fbpx Nuova specie di ominidi | Scienza in rete

Nuova specie di ominidi

Primary tabs

Read time: 1 min

 

Il nome scientifico è quello di Anoiapithecus brevirostris, ma i ricercatori spagnoli che cinque anni fa hanno trovato i resti di questo curioso ominide hanno pensato bene di chiamarlo Lluc. Il trattamento dei resti (parte del cranio e mandibola) rinvenuti nel 2004 a l'Anoia, nei pressi di Barcellona, è stato complesso e delicato e solo recentemente è stato possibile procedere alla loro datazione - che ha suggerito un'età di circa 12 milioni di anni - e al loro studio.

Ciò che ha maggiormente impressionato Salvador Moyà-Solà (Institut Català de Paleontologia - Universitat Autonoma de Barcelona) e i suoi collaboratori è stata l'incredibile somiglianza dei tratti facciali con quelli tipici del genere Homo. Lluc, infatti, non presenta l'usuale pronunciato prognatismo, ma una morfologia del volto decisamente moderna.

Questo non significa affatto che vi sia una qualsiasi forma di relazione diretta tra il genere Homo e l'Anoiapithecus, ma potrebbe trattarsi di una convergenza evolutiva, con due specie a evoluzioni separate che condividono caratteristiche comuni.

Lo studio di Moyà-Solà è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Fonti: PNAS, UAB

Autori: 
Sezioni: 
Origini

prossimo articolo

Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.