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Home » Scienza e società » Scienza e pace

Scudo antimissile in Europa, accordo tra NATO e Russia?

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Scienza e pace

Il 19 e il 20 Novembre prossimi si terrà a Lisbona il vertice NATO che dovrà approvare il nuovo “Concetto Strategico” dell’Alleanza predisposto dal Segretario Generale, Anders Fogh Rasmussen. Nel nuovo "Concetto Strategico", che sostituirà il precedente risalente al 1999, gli Stati membri della NATO definiranno il ruolo e i compiti che intendono affidare all’Alleanza. I compiti verranno fissati in base ad una comune valutazione delle minacce. Il documento, che conterrà anche un elemento di "dottrina" militare (precisazione non solo degli obiettivi, ma anche dei mezzi di cui si intende fare uso per raggiungerli) definirà il ruolo della NATO nel più ampio contesto internazionale ed offrirà agli Alleati l’occasione di riaffermare la comune base di valori su cui riposa il vincolo di solidarietà reciproca.

Tra gli argomenti in agenda ci sarà anche il sistema di difesa antimissile basato in Europa. Epigono dell’Iniziativa di Difesa Strategica (SDI) dell’Amministrazione Reagan del 1983, questo progetto era già stato proposto dall’Amministrazione Bush nel 2002, suscitando reazioni decisamente negative da parte della Russia e notevoli perplessità in alcuni Paesi NATO perchè percepito in contrasto con alcuni interessi dell’Alleanza.

L’architettura e la tempistica del sistema di difesa antimissile sono state riformulate dal Presidente Obama nel 2009: la “versione Obama” del sistema è concentrata sulla minaccia di missili balistici a raggio medio (1000-3500 km) e intermedio (3500-5000 km), integrata o comunque collegata alla NATO. L’abbandono dell’idea di installare un radar nella Repubblica Ceca ed una batteria di missili intercettori in Polonia e la determinazione, ripresa e fortemente sostenuta dal Segretario Generale della NATO Rasmussen, di un collegamento dei dispositivi di difesa antimissile USA/NATO con quelli della Russia, ha drasticamente ridotto i timori della Russia e del Presidente Dmitrij Medvedev, che dovrebbe partecipare al vertice. D’altra parte l’offerta/richiesta di un progetto di cooperazione era stata fatta agli Stati Uniti già nel 2006 da Putin (allora Presidente della Federazione Russa) ed a quel momento non presa in considerazione.

In un articolo pubblicato dal Bulletin of the Atomic Scientists di Novembre-Dicembre 2010, Blechman e Vicinikos ipotizzano che, una volta ratificato il “New START”, la cooperazione tra Stati Uniti e Russia per la progettazione e l’installazione di sistemi di difesa antimissile possa rendere più rapida e sicura la riduzione degli arsenali nucleari e favorire il cammino verso un mondo libero da armi nucleari. Blechman e Vicinikos arrivano a proporre una sorta di agenda e di scaletta temporale dei diversi passi da fare: dalla condivisione delle basi di dati sui missili e delle informazioni sui sistemi di allarme, all’utilizzo di sistemi comuni di allarme, fino alla “difesa globale”, per arrivare alla quale sarebbe comunque necessario il coinvolgimento di tutte le potenze nucleari.

Per il momento mi limito a segnalare che nello stesso numero del Bulletin, Lewis e Postol pubblicano una nota nella quale riesaminano criticamente l’architettura e l’efficienza di sistemi antimissile tipo GMD e varianti, arrivando a proporne uno basato su droni non rivelabili da radar (“stealthy drones “) capaci, sempre secondo loro, di intercettare missili balistici lanciati da postazioni fisse.

Personalmente nutro diverse perplessità perché, fin dai tempi dell’SDI, come riportato anche da Scienzainrete, esperti di sicurezza internazionale indipendenti ed appartenenti anche ad istituzioni governamentali ed ampie fasce della comunità scientifica internazionale hanno messo in evidenza la non fattibilità tecnica di qualunque sistema di difesa antimissile e le sue gravissime conseguenze destabilizzanti. E comunque, profondere risorse finanziare e culturali nella progettazione e nelle eventuali realizzazioni ed installazioni di sistemi di difesa, invece che in azioni che davvero vadano a sostegno del processo di eliminazione di tutte le armi nucleari (quali, per esempio, la messa a punto e l’implementazione di tecnologie per la verifica dei trattati, come suggerito anche dalla Royal Society e dal Panel On Public Affaire della Società Americana di Fisica, mi sembra molto discutibile. Vedremo di capire di più e meglio nelle prossime settimane.

Un brevissimo commento, infine, sulla eliminazione delle armi nucleari tattiche ancora dislocate in Europa: nonostante le prese di posizione di autorevoli esperti e uomini politici che raccomandano una revisione della politica nucleare della NATO, con particolare riguardo proprio alla eliminazione delle armi tattiche, l’accordo non sembra affatto sia scontato. Anche su questo argomento Scienzainrete tornerà dopo il vertice.

Nota: Le idee e le opinioni riportate in questo articolo sono personali dell'autore e non rappresentano le posizioni delle Istituzioni

9 novembre, 2010 da Francesco Lenci


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