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Englaro e la scienza

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L'opinione non si travesta da scienza: è questo l'appello sottoscritto da un centinaio di medici, rianimatori e neurologi, a proposito del caso Englaro. Dopo la sentenza della corte di Cassazione che consente l'interruzione della nutrizione artificiale a Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente da 17 anni, il ministro Sacconi è intervenuto di fatto vietando agli ospedali italiani di eseguire la sentenza. Gli autori della lettera aperta sottolineano come, a dispetto del vasto consenso internazionale sul carattere medico della nutrizione artificiale, le autorità italiane continuano a sostenere il contrario, rivestendo opinioni e credenze religiose con i panni (impropri) della scienza. Il difetto si ripete con il documento dell'Istituto superiore di sanità sul parto pretermine, in cui contro decine di linee guida internazionali si afferma che l'età gestazionale non è parametro di riferimento per valutare il grado di prematurità fetale, e da cui discende un invito alla rianimazione anche prima della 22esima settimana, quando non vi sono probabilità di sopravvivenza o questa è accompagnata dalla certezza di disabilità multiple e gravissime.

«L’uso strumentale della scienza è inaccettabile e genera una pericolosa confusione fra i piani scientifico, bioetico, religioso e politico seminando nella coscienza dei cittadini incertezza e sfiducia nei confronti del Sistema Sanitario Nazionale», scrivono i medici. «Svolga la politica il suo ruolo assumendo su di sé la responsabilità delle proprie scelte senza distorcere l’evidenza scientifica al fine di giustificarle».

http://eticapoliticalibertadellascienza.wordpress.com

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Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.