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Il CMCC nella classifica dei Think-Tank

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Il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) è tra le più importanti “fabbriche di idee” al mondo. A decretarlo è la classifica stilata dagli esperti del Global Go To Think Tank report che monitora e analizza le attività di migliaia di think-tank, di cui fanno par oltre 6500 organismi internazionali, stabilendo quale sia il loro impatto e contributo del loro lavoro sulle scelte dei decisori politici e sulla società civile. Con le opportunità offerte dallo scenario attuale dell’innovazione, il Report rappresenta un vademecum per orientarsi tra le nuove idee a livello globale.

Le sesta edizione del rapporto, realizzata dal "Think Tanks and Civil Societies Program” dell’Università della Pensylvania, colloca il CMCC tra le prime 150 posizioni e ai vertici di quelle italiane, per il supporto di carattere scientifico offerto sui temi legati al cambiamento climatico e per la formulazione di strategie sull’adattamento e sulla mitigazione delle emissioni di gas serra. Il Centro, infatti, ha sviluppato dei modelli climatici in grado di valutare quanto sia alto il rischio  che eventi estremi possanno impattare sui sistemi socio-economici e sugli ecosistemi, contribuendo quindi a formulare le scelte più opportune per gli sviluppi ambientali e sociali.

Si tratta, inoltre, di un’altra conferma di quanto gli studi sul cambiamento climatico diventino sempre più fondamentali nell’agenda dei decisori politici.

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Scienza e politica

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.