fbpx Social network in carne e ossa | Page 2 | Scienza in rete

Social network in carne e ossa

Primary tabs

Read time: 1 min

H-networks: questo il nome del progetto che studierà i rapporti, gli incontri e i movimenti di tutto il personale di un'organizzazione nell'ambiente di lavoro. L'obiettivo dell'indagine, che avrà durata di un mese, è quello di creare una mappa accurata delle relazioni che si instaurano all'interno di un'azienda.

Il progetto, coordinato da Massimo Warglien dell'Università Ca' Foscari di Venezia e da Ciro Cattuto della Fondazione ISI, vedrà la partecipazione di 160 dipendenti di H-FARM, incubatore d'impresa trevigiano con sedi sparse per il mondo.

Ai dipendenti verranno applicati dei sensori in grado di catturare ogni contatto ravvicinato fra due o più persone e di trasmetterlo a distanza per essere memorizzato ed elaborato. Nulla a che vedere però con il "grande fratello" assicurano i coordinatori del progetto. Verrà infatti rispettata la privacy di ogni partecipante. 

Fra i tanti obiettivi della ricerca c’è quello di comprendere meglio, attraverso lo spaccato dei movimenti e delle relazioni interpersonali registrati, i meccanismi di circolazione di conoscenze e competenze in un’impresa, il rapporto fra spazi architettonici e relazioni interpersonali, la qualità e quantità di interazione personale e la "qualità umana" del lavoro.

Autori: 
Sezioni: 
Psicologia

prossimo articolo

E se l’AI uccidesse la nostra immaginazione?

macchina da scrivere

Una recensione del libro Tutta un’altra storia di Fabrizio Allione e Riccardo Milanesi (Codice edizioni, 2026): che ne sarà della nostra creatività se può fare tutto Claude? Un articolo di giornale che scrivo con ChatGPT è mio? Dove va a finire il gusto di inventarsi nuove storie se nessuno crederà che è tutta farina del mio sacco?

Foto di rawpixel da Pixabay

Tutta un’altra storia di Fabrizio Allione e Riccardo Milanesi (Codice edizioni, 2026, 320 pagine, 20€) è innanzitutto un libro di filosofia, che mi ha lasciato più inquieto di prima. Non so quale fosse l’intenzione degli autori, ma è piuttosto ovvio che uno degli scopi fosse porre le domande, senza necessariamente rispondere o tranquillizzare. Sottotitolo: Scrivere e raccontare nell’era dell’intelligenza artificiale.