fbpx CNR: Una App per combattere l’ictus | Page 5 | Scienza in rete

CNR: Una App per combattere l’ictus

Primary tabs

Read time: 3 mins

 

Comunicato stampa


Riconoscerlo e reagire tempestivamente può salvare la vita, così come adottare stili di vita adeguati può ridurre il rischio di contrarlo: l’80% degli ictus può essere evitato e comunque curato. Ma che cos’è l’ictus, come si manifesta, cura e previene, quali possono essere le conseguenze, in che modo intervenire e perché si deve farlo rapidamente? A dare risposta a questi quesiti è ‘Ictus 3R’, nuova app gratuita per smartphone e pc, il cui scopo è combattere la malattia attraverso l’informazione. I contenuti scientifici e divulgativi sono stati elaborati dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) e del Dipartimento Neurofarba dell’Università di Firenze.

“L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di disabilità e la seconda causa di morte e di demenza nel mondo. In Italia, ogni anno, colpisce 200.000 persone, una ogni 3 minuti, e circa un milione di italiani ne portano le conseguenze, con costi annui per il Servizio sanitario nazionale stimati in 3,7 miliardi di euro. Per questo è necessario ‘riconoscere’ un ictus, ‘reagire’ in modo corretto ed efficace, ‘ridurre’ il rischio, imparando a riconoscere i sintomi e a reagire tempestivamente”, spiegano Antonio Di Carlo e Marzia Baldereschi, ricercatori dell’In-Cnr.

L’app è stata realizzata dall’Associazione Alice (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale) nell’ambito del Progetto ‘Ictus: Comunicazione & Innovazione’ dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, sviluppata dalla MM Developer, utilizzando la linea grafica della recente campagna informativa della Regione Toscana. “La bocca storta, un improvviso deficit di forza a un braccio o ad una gamba, l’improvvisa difficoltà a parlare o a comprendere il linguaggio, un improvviso e forte mal di testa sono possibili sintomi di esordio”, sottolineano i ricercatori Cnr. “Identificare questi primi segnali vuol dire essere in grado di comprendere una potenziale emergenza per la propria salute. La app suggerisce di chiamare subito il 118, che è il sistema più veloce per un rapido accesso alla terapia perché avverte l’ospedale prima dell’arrivo, in modo da predisporre il ‘percorso ictus’ con precedenza sugli altri casi”.

La malattia, infatti, distrugge circa 2 milioni di cellule cerebrali al minuto. “Quanto prima si riesce a trattare un ictus tanto minore l’estensione del danno. Esistono terapie efficaci che devono essere somministrate prima possibile per ridurre la possibile disabilità”, concludono Di Carlo e Baldereschi. “Inoltre, con stili di vita idonei e controllando i fattori di rischio come la pressione alta, si può ridurre nell’80% la possibilità di sviluppare ictus”.

Con la app è possibile inoltre calcolare il rischio di ictus rispondendo a un test che riguarda, per esempio, l’abituale pressione, le malattie avute, i farmaci che si prendono, il peso corporeo e le  cattive abitudini, come il fumo. Il calcolo è presto fatto. L’app può essere scaricata dal link ‘www.ictus3r.it

Ufficio Stampa CNR

Sezioni: 

prossimo articolo

Alimentazione sostenibile: imparare dalla preistoria

Dimostrazione cottura preistorica

Il progetto  Onfoods in prehistory ha voluto comprendere e ricostruire l’eredità di una agricoltura sostenibile nata nella preistoria, migliaia di anni, fa e in grado oggi di rappresentare un modello di riferimento. E lo ha fatto con particolare attenzione alla condivisione di questi valori con un pubblico più ampio possibile, sottolineando quanto si può imparare dalla ricerca archeologica e dalle comunità dell’età del Bronzo in termini di alimentazione sostenibile. Ce ne parla il gruppo di ricerca che ha portato avanti il progetto.

Nell'immagine: attività di archeologia sperimentale dimostrativa con cottura di una zuppa di lenticchie e una di roveja, con ceramiche riprodotte sperimentalmente sulla base dei reperti ceramici del villaggio dell’età del Bronzo di Via Ordiere a Solarolo (RA).

Pluridecennali ricerche sul campo, condotte da Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria dell’Università di Bologna, e dal suo team, hanno permesso di riconoscere nell’Età del Bronzo il momento in cui si è definito un profondo legame tra la conoscenza del territorio e la sostenibilità della gestione delle sue risorse. Questa caratteristica ha infatti consentito alle comunità dell’epoca di prosperare, dando vita a villaggi sempre più stabili e duraturi nel corso del tempo.