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Orbite più gettonate

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Forse spiegato il motivo per cui i pianeti giganti gassosi simili a Giove e Saturno scoperti intorno ad altre stelle sembrano affollarsi in alcune regioni orbitali mentre se ne stanno alla larga da altre.

La soluzione all'enigma è stata presentata da Richard Alexander (University of Leicester) e Ilaria Pascucci (University of Arizona) alla 43a Lunar and Planetary Science Conference e sarà prossimamente pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. I due astronomi hanno evidenziato come finora sia stato trascurato un meccanismo cruciale in azione durante le fasi della gestazione di un sistema planetario. Si tratta della fotoevaporazione, un processo attraverso il quale il flusso di fotoni ad alta energia emessi dalla stella riscalda il gas del disco protoplanetario causando la sua dispersione nello spazio circostante.

Messo in conto anche questo processo in accurate simulazioni numeriche, Alexander e Pascucci hanno notato come esso giochi davvero un ruolo chiave: ripulendo dal gas una fascia a una ben definita distanza dalla stella, la fotoevaporazione finisce col creare una sorta di trappola per i pianeti. Gli astronomi infatti sanno che, prima di raggiungere la loro orbita definitiva, i pianeti giganti migrano dalla loro regione di formazione verso le regioni più interne a causa dell'interazione con il disco di polveri e gas. Quando però raggiungono la fascia ripulita dalla fotoevaporazione si fermano lì. Secondo lo studio, il maggiore affollamento dovrebbe riscontrarsi intorno a 1 unità astronomica di distanza dalla stella.

Il gran numero di sistemi extrasolari che si stanno continuamente scoprendo e la loro analisi potranno senza dubbio fornire un'ulteriore conferma della bontà del modello.

University of Leicester - Research paper (arXiv)

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Astronomia

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi in economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Minisgero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.