E’ comandata dal pensiero e si chiama LifeHand la protesi presentata a Roma qualche giorno fa nel corso di una conferenza stampa. La mano bionica provata per un mese su Pierpaolo Petruzziello, ventisettenne italo-brasiliano, amputato in seguito a un incidente automobilistico, è infatti collegata a distanza alle terminazioni nervose del moncone rimasto. Nel corso dell’esperimento il giovane, grazie a quattro elettrodi impiantati nei nervi mediano e ulnare, riusciva non solo a muovere, ma anche ad avvertire le sensazioni relative a stimolazioni suscitate nella protesi, per esempio con aghi, sebbene questa fosse staccata da lui. I ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università Campus Biomedico di Roma coordinati da Paolo Maria Rossini hanno ottenuto questo risultato anche grazie a un finanziamento di due milioni di euro dell’Unione Europea, che sosterrà anche la fase successiva del progetto: garantire che l’impianto degli elettrodi possa essere mantenuto più a lungo, la protesi si possa collegare e scollegare dal moncone e il dispositivo che trasmette i segnali sia reso un po’ meno ingombrante.
Braccio bionico telecomandato
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Alcol: l'epidemia che non fa rumore

Le prove sui danni dell'alcol, dal cancro agli incidenti stradali, sono ormai solidissime. Eppure la sua gestione resta arretrata: pochi usano gli strumenti di screening, ancora meno arrivano alle cure efficaci già disponibili. Una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi.
Foto: Carl Van Vechten, Public domain, via Wikimedia Commons
Se Ennio Flaiano notava su Diario degli errori che «La battaglia contro l’alcolismo prende accenti birichini», William Faulkner aveva raccontato nel suo diario come andava la sua vita: «Due scotch al bar. Tre drink al mattino. Un daiquiri al Dirty Dick's, tre bicchieri di vino rosso a pranzo e tre di vino a cena».