Parte la sfida Challenge GPU4EO

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Planetek Italia s.r.l. lancia la sfida “Challenge GPU4EO” nell’ambito del progetto “RIESCO- Ricerca ImprESa COnoscenza: l'innovazione dal laboratorio all'impresa in Puglia”, che vede coinvolti CNR, ENEA, INFN, con la partecipazione di Confindustria Puglia.

Challenge GPU4EO 2015 è una sfida tra ricercatori finalizzata ad ottimizzare le performances di un software di elaborazione di immagini telerilevate sfruttando le capacità elaborative delle Graphics Processing Unit (GPU), ampiamente utilizzate nei cellulari, nei computer e nelle workstations. I partecipanti avranno l’opportunità di modificare uno o più processi della catena elaborativa e di rivedere gli algoritmi specifici al fine di implementare le potenzialità della piattaforma GPU. Promuovendo l’integrazione di competenze trasversali, l’iniziativa mira a ridurre i tempi complessivi di elaborazione delle immagini e a favorire un contesto favorevole alla sinergia tra il mondo della ricerca e le imprese.

Possono partecipare al Challenge team afferenti ad enti di ricerca o team di studenti e/o professionisti che vogliono misurarsi con la sfida lanciata. Per i vincitori sono messi in palio complessivamente € 5.000 oltre ad altri riconoscimenti. Sono partner dell’iniziativa GAP s.r.l. per il supporto nell’utilizzo del software da implementare, INFN e il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bari, che hanno messo a disposizione la piattaforma di riferimento nel datacenter ReCas.

Per partecipare al Challenge è necessario effettuare l’iscrizione attraverso il sito, nel periodo compreso tra il 1 aprile e il 2 giugno 2015. Eventuali richieste di chiarimenti o supporto potranno essere inviate via e-mail all’indirizzo.
Entro il 15 giugno, i partecipanti devono inviareInn il report delle attività all’indirizzo. Con la chiusura delle attività sarà inibito l’accesso alla piattaforma di riferimento.

La premiazione è prevista per il 25 giugno 2015.

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Il delirio di onnipotenza di un medico di campagna

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Il film di Thomas Lilti Il medico di campagna, da tempo nelle sale cinematografiche, racconta di un dottore della provincia francese che esercita, indefesso, il suo mestiere oscuro ed eroico, perfino quando gli viene diagnosticato un tumore al cervello, elargendo consigli di salute e di vita, conforto e speranza e avendo in odio il lavoro di gruppo, i computer e gli ospedali stessi. Infatti, vede come un’ingerenza la collaborazione che gli offre una collega, scrive a mano appunti sui malati che poi cela gelosamente dove lui solo sa ritrovarli e preferisce mantenere i suoi assistiti lontano dalle corsie.

Poiché ogni film è un’opera d’arte, il suo autore ha il diritto di disegnare il protagonista come meglio crede e anche di circondarlo di un’aureola di santità; non è, però, un bene, per il pubblico coltivare la convinzione che gran parte dei guai della sanità italiana sarebbero ridimensionati, se tutti i medici di famiglia assomigliassero al dottor Jean-Pierre Werner.

E’ vero: la maggior parte degli spettatori (così come dei critici cinematografici) è composta da pazienti potenziali o effettivi che possono desiderare di ricevere le cure di un medico/genitore al punto di perdonargli il paternalismo e l’autoreferenzialità che fanno da contorno.

Chi, però, ha alle spalle più di 35 anni di medicina di famiglia, guarda alla figura del collega cinematografico con maggiore senso critico: sono tanti i colleghi coetanei che, come il dottor Jean-Pierre, hanno praticato, nei primi anni del loro ingresso nel Servizio sanitario, una medicina senza orari, senza tregua, senza prezzo, che, però, era, al contempo, una medicina senza confronto tra pari, senza una registrazione dei dati cui altri (sostituti, successori, medici ospedalieri) potessero accedere e, in definitiva, senza concessione al paziente del primato sulla sua salute.

L’esercizio eroico della medicina ha sempre un fascino irresistibile: lo testimoniano il moltiplicarsi delle serie televisive a partire da quella sulla famosa Emergency Room del County Hospital di Chicago, dove tutti i momenti si facevano respirare gli asfissiati con la tracheotomia, ripartire cuori in arresto (“libera!”) e nascere bambini in presentazione podalica. Due veri medici di Pronto Soccorso, A Ross e H Gibbs, consulenti di Michael Crichton per la sceneggiatura di ER, hanno poi scritto in un libro che l’altruismo dei personaggi era realistico, ma che “se i dottori si comportassero così nel mondo reale, emergerebbero gravi responsabilità e seri grattacapi che farebbero venire gli incubi agli amministratori”.

L’altruista medico di campagna francese che sfida gli elementi della natura, i dissesti stradali e la propria caducità per lenire le altrui sofferenze, ha un modello di riferimento nel libro “Appunti di un giovane medico” di Michail Bulgakov. Si tratta di una raccolta di otto avvincenti racconti autobiografici che narrano il cimento con la malattia e con la morte di un neolaureato del 1916 mandato a coprire un posto vacante in un remoto governatorato russo, dove riscuoterà la riconoscenza dei suoi molti beneficati

Nel film, il figlio del medico di campagna, dice: “Mio padre, da queste parti, è come un dio che regge le sorti della comunità; quando non ci sarà più, anche la comunità finirà”. Ma i medici di famiglia proiettati nel futuro, che non intendono affatto abdicare alla cura della persona anche nei suoi aspetti psicologici e sociali, sanno, invece, che l’interesse del paziente sta nell’essere trattato non solo con il maggior calore umano, ma con la miglior certezza scientifica e con le più avanzate tecnologie disponibili.

Nessun medico di buona volontà, solo in mezzo a un campo, è in grado di salvare un uomo con l’arteria femorale tranciata, come fa credere il film: per fare il miracolo occorre un efficiente 118 e un chirurgo vascolare con annessa sala operatoria.

E quando un medico lascia la professione, per pensionamento o peggio, nessuna comunità dovrà estinguersi o patirne, se egli avrà lasciato, a chi lo rimpiazza, cartelle cliniche dettagliate ed esplicative e pazienti che confidano non nella sua persona, ma in una medicina responsabile e in una sanità realmente democratica.