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MUSE: l'archiscienza a Trento

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Non è necessario essere appassionati di scienza per visitare il nuovo Museo delle Scienze di Trento. Potreste voler constatare come Renzo Piano ha trasformato a livello urbanistico l'area ex-Michelin, con la realizzazione non solo del museo ma anche di un grande parco urbano, di un centro residenziale e di uno commerciale.

 

 

 

 

 

Potreste voler accertare come l'ardito design si coniughi con il risparmio energetico, grazie ad un sistema di pannelli solari e pozzi geotermici. Potreste essere appassionati di montagna e voler fare per una volta un'ascensione indoor, in questo edificio che ricorda la verticalità delle montagne, e soffermarvi sulla composizione di una roccia, guardare negli occhi un rapace, calarvi nei panni di uno scalatore sul Nanga Parbat.

Ma anche se non vi interessa la scienza, è difficile non lasciarsi coinvolgere. L'entusiasmo dei bambini presenti fa da traino. E allora anche i genitori e i nonni provano a sdraiarsi su un letto di chiodi, a cavalcare un giroscopio, a dare comandi ad un computer usando gli occhi, a costruire fiocchi di neve. Dopo l'esperienza si cerca di capire perché succede, secondo quel principio del learning by doing spesso bistrattato nella scuola italiana. In un giusto equilibrio tra guardare e toccare, il MuSe propone – nei suoi 12.000 mq – anche esposizioni più classiche, ripercorrendo una storia lunga 5 miliardi di anni, tra orme fossili e ricostruzioni di dinosauri.

In questo viaggio nel tempo che ci fa incontrare i nostri antenati, realisticamente ricostruiti mentre sono intenti alle loro attività quotidiane, non manca una riflessione sul presente e sull'impatto delle nostre abitudini sul Pianeta azzurro (che, appeso al soffitto, sovrasta il visitatore come un monito). Quanta acqua ci vuole per fabbricare un paio di jeans? Qual è l'impatto dell'allevamento delle capre da cachemire sull'ambiente? Quanta spazzatura tecnologica produciamo e che fine fa? I visitatori si soffermano e commentano stupefatti. La conoscenza vera è sempre propedeutica ad un'azione più consapevole. Si spera anche più responsabile.

Il sito del museo: http://www.muse.it/





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Mettere in discussione il valore educativo delle visite ad Auschwitz significa ignorare la loro forza morale e civile. Ma la memoria non può fermarsi ai Lager: senza uno studio rigoroso del ruolo svolto dal fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei e nella repressione antipartigiana, il rischio è quello di perpetuare un racconto autoassolutorio. Per il Giorno della Memoria, Simonetta Pagliani ricostruisce responsabilità, strutture e complicità italiane, ricordandoci perché conoscere quei fatti sia indispensabile per una memoria storica onesta e consapevole.

In copertina: celle della Risiera di San Sabba. Crediti: Andreas Manessinger/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Recentemente un'esponente governativa ha messo in dubbio il valore delle visite scolastiche ad Auschwitz, ritenute strumentali ad addebitare l'antisemitismo al fascismo. Al contrario, chi scrive ritiene che per le scolaresche liceali la visione diretta dei campi di concentramento nazisti abbia una portata morale indiscutibile. Questo perché riesce a rendere reali le dimensioni dell'orrore, ma allo stesso tempo dovrebbe essere integrata dall'analisi storica del ruolo avuto in quelle vicende dall'Italia fascista.