La scienza spiegata ai bambini attraverso il libro

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Da bambina sono presto diventata una vorace lettrice. Eppure non ho mai degnato di uno sguardo i libri di scienza per ragazzi che spuntavano qua e là nella mia libreria. Li trovavo noiosi e pedanti, dei libri scritti per “piccoli adulti” che spegnevano ogni spinta a fantasticare e viaggiare con la mente. Certo non si può dire lo stesso dei libri di divulgazione scientifica per l’infanzia attualmente disponibili. Esplorando librerie e biblioteche si scopre un mondo estremamente variegato, che cerca mille modi diversi per proporre la scienza a bambini e ragazzi. Ci si imbatte in enciclopedie e opere da consultazione, in biografie di scienziati e manuali, ma anche e soprattutto in libri che fanno usare mani e cervello, portando i bambini a sperimentare attivamente un primo approccio alla scienza.

Ma cosa si propongono questi libri? E, soprattutto, perché noi adulti dovremmo scegliere di offrire ai nostri figli una lettura di questo tipo? Per dare una risposta a queste domande il modo migliore è esplorare l’universo dei libri per bambini attraverso le biblioteche e le librerie, frugando tra le pagine per capire come la scienza viene rappresentata e trasmessa. Saltano all’occhio due aspetti diversi. I libri di scienza sono belli, accattivanti, stimolanti. In molti casi anche divertenti. E si sforzano di dare una risposta alle infinite domande che ogni bambino si pone su di sé e sulla natura che lo circonda. Sono di nutrimento, insomma, al bambino in quanto tale, in un’età in cui il bisogno di sapere è impellente.

Ma forniscono anche una formazione per quello che sarà l’individuo adulto. Non certamente nei contenuti: educare alla scienza attraverso il libro stimola la capacità di osservare il mondo con uno sguardo curioso, schietto e pronto a mettere tutto in discussione. Per argomentare queste affermazioni occorre farsi un’idea approfondita su com’è articolata al giorno d’oggi la letteratura scientifica per bambini. Iniziamo a fare un po’ d’ordine, cercando di chiarire quali sono i libri che sono stati presi in considerazione e qual è il pubblico al quale si rivolgono.

In genere si considera la letteratura scientifica per ragazzi nel contesto più generale delle opere di divulgazione. Ma forse in questo ambito la parola “divulgazione” può essere fraintesa. Nei libri che abbiamo considerato spesso si cerca di evitare un mero processo di semplificazione, o di traduzione dal complesso all’elementare. Il tentativo è piuttosto quello di stimolare un coinvolgimento da parte del lettore, facendo leva in particolare sulla molla della curiosità e della fascinazione. Come spiegano Luigi Paladin e Laura Pasinetti:

Divulgare non è volgarizzare, anzi è un’arte, l’arte di sollecitare – in un sapiente equilibrio - l’emisfero destro e quello sinistro, l’emozionale e il razionale, il verbale e l’iconico […] Si può aggiungere che non è nemmeno riassumere, limare, ridurre, semplificare: è invece un’operazione di rielaborazione e di creazione di un nuovo prodotto, diverso dalla fonte, ma a questo fedele.

Si tratta, quindi, di inventare qualcosa di completamente nuovo, interessante di per sé e non solo utile strumento per trasferire un sapere. Inoltre non esistono tematiche o discipline che siano tabù o fuori portata, tutto può essere spiegato, o meglio raccontato:

La divulgazione è una modalità di presentazione dell’informazione, più che una scelta di argomenti adatti ad essere divulgati, più che un’operazione di semplificazione. Qualsiasi tema, qualsiasi argomento potrebbe venir divulgato, e avere un divulgatore come mediatore.

