• newsletter
  • Chi siamo
  • Partner
  • Log in/Crea un account
  • English
  • Italiano
Home
  • Cerca
  • Documenti
  • Archivio
  • Indice
  • Blog
  • Topic
  • TV
  • @ Scuola
  • Innova
  • Scienza+20
Home » Campi del sapere » Ambiente & sanità

Quanta nostalgia del DDT ...

  • Chimica
  • 2487 letture
Bookmark/Search this post with
  • Facebook Like
  • Share on Facebook
  • Linkedin Share Button
  • Tweet Widget
  • Print Pdf
  • Print Mail
Chimica

Alcuni dei punti sollevati da Jean Marie Lehn nel suo recente editoriale partivano dalla chimica per giungere a un discorso molto più generale. Uno in particolare toccava da vicino i temi ambientalisti che abbiamo più volte sollevato, e che da ultimo hanno suscitato tante vivaci discussioni: il tema degli effetti perversi che può avere l’applicazione emotiva, e quindi irrazionale, dei sacrosanti principi di difesa dell’ambiente. Veniva a puntino per le discussioni che abbiamo stimolato, ed eccomi quindi qui per riprenderlo e approfondirlo. Lehn portava l’esempio della messa al bando del DDT nel 1974, e ne definiva tragiche le conseguenze, dato che avevano decretato la vittoria della malaria, che dal DDT era stata di fatto debellata: la mia età non più verde mi consente di ricordare il sollievo con cui tutti avevamo salutato, nel paesino del Friuli in cui vivevo, l’arrivo di quella polverina bianca tanto efficace contro le zanzare. Ma il discorso di Lehn andava ben al di là del nostro sollievo: parlava della morte di milioni di esseri umani che la polverina bianca aveva evitato. E che avrebbe potuto continuare a evitare se, dopo pochi anni, sulla spinta dei movimenti ambientalisti non si fosse deciso di metterla al bando. Data la grande portata della decisione (naturalmente uso un’espressione riduttiva) è utile cercare di capire come ci si sia arrivati, e anche chiarirsi un poco le idee su come siano andate realmente le cose.

Dunque, prima di tutto alcune statistiche: per esempio quelle della World Health Organization (WHO), che ci dicono che oggi la malaria colpisce da 300 a 500 milioni di individui, la maggior parte in Africa: causando, ogni anno, circa 2,5 milioni di morti. Di questi, la maggioranza sono bambini, che sono naturalmente meno resistenti: volendo citare cifre a effetto, si calcola che ogni giorno circa 3.000 bambini Africani muoiano di malaria, vale a dire uno ogni 30 secondi! (sempre la WHO ci dice che, in Africa, la malaria è ora la seconda causa di morte dopo l’AIDS). Questa è quindi oggi, quasi quarant’anni dopo la messa al bando del DDT, la situazione sul fronte della malaria: e si può presumere fosse la stessa, se non peggiore, prima dell’arrivo su grande scala dell’insetticida nel 1948-1950: queste sono statistiche ufficiali, non opinioni. Ma è utile aggiungere qualche altra informazione di tipo storico, per inquadrare meglio il problema: siccome il discorso ha preso l’avvio dalla chimica, iniziamo quindi col dire che l’acronimo DDT descrive il diclorofenil-tricloroetano, sintetizzato già nel 1874 da un chimico Tedesco, Othmar Zeidler, assieme a centinaia di altri composti. Sorprendentemente, Zeidler non aveva suggerito alcun impiego per i composti che aveva sintetizzato, ma negli anni ’30 un chimico svizzero, Paul Mueller, ripetè la sintesi del diclorofenil-tricloroetano seguendo le ricetta di Zeidler, dimostrandone le proprietà insetticide: la sua grande efficacia contro le zanzare della malaria valse a Paul Mueller il premio Nobel per la Medicina nel 1948. Il DDT fu poi sintetizzato su larga scala negli Stati Uniti durante il secondo conflitto mondiale, e fu usato per la prima volta, con grandi risultati, contro mosche, scarafaggi, e specialmente pidocchi, dagli eserciti alleati durante la campagna d’Italia. Si iniziò a impiegarlo su scala mondiale contro la malaria intorno al 1950, e i risultati furono subito sensazionali. Lehn ha citato il caso clamoroso di Ceylon-Sri Lanka, ma consultando il sito dell’American Council on Science and Health, si ricavano molte altre importanti notizie statistiche: così per esempio in India l’uso del DDT ha ridotto il numero di morti per malaria da un milione nel 1945 a poche migliaia nel 1960; a Zanzibar ha ridotto dal 70% nel 1948 al 5% nel 1964 l’incidenza della malaria, che è risalita al 50-60% dopo la sua messa al bando. In Sudafrica, da quando si è smesso di usare il DDT l’incidenza della malaria (statistica degli anni ‘90) è aumentata del 1.000%, ma è invece diminuita dell’80% nella provincia di KwaZulu Natal, la sola dove si è continuato a farne uso. A mo’ di conclusione di questi dati statistici si può citare l’US Agency for International Development, che ha dichiarato che la malaria sarebbe stata eliminata al 98% se si fosse continuato a usare il DDT. E si può chiudere con la dichiarazione ufficiale, nel 1971, di un ente del prestigio della National Academy of Sciences degli Stati Uniti secondo la quale “si stima che, in poco più di due decenni, il DDT abbia evitato 500 milioni di morti per malaria”. Ma c’è anche un curioso paradosso: dal 1960 al 1974 la WHO ha esaminato circa 2.000 composti per un possibile uso come insetticidi per le zanzare della malaria, e ne ha promossi solo 30 per prove sul campo. Nessuno di essi era più innocuo del DDT, e anzi alcuni, vedi il malathion o il carbaryl erano decisamente tossici (oltre che più costosi del DDT), eppure il loro uso venne egualmente approvato.

