fbpx Olografia digitale: il soccorso dell’ottica tra le fiamme | Page 3 | Scienza in rete

Olografia digitale: il soccorso dell’ottica tra le fiamme

Primary tabs

Read time: 2 mins

Riuscire a vedere attraverso le fiamme: è il risultato di uno degli ultimi studi condotti all’Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ino-Cnr) nelle sedi di Firenze e Napoli, che evoca forse qualche familiare immaginario da fiction, ma si rivela un aiuto provvidenziale per situazioni reali e, purtroppo, frequenti. La tecnica messa a punto dal team guidato da Pietro Ferraro, infatti, fornirà ai vigili del fuoco uno strumento in più per localizzare e trarre in salvo eventuali vittime di un incendio.

Per il momento, le squadre di soccorso possono disporre di termocamere a infrarossi, apparecchi che sfruttano la tecnologia di rivelazione delle emissioni termiche dei corpi in modo da individuare le sagome di corpi umani attraverso intense coltri di fumo – il calore è una radiazione con una frequenza che cade nell’infrarosso. Questi strumenti falliscono, però, in presenza di fiamme che accecano letteralmente i rilevatori.
La ricerca dell’INO – pubblicata su Optics Express - si basa sull’olografia digitale, una tecnica ottica e informatica che, a partire dalla registrazione di una singola immagine (“ologramma”) consente di ottenere informazioni sull'oggetto essenziali per ricostruirne la geometria, come spessore o densità, oltre alle misure di deformazioni su scala anche micrometrica. Questo grazie all’ausilio di sorgenti laser che riescono a definire dettagli degli oggetti osservati più grandi degli standard raggiunti finora (pochi centimetri)

“La novità della ricerca pubblicata è invece l’uso di laser infrarossi di alta potenza, che permettono lo studio di oggetti di dimensioni umane anche con soggetti in movimento. Inoltre, l’elaborazione numerica dell’ologramma consente di rimettere a fuoco l’immagine senza utilizzare lenti in fase di registrazione: la telecamera, così, non viene accecata dalla radiazione emessa dalla fiamma come accade alle comuni termocamere finora impiegate”, spiega Massimo Locatelli.

La simulazione in laboratorio con persone in movimento è stata ottenuta sfruttando una sorgente di fiamme da fornelli a gas.
Secondo Vittorio Bianco, non bisogna aspettare molto per vedere le applicazioni possibili: “Se i futuri sviluppi confermassero questi confortanti risultati, in pochi anni si potrebbero realizzare sistemi olografici portatili collegati a un centro di analisi operante da remoto. La tecnica costituisce un primo passo per rendere molto più efficace, agevole e sicuro il lavoro delle squadre di soccorso e le applicazioni sarebbero varie e importanti: dalle telecamere nei tunnel sottomarini o autostradali, a quelle in luoghi come ospedali, scuole o asili”.

Autori: 
Sezioni: 
CNR

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.