L’importante è quindi soprattutto destare l’interesse del lettore e avere l’abilità di mantenerlo vivo per tutta la durata del libro. Ma qual è il lettore a cui ci riferiamo? La fascia di età a cui si rivolgono i libri di divulgazione considerati è molto ampia, ma al suo interno molto diversificata. Una prima osservazione riguarda il fatto che ci si inizia a rivolgere a bambini anche molto piccoli, proponendo temi “scientifici” già dai 2-3 anni in su. Naturalmente l’approccio usato per i piccolissimi sarà molto diverso da quello usato per i dodicenni. Cambia il linguaggio, la struttura narrativa, e cambiano le tematiche trattate. Per rivolgersi ai bambini dai 2 ai 5 anni il mezzo più efficace rimane il racconto. L’uso delle immagini ha un’importanza fondamentale, mentre l’interesse viene risvegliato principalmente da ciò che riguarda direttamente il bambino: quindi il proprio corpo, il mondo che lo circonda, il quotidiano, i primi ragionamenti logici, ma anche temi come l’ambiente, gli animali, l’ecologia.

Nei bambini dai 5 agli 8 anni gli interessi rimangono pressappoco gli stessi, ma varia l’impostazione narrativa: oltre all’uso del racconto si passa al coinvolgimento con i primi esperimenti, che spingono il bambino a provare e scoprire con le proprie mani. La fascia tra gli 8 e i 12 anni è quella in cui sia la richiesta che il consumo di libri di divulgazione sono maggiori. A questa età crescono il desiderio di autonomia e la voglia di sperimentare, e aumenta la capacità logico-deduttiva. Si prende in considerazione ogni disciplina scientifica, dalla fisica alla chimica, dalla geologia alla matematica. I libri “interattivi” sono probabilmente i più diffusi ed efficaci, ma si spazia tra manuali, biografie di scienziati, quiz, racconti umoristici, enciclopedie e romanzi a tema scientifico.

I libri di divulgazione, rispetto ad altre forme letterarie, sono forse meno soggetti a distinzioni di genere. Il lettore a cui si rivolgono non ha un sesso ben definito, e soprattutto attraverso l’iconografia si nota come la tendenza è quella di coinvolgere in eguale misura maschi e femmine: gli scienziati raffigurati sono di entrambi i sessi, e lo stesso vale per quanto riguarda le immagini dei bambini alle prese con giochi ed esperimenti. Questa è una conquista piuttosto recente. Prendendo in considerazione libri per ragazzi usciti nei decenni scorsi si nota, infatti, come il tema della scienza sia rivolto prevalentemente al mondo dei maschi. E questa non è l’unica differenza presente tra la letteratura di divulgazione attuale e quella meno recente. Per ragionare sull’evoluzione di questo settore può essere interessante consultare la Biblioteca Scientifica per Ragazzi del C.I.R.D. (Centro Interdipartimentale per la Ricerca Didattica) dell’Università degli Studi di Trieste. Questa biblioteca raccoglie una quantità di libri scientifici per bambini e ragazzi pubblicati dagli anni ottanta a oggi. L’approccio cambia notevolmente col passare del tempo. Ci si rivolge al lettore fornendo prevalentemente nozioni e informazioni, trasferendo delle conoscenze senza stimolare un coinvolgimento attivo. L’età di riferimento è più alta: il libro è dedicato a bambini dai 5-6 anni in su, mentre oggi la letteratura scientifica parte già dai 2 anni di età. Cambiano anche gli argomenti trattati. Alcune discipline, verso cui l’approccio divulgativo è meno immediato, vengono completamente trascurate. Si parla poco di fisica e quasi per niente di matematica.

Al contrario, oggi, i metodi con cui questa materia viene affrontata sono tra i più svariati e fantasiosi. Spesso si cerca di avvicinare il lettore evidenziando quanto la realtà che ci circonda sia intrisa di concetti matematici. Si inventano giochi, rompicapi e indovinelli per stimolare un approccio attivo, si scovano curiosità per mantenere viva l’attenzione. E ci si rivolge anche ai piccolissimi. Attraverso la fiaba e il racconto gli autori inventano mille stratagemmi per focalizzare l’attenzione del bambino su concetti geometrici e logici anche non così immediati.