Fin qui, quindi, i fatti. Ma allora, come è potuta esplodere la rivolta contro il DDT? Come mai le sue sensazionali doti di killer della zanzara anofele sono divenute, per così dire, “spendibili”? Bè, non vorrei sembrare frivolo parlando di una cosa così seria, ma la colpa è stata delle aquile. Pare una battuta? Invece no, sono state proprio le aquile. Perché il DDT, che non è biodegradabile, fu trovato nei tessuti di molti animali, aquile incluse: da qualche parte ho letto che lo si è trovato persino nelle foche dell’artico… Gli studi sui suoi effetti dannosi fiorirono, e al DDT ne furono attribuiti molti: fu persino accusato, con esperimenti su topi (esposti peraltro a dosi colossali) di favorire l’insorgenza dei tumori. Ma la cosa che chiuse il cerchio negativo fu appunto l’osservazione che, in parallelo con l’espansione dell’uso generale del DDT, la popolazione delle aquile (e di altri uccelli rapaci) era significativamente diminuita: del quale sgradevolissimo fenomeno, sotto la spinta del movimento ambientalista degli USA, il DDT fu universalmente ritenuto responsabile… Un aiuto poderosissimo alla campagna fu data da una biologa Americana, Rachel Carson, che nel 1962 pubblicò un libro che divenne immediatamente un best seller (Silent Spring), in cui l’autrice appunto accusava apertamente il DDT di essere la causa del declino della popolazione delle aquile. Ora, io non vorrei proprio buttare in ridicolo una cosa così importante (anzi, per usare le parole di Lehn, così tragica). Ma proprio così sono andate le cose: e non serve ora dire che molti degli studi anti DDT erano a dir poco approssimativi. Non serve dire che le aquile erano in grave declino già da decenni per ragioni che nulla avevano a che fare con il DDT, e che andavano dalla caccia abusiva alla perdita di habitat. Non serve ricordare che nessun essere umano è mai morto per cause direttamente legate al DDT, e che i soli casi di avvelenamento descritti erano dovuti all’ingestione accidentale, o a scopo suicida, di grandi quantità di DDT (e anche in questi pochi casi pare probabile che i danni siano stati causati dal cherosene usato come solvente). Né serve citare le parole di Norman Moore (lo scienziato che per primo osservò il declino della popolazione delle aquile): il quale ha affermato che i benefici del DDT sorpassavano di gran lunga i danni, ai quali pure egli credeva, dichiarando che, se fosse vissuto in una capanna Africana avrebbe preferito avere nei suoi tessuti tracce di DDT piuttosto che morire di malaria… Ma tant’è, la valanga si era oramai formata e la sorte del DDT era segnata. Fu quindi con grande giubilo che la sua messa al bando, promossa con grande vigore a livello legislativo da un parlamentare Americano che si chiamava Ruckelshaus, fu salutata dagli ancora giovani movimenti ambientalisti, prima negli USA, e poi in tutto il mondo. Era il 1972, e da quel giorno, (di nuovo, statistiche ufficiali) 100 milioni di esseri umani sono morti di malaria...

