L'accurata analisi delle incisioni presenti sulle ossa di numerosi T-Rex ha portato un team di ricercatori a concludere che quei segni furono lasciati dai denti di loro simili, prova incontrovertibile di cannibalismo.
Benchè il Tyrannosaurus rex sia stato uno tra i più grandi carnivori mai apparsi sulla scena terrestre, ciò che conosciamo della sua dieta e delle sue abitudini alimentari è davvero poco Alle prese con una ricerca sui segni di denti presenti sulle ossa dei dinosauri, Nicholas Longrich (Yale University) e i suoi colleghi si sono imbattuti in un osso con incavi particolarmente profondi. Vista l'epoca alla quale risaliva il reperto, l'unico carnivoro in grado di lasciare quei segni non poteva che essere il T-Rex. La cosa più sorprendente, però, era che anche quell'osso apparteneva a un T-Rex.
La scoperta ha spinto i ricercatori a indagare più a fondo, permettendo loro di individuare numerosi altri reperti della stessa natura. Stando a quanto i ricercatori sostengono nello studio pubblicato su PloS ONE, l'elevata percentuale di tali reperti è un chiaro segno che tra i T-Rex il cannibalismo fosse un comportamento piuttosto comune. Secondo Longrich e collaboratori, inoltre, un più attento riesame delle ossa fossili potrebbe rivelare che anche presso altre specie il cannibalismo fosse un comportamento alimentare molto più diffuso di quanto sospettato finora.
T-Rex cannibale
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Tipping points e cambiamento climatico: non tutti sono negativi

Ci sono momenti in cui un’invenzione, un’idea o un cambiamento apparentemente circoscritto modificano in profondità il nostro modo di vedere il mondo. È accaduto con il telescopio di Galileo e, secoli dopo, con "Primavera silenziosa" di Rachel Carson. Sono tipping points, punti di svolta capaci di produrre conseguenze enormi e inattese. Oggi il termine evoca soprattutto le soglie critiche del cambiamento climatico. Ma esistono anche tipping points positivi: innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che possono accelerare la transizione e contribuire a contrastare la crisi climatica.
Nel 1608 un fabbricante di occhiali, l'olandese Hans Lippershey, sovrappone due lenti e realizza il primo approssimativo modello di telescopio: lo strumento si diffonde in pochi mesi in tutta Europa. L’anno seguente Galileo ne comprende l’importanza, lo perfeziona e lo rende idoneo per esplorare il cielo (la vicenda è narrata da Massimo Bucciantini, Il telescopio di Galileo. Una storia europea, pubblicato da Einaudi nel 2012). L’invenzione dissolve in breve tempo un modo di vedere e concepire l’universo durato per migliaia di anni.