Per approfondire questa panoramica sulla letteratura scientifica per bambini è opportuno analizzare le diverse tipologie di divulgazione che vengono prevalentemente utilizzate. L’efficacia della divulgazione attraverso il racconto sta nel legame emotivo che si crea tra autore e lettore, e tra quest’ultimo e i personaggi descritti. L’uso della narrazione serve inoltre a suscitare l’interesse e a mantenere viva l’attenzione dall’inizio alla fine. Attraverso questo tipo di divulgazione ci si può rivolgere a bambini di ogni età. Cambia il registro narrativo e l’uso dell’illustrazione, centrale per i bimbi piccoli, e poco o per nulla presente nei testi dedicati ai più grandi. Grazie all’uso del racconto si può parlare in modo coinvolgente della scienza presente nel quotidiano, e spesso si incontrano libri di narrativa dedicati ai più piccoli che attraverso le storie riescono a parlare di scienza in modo sorprendentemente efficace.

Esistono testi in cui invece predomina l’immagine. Si può trattare dell’immagine fotografica, che trasmette il nucleo centrale dell’informazione scientifica con il testo a corollario. Ma risulta particolarmente efficace anche l’illustrazione, che con la sua versatilità è in grado di far comprendere il funzionamento delle cose, mostrando il dentro e il fuori, sezionando, descrivendo i particolari in dettaglio, scomponendo l’immagine come fosse un puzzle. Un forte impatto comunicativo è garantito inoltre dal fumetto, attraverso cui si possono affrontare temi complicati con un approccio semplice e diretto. Quello del fumetto è un linguaggio che, grazie al suo tono complice, permette di evitare il rischio di pedanteria, riuscendo a mantenere su uno stesso piano lettore e divulgatore. Si trovano ancora sugli scaffali di biblioteche e librerie i classici volumi di consultazione, come enciclopedie e monografie a tema. Ma la vera rivoluzione degli ultimi anni è stata fatta dai libri con cui bisogna interagire, abbandonando un’attitudine passiva in modo da comprendere la scienza “sporcandosi le mani”. Lo stimolo a fare viene dato in molti modi, rivolgendosi ai grandi come ai piccolissimi. Sono i libri pop-up, tridimensionali, con finestrelle, linguette e spioncini. I manuali e le guide, che spiegano come fare, catalogare, osservare, raccogliere, costruire. Ma sono soprattutto i libri che propongono esperimenti e giochi scientifici, spingendo il lettore a provare e riprovare, sperimentando in prima persona i principi che stanno alla base del metodo scientifico. Come afferma Vichi De Marchi:

Il libro, in questo caso, assume la funzione di “guida” più che quello di dispensatore dall’alto di nozioni e informazioni […] Il principio è lo stesso che guida i science center di ultima generazione: abbandonare l’attitudine passiva per “mettere le mani sulla scienza”, misurarsi con i fenomeni, produrli. Si tratta quindi di interessare il lettore, piuttosto che cercare di trasferire delle conoscenze traducendole in un linguaggio adatto all’infanzia. E il modo migliore per destare questo interesse avviene attraverso la dinamica del gioco. Il gioco implica un intrattenimento gratuito, non finalizzato, e può venir utilizzato per proporre una nuova esplorazione del quotidiano e della scienza nella vita di ogni giorno. Cosa che ogni bambino del resto fa spontaneamente. Rimestando la sabbia, lanciando per l’ennesima volta il cucchiaio dal seggiolone, impiastricciandosi coi colori, allagando il bagno, il bambino non fa che interrogare il mondo che lo circonda per capirne le leggi. Il gioco, quindi, come “attività fondamentale nel processo di sviluppo della conoscenza”. È questo un primo aspetto che suggerisce di accostare il bambino alla figura dello scienziato: la scienza come divertimento, l’esplorazione del mondo come un’impresa che offre un appagamento fine a se stesso.

Bambino e scienziato condividono inoltre lo stesso sguardo di aperta meraviglia nell’osservare ogni giorno la realtà con occhi nuovi. E a questa pongono continui interrogativi. Per dirla con le parole di Piero Bianucci:

Bambini e scienziati hanno almeno due cose in comune. Entrambi possiedono il dono di provare stupore davanti a fenomeni della natura apparentemente banali […] Ed entrambi reagiscono allo stupore ponendo delle domande. I bambini agli adulti, gli scienziati alla natura stessa: domande che di solito sono “esperimenti”. Si potrebbe spingere l’analogia ancora più in là e osservare che gli scienziati si atteggiano, nel loro lavoro di ricerca, come se giocassero; e i bambini fanno quasi sempre del gioco uno strumento di ricerca più o meno consapevole […] Il problema che il divulgatore del sapere deve porsi quando si rivolge al pubblico dei più giovani è dunque quello di rispettare le doti innate del bambino e di far leva su di esse per raggiungere il suo scopo.