Bene, ora che ho scritto tutto questo, vediamo di passare dai fatti alle opinioni. Dico quindi la mia, senza usare toni da crociata, e senza forzare l’interpretazione della storia: è d’altronde la regola che tutti noi ci siamo dati a Scienza in rete. Ma quanti leggono quello che scrivo avranno capito che ho in gran dispetto il pensiero omologato, il seguire le mode: in una parola, il conformismo. Così dico chiaro e tondo (come del resto aveva detto nel suo pezzo Lehn) che nella vicenda DDT il movimento ambientalista ha sbagliato clamorosamente. Penso che alla base della crociata anti DDT vi sia stata una genuina, e condivisibile, preoccupazione per le sorti del pianeta, ma penso anche che vi sia stata l’assoluta incapacità di vedere le cose nella loro giusta prospettiva. Di mettere cioè sui piatti della bilancia, da una parte le povere foche dell’artico e le ancora più povere aquile declinanti, e dall’altra i milioni di esseri umani, poverissimi anch’essi però, destinati alla scomparsa. D’altronde quelli erano gli anni del Club di Roma, delle statistiche sui limiti della crescita, di quella che il mio amico Bruno Zanettin definisce Eco-filosofia. Gli anni in cui, appunto, si sviluppava il pensiero omologato anti sviluppo: quello della nostalgia dei sandali, come ho scritto qualche tempo fa nel Blog. E non voglio proprio pensare che vi sia stato, oltre all’insipienza, qualcosa di molto meno accettabile, e cioè l’idea che, in fondo, siamo in troppi, e quindi, qualche milione in meno, tutto sommato… c’è chi lo ha detto, c’è chi lo ha detto. Ma vi è anche un curioso paradosso, le cui basi logiche proprio mi sfuggono: premetto che sono assolutamente convinto che sia colpevole attentare all’ambiente e alla salute degli uomini anche per semplice noncuranza: giorni fa mio figlio mi diceva quanto lo irritasse vedere gente seduta in macchina a leggere il giornale con il motore acceso: penso avesse proprio ragione. E naturalmente ritengo sia qualitativamente molto più grave farlo per motivi commerciali, di profitto: qui siamo, secondo me, nell’ambito del criminale. Però, dicevo, mi sfugge la logica in base alla quale si sono levate – giustamente – tante veementi proteste per episodi come quello di Schweizerhalle, di Seveso, o di Bophal, e nessuna per i morti di malaria. Ma ci rendiamo conto che, a fronte dei 100 milioni di morti provocati dalla messa al bando del DDT – più di quanti ne ha causati l’intero secondo conflitto mondiale – quelli di Seveso (nessuno), e persino quelli di Bophal, non sono che una goccia nell’Oceano? Qualcosa, qui, per me non quadra, e non vorrei proprio pensare che alla base di tutto vi sia un qualcosa di ideologico che impedisce di vedere le cose senza la deformazione della lente conformista. Ma se alla fine, gratta gratta, ci fosse (anche) questo? Un noto politico Italiano diceva che a pensare male si fa peccato, ma di solito ci si prende. Hai visto mai…

21 aprile, 2011 da Ernesto Carafoli


Commenti

Disclaimer

Chiediamo ai lettori, per rispetto di chi legge, di scrivere come di prassi in minuscolo. Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Chi invia un commento o si registra al sito sottoscrive le condizioni generali di contratto. Facendo ciò l'Utente si è assunto ogni più ampie responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a Scienza in rete e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L’utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.

