fbpx Una cimice per Apophis | Scienza in rete

Una cimice per Apophis

Primary tabs

Read time: 2 mins

Un rapporto pubblicato dall'Accademia Russa delle Scienze propone di inviare sulla superficie dell'asteroide Apophis un satellite equipaggiato con un emettitore di radioisotopi per meglio definirne l'orbita.

Sono già stati versati fiumi d'inchiostro a proposito del prossimo passaggio dell'asteroide 99942 Apophis nei pressi della Terra. Ormai è assodato che, benchè piuttosto ravvicinato (solo 29 mila chilometri), il passaggio del 13 aprile 2029 non costituirà alcun pericolo per il nostro pianeta, ma potrebbe rivelarsi cruciale per i passaggi successivi. La Terra, infatti, potrebbe alterarne l'orbita quel tanto che basta per trasformare l'asteroide in un potenziale proiettile e dato che Apophis misura circa 270 metri ci troveremmo a dover fare i conti con un problema di portata planetaria.

Il progetto russo si prefigge lo scopo di seguire il più accuratamente possibile il percorso di Apophis in occasione del passaggio del 2029 per riuscire a definire l'orbita dell'asteroide con la massima precisione e per fare questo suggerisce di far atterrare sulla superficie dell'asteroide una sorta di radiofaro. Il satellite destinato a posarsi su Apophis sarebbe equipaggiato con un emettitore di radioisotopi che permetterebbe la localizzazione dell'asteroide con una precisione senza precedenti. Dal punto di vista tecnico, si sottolinea nel rapporto, la missione potrebbe iniziare il suo cammino preparatorio già dal 2015.

Resta ancora tutto da decidere cosa fare nel terribile caso in cui il bip-bip della cimice ci dovesse segnalare per Apophis una rotta di collisione con la Terra. Quello che è certo è che tutti quanti preferiremmo lasciare un simile problema fuori dalla porta.

PhysOrg - Accademia Russa delle Scienze (in russo)

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Il mare sempre più caldo cambia sotto i nostri occhi

Immagine di una caravella portoghese (Physalia physalis) su fondo azzurro

Un nuovo studio di World Weather Attribution mostra che il cambiamento climatico di origine umana ha reso le recenti ondate di calore marine molto più intense e frequenti, e che il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile. Tra gli effetti visibili figurano la diffusione di organismi gelatinosi, anche molto urticanti come la caravella portoghese (nella foto), nel quadro di una progressiva tropicalizzazione della fauna marina. Le conseguenze pesano anche sulla terraferma, con maggiore umidità, precipitazioni estreme e rischi sanitari. Le misure di adattamento possono limitare i danni, ma per contenere gli impatti è indispensabile ridurre le emissioni legate ai combustibili fossili. Immagine: rielaborazione grafica da Wikimedia Commons

Luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato per gli oceani del pianeta (dato Copernicus ). Sulle coste europee, e in particolare nel Mediterraneo occidentale, le temperature superficiali del mare hanno toccato record assoluti: fino a 6°C sopra la norma a giugno, con una boa al largo di Maiorca che ai primi di agosto ha misurato 33°C.