UNEP: il boom dell'energia solare

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Non è un miraggio, ma una solida realtà quella che il rapporto dell’UNEP (United Nations Environment Programme) sulle energie rinnovabili ci presenta con la sua ultima uscita dello scorso 7 luglio. Ed è una realtà tanto più straordinaria, quanto più si riflette sul fatto che nell’anno di cui il rapporto ci parla, il 2010, si stanno dispiegando gli esiti più duri della crisi internazionale.
E’ una corsa tutta in avanti quella degli investimenti dedicati alle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con un salto complessivo del 32% e per un totale di 211 miliardi di dollari, e con uno slancio forte, proprio all’indomani di quelle incertezze che lo scoppio della crisi sembrava riservare, sebbene in termini assai più contenuti che altri ambiti. Ancora più sbalorditivo appare infine il confronto con il 2004, anno in cui gli investimenti nel settore hanno preso a decollare: il volume di denaro si è incrementato infatti di cinque volte e mezzo.

Ma quella di cui il Rapporto UNEP ci parla è anche una realtà in profondo mutamento. Perché oltre la crisi c’è un nuovo mondo, più affollato di attori dell’economia e sempre più ricco di un’attività di ricerca orientata a trasformare il modo in cui si produce e si consuma, a cominciare dall’energia di cui fa uso tutto il pianeta.

Durante tutto il 2010 il “centro di gravità degli investimenti nel settore delle rinnovabili ha continuato a spostarsi verso le economie emergenti”, ci informa l’UNEP, tanto che queste ultime hanno realizzato per la prima volta, globalmente e ancorché di misura, un sorpasso sulle maggiori potenze industriali (72.2 contro 70.5 miliardi di dollari). Protagonisti Cina (in primis), Brasile ed India, confermando il consolidamento di un percorso di sviluppo già ben avviato, ma non solo. Ci sono anche l’America Latina che ha triplicato i suoi investimenti fino a 6,2 miliardi di dollari; il resto dell’Asia che ha registrato un incremento del 31% con una cifra di 4 miliardi di dollari (dovuta soprattutto a Pakistan e Thailandia); e persino l’Africa che, partendo da posizioni più modeste, ha quintuplicato l’investimento arrivando a 3,6 miliardi di dollari (attribuibili per la maggior parte a Egitto e Kenya).

Un altro dato per cui il trend degli investimenti nel settore delle rinnovabili si caratterizza particolarmente nel 2010 è quello del primato delle nuove iniziative intraprese nel “solare” rispetto a quelle realizzate nel più maturo segmento dell’eolico. Lo spazio dedicato al “solare” è sempre più ampio e diversificato, e include molti e sempre più diffusi progetti su piccola scala, come quelli dei tetti fotovoltaici, assolutamente prevalenti in ambito europeo. Quest’ultimo tipo di investimento, assai rilevante per ciò che attiene il potenziale di penetrazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, ha totalizzato nel 2010 solo in Europa una cifra di investimento pari a 60 miliardi di dollari, pari a 2 volte quella dell’anno precedente, determinata in buona parte dalle politiche di incentivazione operate in Germania e in diversi altri paesi dell’area. Ma non meno hanno contribuito a ingrossare le fila degli investimenti nel solare le spese pubbliche in Ricerca e Sviluppo (essendo quelle private crollate in seguito alla crisi) con un aumento dell’8% (a livello mondiale) sostenuto dai diversi “pacchetti” pubblici all’economia verde (green stimulus) messi in campo insieme ad altre misure per contrastare gli effetti della recessione economica. C’è da dire, tuttavia, che le spese in Ricerca realizzate dal settore privato nel solare sono state pari a quattro volte quelle realizzate nell’eolico e che le imprese hanno continuato a concentrare i propri sforzi sulla riduzione dei costi di produzione. Ed è un fatto che non si conosca tecnologia energetica che nel corso degli ultimi tre anni abbia registrato una riduzione dei costi superiore a quella conseguita nel solare. Secondo una stima di Bloomberg New Energy Finance, a partire dall’estate del 2008 il prezzo dei moduli fotovoltaici per MW si è ridotto del 60%, rendendo per la prima volta competitivi i costi di fornitura di elettricità in tutta una serie di paesi. Insieme ad ulteriori cali di costo realizzati nella produzione di turbine eoliche (18% per MW negli ultimi due anni) l’attesa è dunque che nel vicino futuro si determineranno condizioni molto favorevoli nei costi di produzione di energia da fonti rinnovabili, con buone possibilità di creare una effettiva concorrenza con il mercato delle fonti fossili.

Il sostegno alla ricerca nel settore delle rinnovabili di avanguardia (specialmente laddove i costi sono tra i più elevati) rappresenta dunque la cifra reale della nuova ascesa degli investimenti nel 2010. Il processo sta interessando tanto le economie occidentali quanto le economie emergenti, e, tra queste ultime, specialmente quelle dove già da un po’ di tempo sono state poste le premesse per la creazione di nuove filiere di produzione, e grazie anche all’impulso derivato inizialmente dagli investimenti diretti esteri (come è il caso della Cina). In questo senso l’UNEP prefigura quindi la creazione di nuove ed importanti “catene del valore a livello mondiale”. Ma chi realmente ne prenderà parte e sarà in grado di giocare un ruolo da competitore, sarà solo chi ben avrà assimilato la lezione che, crisi o non crisi, nessuna prospettiva di sviluppo delle economie può rinunciare a una significativa spesa in Ricerca. E siccome, come spesso ci viene ricordato, il diavolo sta nei dettagli, lasciamo il lettore osservando che il documento che quest’anno l’UNEP ci consegna reca anche la firma “Frankfurt School UNEP Collaborating Centre”.

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