#1 Una grossa spinta a

ritratto di Franco Brezzi
29 aprile, 2011 - 21:35 da Franco Brezzi

Una grossa spinta a riflettere sulle mode. Bravo Ernesto!

  • rispondi

#2 Bravo Carafoli!

ritratto di Gianni Fochi
30 aprile, 2011 - 11:07 da Gianni Fochi (non verificato)
Sottoscrivo ogni parola dell'articolo di Carafoli. Gianni Fochi Docente di chimica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e giornalista scientifico (http://homepage.sns.it/fochi).
  • rispondi

#3 Adoro il profumo del DDT il mattino appena alzato...

ritratto di Visitatore occasionale
30 aprile, 2011 - 22:54 da Visitatore occasionale (non verificato)
"Sottoscrivo ogni parola dell'articolo di Carafoli. Gianni Fochi Docente di chimica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e giornalista scientifico" Ed è quindi logico che l'oste non possa parlare male del vino da cui ricava sostentamento... Comunque, negli anni '70 le industrie chimiche americane, pur private dei proventi derivati dal DDT, si sono rifatte con napalm ed agente orange spruzzato con gusto sulle foreste vietnamite e cambogiane... i profitti sono stati mantenuti comunque... E meno male che il titolo dell'articolo non era come da mio incipit. Ma per favore... opere di potabilizzazione dell'acqua, profilassi sanitaria e impianti fognari in quei paesi avrebbero risparmiato altrettante se non più vite, e non avrebbero inquinato l'ambiente come il ddt che ora si cerca di far passare innocuo come zucchero velo...
  • rispondi

#4 Sono indeciso

ritratto di magnete
1 maggio, 2011 - 22:24 da magnete

L'articolo mi ha colpito... ero abbastanza convinto che DDT/male. Carafoli dice DDT/bene. Be' mi dà da pensare. Anziché ironizzare ora sto cercando dati seri: qual è il profilo rischio/beneficio del DDT rispetto ad altre pratiche (anche le fogne hanno un profilo vantaggi/svantaggi). Quale è preferibile dalle popolazioni del luogo, che devono decidere? E poi, probabilmente è vero, le fogne avrebbero risolto il problema, ma c'è un punto: il DDT era già una realtà contro la malaria. L'articolo mi ha molto incuriosito, rispolvera la questione ma non mi soddisfa perché non svela tutte le cifre. Forse va al di là dello scopo dell'articolo, se qualcuno avesse idea su dove trovare i dati per rispondere alle domande che ho fatto sopra mi farebbe un piacere...

  • rispondi

#5 http://www.ambra.unibo.it/mai

ritratto di Visitatore occasionale
3 maggio, 2011 - 10:34 da Visitatore occasionale (non verificato)
http://www.ambra.unibo.it/main/index8ff0.html?id_pag=120 Il problema è che al tempo il prodotto veniva impiegato davvero per tutto, come descrive piuttosto fedelmente l'articolo che ho linkato. Il problema fu quindi l'abuso della sostanza, la quale, dal canto suo dava l'impressione di adattarsi ad ogni esigenza, senza conseguenza alcuna. Mi ricordo bene parecchie confezioni, di latta o di plastica, a cui si doveva tagliare o rimuovere il beccuccio e che si dovevano premere per far uscire la polverina come fosse borotalco... e si, la polvere era pure delicatamente profumata. E mica si comprava solo al consorzio agrario il DDT. Era sulle bancarelle dei venditori ambulanti al mercato, nell'espositore del chiosco del fiorista, nel negozietto del droghiere sotto casa. Va detto, inoltre, che il DDT non fu mai veramente bandito, perché in taluni Paesi si continuò ad utilizzare, stavolta in modo più mirato sulla zanzara. Forse la questione sta proprio in questo aspetto. Responsabilmente, ne si doveva circoscrivere l'uso. Operazione difficile in quel periodo. E comunque, una campagna di eradicazione della malaria basata solo sugli insetticidi non potrà mai rivelarsi vincente. L'uomo, da quando sono in uso gli insetticidi, non è riuscito ad ottenere l'estinzione di nessun insetto dannoso. Nello stesso periodo, abbiamo invece provocato la scomparsa di innumerevoli specie animali e vegetali, causando un impoverimento biologico del nostro pianeta per certi versi drammatico e che ci si ritorcerà contro.
  • rispondi

