fbpx Doppio gioco nella prostata | Page 26 | Scienza in rete

Doppio gioco nella prostata

Primary tabs

Read time: 2 mins

All’albore di ogni tumore della prostata c’è un intricato gioco di alleanze tra le prime cellule neoplastiche e i mastociti circostanti: queste cellule, note soprattutto per il fatto di liberare istamina nel corso delle reazioni allergiche, vengono reclutate da quelle tumorali per aprire la strada alla crescita della massa tramite la produzione della proteina MMP9, capace di “digerire” collagene e tessuti e favorire lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni. In seguito il tumore impara a prodursi la proteina da solo e quindi non ha più bisogno dei mastociti. «Abbiamo pensato perciò che, eliminando i mastociti, si potesse bloccare la malattia nelle sue fasi iniziali» spiega Mario Colombo, ricercatore dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano che ha coordinato il lavoro finanziato dalla Fondazione Italo Monzino, dal Ministero della Salute italiano e dall’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro. «Ma abbiamo osservato che in questo modo, invece che i più comuni adenocarcinomi, si formano tumori neuroendocrini più aggressivi». L’organismo quindi, attraverso i mastociti, sceglie in un certo senso il male minore, ma i ricercatori non si rassegnano a questo compromesso: «Abbiamo osservato che l’imatinib, un farmaco molecolare già largamente impiegato nella cura delle leucemie e dei tumori stromali gastrointestinali, riesce ad attaccare i mastociti e stroncare contemporaneamente la crescita delle cellule neuroendocrine» conclude Paola Pittoni, prima firmataria della ricerca che si è anche guadagnata la copertina di Cancer Research.

Cancer Research pubblicato il 15 settembre 2011

Autori: 
Sezioni: 
Tumori

prossimo articolo

Parte il Piano nazionale sementi biologiche

campo coltivato

Il biologico è davvero più sostenibile, competitivo e capace di tutelare la biodiversità? In un contesto di forte crescita delle superfici coltivate senza adeguata disponibilità di sementi certificate, prende avvio il Piano nazionale delle sementi biologiche (PNSB). Il progetto, coordinato dal CREA e finanziato dal MASAF, mira a sviluppare varietà adatte ai diversi contesti italiani, ridurre le deroghe all’uso di materiale non biologico e rafforzare l’intera filiera, dalla selezione varietale alla certificazione

L’agricoltura biologica inquina meno e rispetta l’ambiente? Promuove la biodiversità? Può competere con l’agricoltura tradizionale? È solo un marchio di certificazione o implica qualcosa in più? Anche per rispondere a questi quesiti ha preso il via il Piano nazionale delle sementi biologiche (PNSB), un progetto triennale finanziato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) e attuato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).