fbpx Se le macchie ingannano | Page 4 | Scienza in rete

Se le macchie ingannano

Primary tabs

Read time: 1 min

Fin dalla loro scoperta le macchie solari sono state un comodo indicatore dell'attività della nostra stella. Le ultime indagini, però, suggeriscono che basarsi unicamente sul numero delle macchie per individuare il minimo di attività del Sole potrebbe portare fuori strada.

Sarah Gibson (National Center for Atmospheric Research) e altri ricercatori, infatti, hanno appena pubblicato (Journal of Geophysical Research - Space Physics) uno studio in cui hanno valutato l'attività solare esaminando gli effetti dei turbolenti campi magnetici trasportati dal vento solare quando si scontrano con la fascia di radiazioni che avvolge e protegge la Terra. Le osservazioni raccolte nel 2008 con l'attività solare al minimo - così almeno suggeriva la totale assenza di macchie - sono state poi messe a confronto con analoghe misurazioni effettuate nel 1996 in occasione del precedente minimo solare. E' così emerso che nel 2008 la fascia di radiazioni del nostro pianeta ha sperimentato un flusso energetico almeno tre volte maggiore di quello del 1996.

Che non basti l'assenza di macchie per identificare il minimo solare non è un elemento trascurabile. Sarà anzi doveroso tenerne conto non solo nelle previsioni di possibili tempeste magnetiche altamente rischiose per astronauti e satelliti, ma anche nell'interpretazione di dati geologici che ci raccontano dell'attività del Sole in epoche passate.

Fonti: UCAR/NCAR- Journal of Geophysical Research - Space Physics

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Se la scuola tace, educano i social: perché serve l’educazione sessuo-affettiva

Amore e Psiche

Dal 7 luglio è in vigore la legge n. 104 del 2026 e ora una raccolta firme chiede un referendum abrogativo. La riflessione di un docente veronese: coinvolgere le famiglie è indispensabile, ma rendere opzionali conoscenze su rispetto, consenso e prevenzione rischia di lasciare sole proprio le persone più fragili

Amore e Psiche, Antonio Canova, CC0, via Wikimedia Commons

C’è davvero bisogno di un’autorizzazione scritta per parlare a scuola di corpo, relazioni, consenso e sessualità? La domanda non è più teorica. Dal 7 luglio è in vigore la legge 9 giugno 2026, n. 104, sul consenso informato in ambito scolastico; mentre scrivo, è appena partita la raccolta di almeno 500.000 firme per un referendum che ne chiede l’abrogazione integrale.