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Home » Scienza e società » Politica della ricerca

La ricerca USA "scoppia" di salute

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Editoriale

La crisi economica che stiamo attraversando non è per tutti negativa, anzi in parecchi Paesi ha rappresentato uno stimolo a fare maggiori investimenti pubblici, seguendo la convinzione che la "ripresa" può essere aiutata da molti fattori, ma quella di lunga durata non può che essere ancorata ad un aumento delle conoscenze. Senza nuove conoscenze non c'è innovazione e quindi non ci sono nuovi prodotti ad alto valore aggiunto, indispensabili per la sostenibilità dell'attuale benessere dei Paesi industrializzati. Così mettendo l'enfasi su comparti differenti l'Australia ad esempio ha aumentato le risorse per la ricerca del 25 percento, analogamente a quanto ha fatto la Spagna. L'Inghilterra punta molto sul settore biomedico e a questo scopo ha stanziato una cifra aggiuntiva di circa 750 milioni di euro per sostenere nuove idee emergenti nel campo delle biotecnologie. Inoltre è stato creato l'Office for Life Sciences (OLS) allo scopo di coordinare gli sforzi per mantenere nel Paese un'industria delle scienze della vita efficiente e sostenibile nel tempo. L'obiettivo è di individuare un maggior numero di bersagli utili per lo sviluppo di nuovi farmaci e di raddoppiare nei prossimi 5 anni il numero di partecipanti agli studi clinici. Il Paese più colpito dalla crisi, gli Stati Uniti, sembra "morire di salute" per quanto riguarda le risorse disponibili per la ricerca. Come riportato su Science, solo al National Institute of Health (NIH) nel periodo da aprile a luglio si dovranno esaminare progetti di ricerca per poter mettere a disposizione una somma di 2 miliardi e 560 milioni di dollari. Sempre secondo fonti NIH fino al 4 giugno - ma alcuni bandi sono ancora aperti - erano stati ricevuti oltre 27.000 progetti di ricerca. Per dare un esempio solo per i "Challenge Grants" creati in rapporto con i cosiddetti "stimulus funds" metterà a disposizione 200 contratti da 1 milione l'uno per due anni. In aggiunta a questo capitolo vi sono opportunità per ottenere fondi anche per strumentazioni costose e per migliorare i laboratori di ricerca.

A queste domande si devono aggiungere altri 30.000 progetti circa che arriveranno in autunno a carico dei tradizionali R01 grants. Questa abbondanza sta paradossalmente creando panico fra i funzionari del NIH tanto che il responsabile della valutazione delle proposte, il dr Antonio Scarpa, ha dichiarato che una valutazione di un tal numero di progetti è insostenibile. Infatti la principale organizzazione per la ricerca biomedica degli Stati Uniti utilizza attualmente circa 8000 esperti che tuttavia sono già impegnati per rivedere 40.000 domande arrivate precedentemente, Saranno perciò necessari in totale 30.000 referee, un esercito di esperti non facile da reperire anche in un Paese di grandi tradizioni scientifiche come gli Stati Uniti. Il budget attuale, nel 2009, per il NIH è di 30,3 miliardi di dollari e aumenterà di 443 milioni nel 2010 secondo la proposta del Presidente Obama. Questi dati che riguardano una sola istituzione americana che distribuisce fondi per la ricerca, indicano come si comporta un Paese che veramente crede nella scienza. Una conseguenza delle difficoltà nel valutare progetti di ricerca da parte del NIH si riflette anche sull'Italia. Infatti il Ministero del Welfare - attraverso il vice Ministro per la Salute - aveva affidato al NIH la valutazione dell'intero gruppo di 1000 domande presentate da ricercatori italiani, ma Antonio Scarpa ha dichiarato che daranno un aiuto quest'anno, ma poi gli italiani dovranno rendersi autonomi. A parte questi aspetti curiosi è bene riflettere sulla serietà della situazione italiana dove il Governo, come i precedenti, completamente insensibile ai problemi della ricerca, sta demolendo gruppi che pur nelle difficoltà di sempre avevano dimostrato di essere competitivi a livello internazionale e facilita il continuo esodo all'estero di molti fra i nostri miglior cervelli. Nel 2008 e nel 2009 i fondi disponibili sono stati quasi inesistenti, considerando che anche i miseri 29 milioni di euro da attribuire ai progetti che saranno valutati da NIH saranno di fatto disponibili solo nel 2010. Il Governo con questo comportamento si attribuisce una grave responsabilità per il futuro della ricerca italiana. Non si deve infatti dimenticare che saranno necessari molti anni, anche in presenza di finanziamenti adeguati, prima che la ricerca possa produrre risultati. Purtroppo i nostri politici hanno sempre obiettivi a breve termine più utili a fini elettorali. E' auspicabile che i cittadini divengano lungimiranti e inseriscano nelle loro richieste al Governo una maggior attenzione alla ricerca. Purtroppo la comunità dei ricercatori italiani in gran parte vecchia, umiliata e sfiduciata non ha più neppure la forza di protestare e è ben noto che i politici si mettono in movimento solo se si muove la piazza.

24 giugno, 2009 da Silvio Garattini


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