fbpx Staminali immunodepressive | Page 35 | Scienza in rete

Staminali immunodepressive

Read time: 2 mins

I ricercatori dell’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas hanno dimostrato che le cellule staminali che innescano la formazione del glioblastoma, il più letale dei tumori cerebrali, riescono anche a ingannare e tenere a bada il sistema immunitario che dovrebbe eliminare le cellule anomale. In particolare, bloccano l’azione dei linfociti T, deputati a riconoscere e distruggere le cellule anormali. Nel lavoro pubblicato su Clinical Cancer Research mostrano che per raggiungere il loro scopo le staminali del tumore agiscono in tre modi: producono sostanze che inibiscono l’azione dei linfociti T, li stimolano a differenziarsi verso cellule regolatorie che frenano le risposte immunitarie e infine le eliminano del tutto, istigandole al suicidio programmato, l’apoptosi.

«La nostra scoperta spiega l’osservazione, fatta da tempo, che i malati di cancro in generale e quelli con tumori al cervello in particolare hanno difese immunitarie ridotte» dice Jun Wei, neurochirurgo del primo centro oncologico degli Stati Uniti, «e ci offre nuovi indizi per intervenire a questo livello».

Prima di tutto i ricercatori hanno osservato che è possibile spingere queste cellule staminali a differenziarsi verso cellule nervose normali. Inoltre, in un altro studio,  pubblicato su Molecular Cancer Therapeutics, hanno dimostrato che in questi cloni è particolarmente attiva la via dei trasduttori di segnale e degli attivatori di trascrizione denominata  STAT3. Waldemar Priebe, dello stesso centro oncologico, ha già  messo a punto una sostanza capace di bloccarla, che si è rivelata efficace, almeno nei topi su cui è stata sperimentata.

Clinical Cancer Research 2010; 16: 461
Mol Cancer Ther 2010; 9 : 67

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Glioblastomi

prossimo articolo

Armi nello spazio: la prima ammissione degli Stati Uniti

reticolo di orbite terrestri trasformato graficamente in un mirino

Per la prima volta gli Stati Uniti hanno ammesso pubblicamente di disporre di «armi per il controllo dello spazio» già operative in orbita. Il segretario dell’Aeronautica Troy Meink non ha rivelato di quali sistemi si tratti, ma la Space Force parla di capacità sia offensive sia difensive, cinetiche e non cinetiche.
Lo spazio è da tempo anche un dominio militare, ma ora Washington lo dice apertamente, mentre Cina e Russia protestano. E torna lo spettro di una corsa agli armamenti sopra le nostre teste.

Immagine di copertina elaborata con ChatGPT

Chissà cosa avranno pensato i partecipanti alla Air, Space, Cyber Conference quando, lunedì 14 settembre, Troy Meink, Segretario dell'Aeronautica statunitense, nel suo intervento ha annunciato che Washington dispone di armi attive «in orbita», il cui compito è «il controllo dello spazio». Aggiungendo anche che «Oggi continuiamo a garantire di essere pronti ad affrontare le sfide poste dalle minacce in continua evoluzione, ovunque esse si manifestino».