#6 Possibili fonti per approfondire

ritratto di Ernesto Carafoli
3 maggio, 2011 - 19:50 da Ernesto Carafoli
Per “magnete “ (Sono indeciso…) Questo lettore chiede altre informazioni, suppongo generali, sulla saga del DDT, dei suoi inizi trionfali, e sulla sua messa al bando. Ecco qui alcuni “links” da cui attingerle. American Council on Science and Health (http://www.acsh.org). E’ un’organizzazione piuttosto aggressiva, che si batte da anni contro quelle che definisce “paure ingiustificate”, Il suo sito eè continuamente aggiornato, e la pratica DDT è una delle più corpose. National Academy of Sciences (USA). Rapporto nel 1972 in cui si giungeva ad una stima di 500 milioni di morti evitate dal DDT. Da tutto quello che ho letto la cifra, nonostante l’enorme prestigio dell’Accademia, pare esagerata , anche perché probabilmente comprende le morti da altre malattie, come il tifo petecchiale, la febbre gialla, la dengue ed altre. Per la malaria, la stima conservativa della WHO (100 miloni di morti) è probabilmente realistica. Un altro rapporto della WHO, alla fine delle prove sui 30 composti (su 2000) scelti per le prove sul campo conclude che sono tutti più costosi del DDT (fatto importante per paesi poveri come quelli Africani), e devono essere spruzzati molto più frequentemente. Il bestseller del 1962 di Rachel Carson (Silent Spring) che ha messo in moto la valanga, ha ricevuto critiche molto pesanti. C’è un sito che usa toni molto accesi (http://rachelwaswrong.org). Va consultato con attenzione, appunto perché è decisamente schierato, ma ha notizie egualmente interessanti: ad esempio una dichiarazione fortemente critica del Presidente dell’Uganda (2007), paese ovviamente colpito in modo particolare dalla messa al bando del DDT. E’interessante leggere la risposta del Dr. Charles Wurster, Scienziato Capo dell’ Environmental Defense Fund , l’Agenzia USA che ha avuto un ruolo preponderante nella messa al bando del DDT, alla domanda se pensasse che la messa al bando del DDT avrebbe provocato la morte di esseri umani “ probabilmente…e allora ? Gli uomini sono la causa di tutti i problemi, ne abbiamo troppi ! Bisogna che ne eliminiamo una parte, e questo è un buon modo di farlo! E’ doveroso dire che il Dr. Wurster ha poi detto che la dichiarazione non era stata riportata correttamente da un altro membro dell’ Agenzia. Sulla questione della carcinogenicità del DDT, la IARC (International Agengy For Research on Cancer: http://www.iarc.fr) che è l’agenzia della WHO responsabile dell’area cancro, ha pubblicato parecchi rapporti. L’ultimo ha di fatto declassato il DDT in una categoria virtualmente innocua. Vi sarebbero anche altri links, ma penso che questi possano offrire al lettore“magnete” un panorama sufficiente.
  • rispondi

#7 Ci risiamo...

