fbpx Salute e ambiente: comunicare il rischio | Page 92 | Scienza in rete

Salute e ambiente: comunicare il rischio

Primary tabs

Read time: 1 min

Dal 26-28 ottobre 2015, il Laboratorio Interdisciplinare della SISSA organizza la prima scuola di comunicazione del rischio per la salute e per l’ambiente rivolta a giornalisti, comunicatori istituzionali e operatori dell’informazione. I partecipanti alla scuola acquisiranno le buone pratiche della comunicazione del rischio nell’ambito della prevenzione, dell’emergenza e nella risoluzione delle controversie, ormai ben stabilite a livello internazionale ma ancora poco conosciute e applicate in Italia. Potranno così apprendere come comunicare in modo corretto i rischi sanitari e ambientali e restituire ai cittadini informazioni cruciali per la loro sicurezza su temi sensibili come terremoti, epidemie, cambiamenti climatici, incidenti industriali, ecc. 

Le lezioni saranno tenute da alcuni tra i maggiori esperti italiani di comunicazione del rischio e di governance della scienza nel contesto formativo del Laboratorio Interdisciplinare della SISSA, da anni impegnato nella riflessione e nella ricerca dei punti di convergenza fra scienza e giornalismo. La scuola, realizzata con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, è a numero chiuso ed è riservata a un massimo di 30 (trenta) persone. Il corso darà accesso ai crediti previsti per assolvere all’obbligo della Formazione Professionale Continua (FPC). Il numero di crediti formativi è attualmente in via di definizione.

A questo link tutte le info

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Scuola

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.