fu il primo ominide che lasciò il continente africano 1,8 milioni di anni fa. Uno studio recente pubblicato da un team internazionale su Human Evolution ha escluso che si tratti di una popolazione di uomini segnati da anomalie genetiche che ne possano spiegare la statura bassa e il cervello piccolo. In realtà c'è ormai un ampio consenso che Homo floresiensis costituisca una nuova specie, probabilmente una linea collaterale che discende da una specie più antica dello stesso erectus. Ma le domande senza risposta sono ancora molte: perché si è estinto? Proveniva anch'esso dalla culla africana? Solo ulteriori ricerche – in corso in altre isole dell'Indonesia – possono aiutarci a svelare il mistero che riapre i giochi del'evoluzione umana.
Un "hobbit" scuote l'evoluzione
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Un piano per affrontare il caldo nelle scuole e come finanziarlo

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.
Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.
Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.