ritratto di Ernesto Carafoli
3 maggio, 2011 - 19:45 da Ernesto Carafoli
Mi riferisco qui al commento #3, "Adoro il profumo del DDT..." Ci risiamo. Il commento dell’anonimo “visitatore occasionale” è assolutamente classico. Un concentrato di luoghi comuni conditi dal solito sarcasmo autocompiaciuto di chi è evidentemente solo abituato al pensiero omologato. Già aveva fatto capolino, il pensiero omologato, nelle discussioni su alcuni dei temi che propongo qui a SciRe, l’ultimo quello sul clima e sulle energie alternative. E se da un lato mi fa piacere che i temi che tocco sollevino interesse, dall’altro mi deprime constatare come a volte straripi il conformismo. Gianni Fochi si era dichiarato d’accordo con quanto avevo scritto sulla sconsiderata messa al bando del DDT, e cosa fa l’anonimo “visitatore occasionale”? Demonizza l’avversario, dandogli del disonesto: in quanto -dice- come chimico non può ovviamente sputare nel piatto da cui mangia. Ed all’insulto aggiunge le "solite" dosi massicce di collaudato anti-americanismo a base di napalm ed agente defoliante. Non si sofferma sui 100 milioni di morti per malaria, che erano il tema in questione, ma divaga sulle fognature e sulla potabilizzazione delle acque...cose ovviamente augurabili, ma che non si capisce cosa abbiano a che fare con il plasmodio e la zanzara anofele: perché se l’acqua da bere è inquinata, e se le fognature non funzionano entrano in gioco malattie come ad esempio il tifo, ma certo non la malaria. Io sempre dico a me stesso che occorre evitare i toni da crociata, che bisogna prima di tutto esporre i fatti, e poi, caso mai, passare alle opinioni, esprimendole comunque sempre in modo civile e ragionato, senza sparate di propaganda. Solo che vi sono occasioni -ed eccone una- in cui è oggettivamente difficile farlo: quindi, a malincuore, alzo appena un pochino la voce per dire che è ora di finirla. Che non si può andare avanti per l’eternità a considerare l’industria Americana, o l’America in genere, come la sentina di ogni vizio, e gli “altri” come il ricettacolo di ogni virtù. Alla fine del mio intervento avevo espresso –senza molta convinzione, a dire il vero- la speranza che a monte dell’osannata messa al bando del DDT vi fossero motivi di genuina preoccupazione, e non il solito omologato pregiudizio ideologico. Ma vedo dall’intervento del “visitatore occasionale” che mi ero illuso: la mia non era evidentemente speranza, era solo desiderio. E così la difesa del DDT, le cui ragioni mi sembrava di aver esposto nel modo più fattuale possibile, è stata accomunata alla difesa, che mai mi sarei sognato di fare, del napalm e dell’agente defoliante. Peccato. Se avessi voluto anch’io usare argomenti ideologici, di propaganda, sugli scempi ambientali, non avrei avuto che l’imbarazzo della scelta: è mai stato, ad esempio, l’anonimo “visitatore occasionale” in Asia centrale – Asia Centrale, non Alaska o California- dove una volta, vicino al Mar Caspio, c’era il grande lago d’Aral? Dico “una volta c’era” perché al suo posto ora vi è solo poco più che il rimasuglio di un innominabile crimine contro l’ambiente, e quindi contro l’umanità. No che non c’è stato, il “visitatore occasionale”: è evidentemente più confortante pontificare sulle povere foche dell’Artico che hanno tracce di DDT nel fegato dimenticando i 100 milioni di esseri umani che abbiamo concesso alla malaria, e continuare a straparlare dei mega-profitti che l’industria chimica Americana ha ricavato dal napalm e dall’agente defoliante. Che altro posso dire: trovo sinceramente deprimente che discorsi del genere siano ancora presi sul serio…
  • rispondi

#8 Ci risaremo anche, però professore...

