fbpx I geni della longevità | Page 7 | Scienza in rete

I geni della longevità

Primary tabs

Read time: 1 min

Secondo una ricerca pubblicata su Science, un complesso di 150 variazioni nella sequenza del DNA potrebbe essere utilizzato per valutare se una persona sia geneticamente predisposta per vivere fino a cento anni.

A suggerirlo sono Thomas Perls (Boston University School of Medicine) e i suoi collaboratori – tra i quali l'italiana Paola Sebastiani - al termine dello studio del genoma di 800 centenari e 254 nonagenari alla ricerca di possibili indizi sulla loro vita così eccezionalmente lunga. Da tempo si sa che, almeno fino all'età di 85 anni, la longevità ha i suoi pilastri fondamentali nell'ambiente in cui si vive e nel tipo di vita che si conduce, mentre l'aspetto genetico contribuisce solo per il 25%. Andando ancora più in là con l'età, però, il patrimonio genetico individuale diventa molto più importante ed è stato proprio questo aspetto a indurre Perls e collaboratori a effettuare la loro indagine.

L'analisi delle variazioni del DNA e le loro combinazioni hanno così portato i ricercatori a stabilire quante e quali variazioni possano costituire un affidabile indicatore della predisposizione genetica alla longevità. Le 150 varianti genetiche individuate assicurano una accuratezza del 77%.

Nature

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Morbillo, un ritorno annunciato: perché l’eradicazione si allontana

virus del morbillo al microscopio elettronico

Dopo anni di progressi, il morbillo torna a circolare in vaste aree del mondo e diversi Paesi hanno perso lo stato di eliminazione certificato dall’OMS. È un segnale d’allarme che va oltre la singola malattia e porta a interrogarsi su programmi vaccinali, politiche sanitarie e cooperazione internazionale. E ci mostra che l’eradicazione non è solo una sfida biologica, ma soprattutto organizzativa, politica e culturale.

In copertina: virus del morbillo al microscopio elettronico. Crediti: CDC/Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio

Lo scorso 23 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che sei Paesi della regione europea hanno perso il loro stato “eliminazione del morbillo”: Armenia, Austria, Azerbaijan, Spagna, Regno Unito, e Uzbekistan. Il Canada lo aveva perso già lo scorso anno. La situazione negli USA sarà valutata dall’OMS il prossimo aprile, ma tutti i segnali puntano alla perdita dello status anche per loro.