Testamento biologico: una legge antiscientifica

Read time: 3 mins

La legge sul testamento biologico appena approvata dalla Camera dei Deputati è un vero pasticcio giuridico e ideologico: ingiusto nella sua ispirazione, inapplicabile nella pratica medica, annulla l’autodeterminazione del singolo rispetto alla scelta delle cure e compie una pesante interferenza nelle competenze del medico.

Il testo introduce il testamento biologico, è vero, ma ne fa un pezzo di carta senza nessun valore. Nel documento contenente le dichiarazioni anticipate di trattamento, si potranno indicare solo orientamenti riguardo ai trattamenti sanitari accettati, ma non potranno essere indicati quelli che si vogliono rifiutare o sospendere. Non sarà possibile dire no a una procedura medica che riteniamo sproporzionata. Anche se considerassimo inaccettabile un trattamento sanitario come un tubo inserito nell’intestino per l’idratazione e la nutrizione artificiali, anche se per noi, per la nostra personale e insindacabile visione della vita, questo intervento possa essere considerato come accanimento terapeutico, dovremmo subirlo. Per legge dello Stato. Aver dichiarato in precedenza di voler rifiutare un trattamento del genere non servirebbe a nulla.

Inoltre, il testamento non sarà vincolante per il medico che potrà disporre diversamente da quanto dichiarato dal paziente solo indicando nella cartella clinica il motivo della decisione adottata, anche palesemente contro la volontà del malato affidato alle sue mani.

E’ una legge che toglie agli italiani il diritto di scegliere e di indicare quali cure ricevere o non ricevere sul proprio corpo. Sarà la maggioranza parlamentare eletta nel 2008 a farlo per loro e a decidere anche per il medico, imponendo di somministrare in ogni caso nutrizione e idratazione artificiali, indipendentemente dalle reali condizioni del paziente.

In questo modo il Parlamento ha preteso di sostituirsi a dottori ed infermieri, senza tenere in nessun conto le competenze e la deontologia professionali, come hanno già osservato i medici, tra questi il segretario nazionale della Cgil-Medici Massimo Cozza. Dicendo che: "se il medico non ottempera a quanto gli viene imposto dalla legge, in modo contrario al codice deontologico e all'alleanza terapeutica con il paziente rischia di essere incriminato con accusa di omicidio", mentre “l’atto medico non viene riconosciuto tale anche nel caso dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale".

Infine, è una legge scritta in modo pessimo. Prevede l’applicazione del testamento solo per gli ammalati in stato di “accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale”, definendo con un’espressione scientificamente imprecisa una condizione ancora non unanimemente definita e identificata nel mondo della medicina. E` verosimile che il testo si riferisca a una condizione di assenza di attività elettrica cerebrale (il cosiddetto elettroencefalogramma piatto), ma in questo caso saremmo di fronte a un tragico paradosso: vorrebbe dire che la legge consente di sospendere la somministrazione di terapie ai pazienti dopo la morte cerebrale. In questo caso, non credo fosse necessaria una legge per consentire ai medici di sospendere le terapie. Di fatto, così come è scritta, si tratta di una norma di impossibile applicazione: capisco e condivido la difficoltà già annunciata dal presidente dell'Associazione degli anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) Vincenzo Carpino che ha chiesto al Parlamento “chiarimenti sugli aspetti medico-scientifici”.

altri articoli

Tieni alla ricerca? Vota Europa

Crediti: Etereuti/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un'indagine commissionata da Fondazione Bracco a Eumetra per captare gli orientamenti degli opinion leader sui temi di Unione europea e ricerca scientifica ha mostrato che chi dovrebbe orientare l’opinione pubblica in realtà si allinea quasi perfettamente a essa: poco più della metà degli intervistati pensa che l'Italia non abbia beneficiato dall'ingresso in UE, e ben il 32% ritiene che l'Europa non sia essenziale per lo sviluppo scientifico del nostro Paese. Quest'idea può derivare dal fatto che l'Italia, negli ultimi anni, ha contribuito in media per il 9,47% del bilancio europeo della ricerca ma ne ha riportato a casa l’8,27%. Bisogna però tener conto della crescita in termini di competenze e di collaborazione transnazionale che queste risorse hanno generato e che vanno a riverberare su altri ambiti, principalmente innovazione ed economia