ritratto di Visitatore occasionale
5 maggio, 2011 - 23:58 da Visitatore occasionale (non verificato)
non è che anche lei, con la sua risposta piccata dimostra, per certi versi una certa omologazione? Quella che contraddistingue talune élites ben acculturate, che ritenendosi composte da pensatori indipendenti e immuni da condizionamenti populisti, sono lesti a bollare di sufficienza chi si permetta di porsi in termini un pò ironici durante il confronto. O devo immaginare che lei scriva qui solo per ricevere commenti positivi, come quelli degli utenti che mi hanno preceduto? Se ho disturbato il suo salotto mi scuso, così come mi scuso con il giornalista scientifico prof. Fochi che non intendevo né demonizzare né considerare disonesto (questo lo ha immaginato lei, prof. Carafoli) con la mia battuta sull'oste. Purtroppo il mio non era sarcasmo autocompiaciuto. Che le industrie chimiche si siano sempre straordinariamente avvantaggiate dei conflitti militari è un dato di fatto. Come non mi sarei soffermato sulle vittime della malaria? Ho scritto che con alcune misure alternative, si sarebbero risparmiate altrettante se non più vite umane. Il tutto senza inquinare l'ambiente e facendo guadagnare meno i fabbricanti del DDT (e qui mi perdoni, ma non dipende da me se le più grandi multinazionali chimiche sono americane). Ma al professor Carafoli preme più dimostrare il mio becero sentimento antiamericano. Professore, visto che lei è una persona non piegata al pensiero omologato, perché non scrive in futuro anche un articolo sulle conseguenza dell'agente orange usato in Vietnam? Dato che io sono tendenzioso e straparlo sui mega-profitti delle industrie chimiche implicate, ristabilisca lei la verità. Magari scopriremo con il suo aiuto che le migliaia di tonnellate di defoliante furono fornite per sentimento patriottico, quasi regalate "per salvare le vite dei nostri ragazzi impegnati laggiù" come disse magari un CEO di qualche Company al momento di firmare i contratti. Ma forse parlare dell'aberrazione di quel periodo, che cioè dietro l'interessato suggerimento di Dow Chemical, Monsanto e compagnia bella, si sia adoperato un pacifico diserbante per l'agricoltura in spietata arma per conseguire risultati militari, con ovvia noncuranza circa le conseguenze devastanti sull'ambiente e sulla popolazione, è un luogo comune e dunque al prof. Carafoli non interessa, perché qui giustamente si deve parlare del DDT, e perché l'Uomo deve essere più importante delle aquile e delle foche solo quando lo stabilisce lei. Rientro allora in tema. Che cosa c'entrino le fognature con la riduzione della malaria lo spiego, visto che non è stato capito e dato che per mia colpa non lo ho descritto. Con gli impianti fognari si riduce considerevolmente la presenza di acque stagnanti e putride vicino alle abitazioni (la zanzara compie il suo ciclo vitale in un areale abbastanza limitato e non compie lunghi spostamenti in volo per colpire). Eliminando le acque stagnanti nei centri abitati, si limitano le condizioni ideali al suo proliferare. Nello stesso momento, si salvaguardano le acque potabili, che non essendo così inquinate non sono veicolo di malattie come il tifo. Il tutto senza dover usare "solo" il ddt od affidarsi "solo" ai farmaci per la cura del tifo. Non mi sembra poco, in Paesi dove le risorse per sanità e profilassi sono limitatissime o assenti. Con una differenza: interventi sulle infrastrutture sono più duraturi delle campagne di disinfestazione. E rilevo inoltre che se una persona dovesse sfortunatamente contrarre la malaria, o la febbre gialla o il dengue (tutti virus veicolati da zanzare), se questa persona avrà meno probabilità -poi- di essere poi indebolita da tifo, colera o altre grave affezioni gastro-intestinali, aumenteremo drasticamente le sue possibilità di sopravvivenza. I prodotti alternativi al DDT erano più tossici... vero, ma quante volte meno persistenti nell'ambiente? Questo ha dimenticato di dirlo nell'articolo. Il guaio del DDT era ed è purtroppo questo: è poco biodegradabile, perciò dà origine a fenomeni di accumulo lungo la catena alimentare. A causa dell'uso generalizzato che si faceva del DDT in quel periodo si stavano verificando inoltre fenomeni di resistenza da parte di alcune specie di insetti. La sfida che la chimica deve raccogliere (e che in parte ha fatto in questi ultimi anni) è questa: prodotti