Secondo Carlo Bernardini i bambini sono dotati di una “scientificità” innata. In genere per scientificità si intende una serie di nozioni e capacità che si acquisiscono attraverso una formazione specialistica in età matura. Ma esiste anche una predisposizione alla scienza che prescinde dagli aspetti tecnici. Bernardini evidenzia tre requisiti, a suo parere fondamentali, per affrontare attivamente un problema:

  1. La sincerità, cioè quella particolare condizione dello spirito in cui non si ha né motivo né voglia di alterare la realtà che si osserva;
  2. La capacità di fare domande, che è la forma più semplice ed economica di attività sperimentale, che rende anche evidente l’interesse del soggetto e il suo desiderio di migliorare il livello di comprensione;
  3. La capacità di modificare la propria opinione senza alcun imbarazzo, a seguito dell’acquisizione di elementi ritenuti più probanti.

L’idea di Bernardini è che la stimolazione di queste doti innate porti il bambino a sviluppare spontaneamente le basi necessarie ad acquisire, poi, nozioni e abilità scientifiche. Il libro di divulgazione offre quindi al suo piccolo lettore non solo un intrattenimento stimolante con cui soddisfare la propria curiosità, ma anche e soprattutto uno strumento formativo per il suo futuro. Ma non si tratta tanto di plasmare lo scienziato di domani, quanto piuttosto di fornire le basi cognitive e culturali a quelli che saranno i futuri cittadini. Avvicinarsi alla scienza, anche attraverso il libro di divulgazione, non si riduce a incamerare dati e nozioni. Sviluppare uno spirito scientifico significa coltivare il proprio senso critico ed esercitare il ragionamento logico. Significa stimolare una capacità di osservazione che ci permetta di guardare oltre la superficie e l’apparenza delle cose. Sono doti, queste, necessarie ad alimentare la facoltà di discernimento dell’individuo e, in particolare, del cittadino. Attraverso la costruzione di una mentalità scientifica si diventa maggiormente consapevoli e in generale più equipaggiati ad affrontare delle scelte, personali o politiche che siano. E in questo senso il periodo che va dall’infanzia all’adolescenza è una fase cruciale nel processo di formazione di questi fondamenti logici e culturali.  

Il libro di scienza rivolto ai bambini diventa quindi uno strumento di educazione che va ben oltre la sua funzione divulgativa. Per essere fatto bene deve impegnare il lettore al ragionamento partendo dalla sua esperienza quotidiana. Deve, secondo le parole di Bernardini, “suscitare domande, creare analogie, allargare il punto di vista senza fermarsi a una semplice risposta”. Il libro, in questo modo, spinge il bambino a porsi di fronte alla complessità della realtà fisica e naturale con un atteggiamento di osservazione e sperimentazione, come un esploratore di fronte a un mondo sconosciuto. E la scoperta di questo mondo può essere realmente affascinante, tanto da diventare l’impulso principale a conoscere e apprendere. “La meraviglia – secondo Francis Bacon – è il seme da cui si genera la conoscenza”. Tesi avvalorata dalle parole di Bruno Bettelheim, che spiegano forse nel modo migliore ciò che si cerca, e spesso si trova, nei libri di scienza rivolti ai bambini:

La miglior cosa che possiamo fare ai nostri figli è instillare in loro quel senso di venerazione e meraviglia, dal quale soltanto si genera una conoscenza dotata di senso. Questo tipo di conoscenza arricchisce realmente la nostra vita, perché ci consente di trascendere i limiti del quotidiano: e questa è un’esperienza di cui abbiamo assoluto bisogno, se vogliamo realizzare a pieno la nostra umanità.

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