poco tossici e ben biodegradabili, di massima efficacia con il minimo impatto nel breve periodo e dalla nulla o limitata persistenza nel periodo medio lungo. La nostalgia romantica degli anni '70, quando tutti noi eravamo più giovani e con i capelli non ancora bianchi (come Carafoli) o ancora con tanti capelli in testa (come il sottoscritto) non dovrebbe essere sufficiente a riabilitare il DDT e soprattutto non dovrebbe cancellarne i lati deboli, tutt'ora esistenti. Per quanto può valere la mia opinione, penso che ai tempi la decisione di limitare l'uso del DDT, fu presa sulla base di una sincera preoccupazione. In realtà, come scritto sopra, il DDT non fu mai ritirato dal commercio, ma relegato ai Paesi in via di sviluppo. Aggiungo due parole per il povero lago d'Aral, dove il prof. Carafoli, improvvisandosi veggente (ahi, ahi, ahi), è sicuro non sia mai stato. La sorte che ha attraversato è drammaticamente descritta in un libro di Tiziano Terzani, non so se qui posso farne pubblicità... comunque è il libro dove Terzani parla del viaggio compiuto lungo le remote repubbliche russe nel periodo del disfacimento del vecchio impero sovietico. Altre notizie sono alla pagina di Wikipedia, sempre sperando che non sia considerata informazione troppo omologata, ovviamente. Non mi sembra fuori luogo parlarne. Anche in questo caso i prodotti chimici per l'agricoltura hanno avuto un ruolo nel determinare la catastrofe ambientale. Le colture intensive pianificate a tavolino hanno richiesto immense quantità di acqua prelevate dagli immissari del lago. I residui delle altrettante immense quantità di pesticidi e diserbanti usati nelle monocolture sono poi finiti nel lago sempre più ristretto e concentrato. Con effetti devastanti. Wow, stavolta non erano prodotti di industrie americane, ma russe. Ottima occasione di par condicio. Peccato che per l'ambiente non abbia fatto alcuna differenza. Per me l'America non è la sentina di ogni vizio, professor Carafoli, ma finché vi saranno comportamenti sbagliati da parte di essa, la criticherò. Con l'aggravante che se una nazione poco democratica o dittatoriale, comunista o no che sia, commette una bestialità, in un certo senso me lo posso aspettare proprio perché non ancora evoluta a più civili regole di convivenza e rispetto. Ma se a compiere la porcheria è chi si ritiene per il mondo un modello di democrazia e valori da esportare, beh, mi spiace, ma continuerò a rischiare di essere considerato servo del pregiudizio ideologico dalle persone più "consapevoli" come lei. Se solo su questo Pianeta molti si ritenessero "visitatori occasionali" come mi credo io, ci sarebbe forse un sentimento comune che porterebbe a vedere le cose in modo differente. Oggi come oggi, dal mio punto di vista, nei confronti della Terra abbiamo tutt'ora lo stesso atteggiamento dei Galli di Brenno in vista della Città di Roma. Tenga presente, infine, che se nei propri pensieri le persone possono percepire loro stesse (come fa lei), fuori dal pensiero unico, alla fin fine sono i comportamenti e gli stili di vita a costituire la c.d. "grande livella". In questo ci differenziamo molto meno di quanto siamo disposti ad ammettere. Perché vivendo in società è obiettivamente abbastanza difficile operare scelte sempre coerenti con le proprie convinzioni. Cordialità, Chiedo scusa per la lunghezza della risposta. So di non essere stato conciso. L'abilità di essere sintetico e nello stesso tempo esauriente è privilegio solo dei più grandi scrittori.
  • rispondi

#9 Nostalgia del DDT, ed altro

ritratto di Ernesto Carafoli
15 maggio, 2011 - 19:44 da Ernesto Carafoli
Sono stato fuori qualche giorno, ed ho quindi letto con un po’ di ritardo l’ultimo commento del “visitatore occasionale”. Ma gli devo una risposta, perché tocca punti importanti, un paio dei quali, spero me lo lasci dire, anche lievemente irritanti. Me ne occupo subito. Uno è la faccenda del Chimico Normalista che il “visitatore occasionale” ritiene di non avere insultato. Lungi da me, naturalmente, l’intenzione di difendere Gianni Fochi, che non conosco proprio, e che saprebbe certamente difendersi da solo. Ma se non è un insulto dire che non può prendere posizione contro la Chimica perché da essa trae pane e companatico vorrei proprio sapere che altro sia… Non sarebbe stato piu’ carino dire qualcosa come “ mi e’ scappata, non intendevo, mi scuso, etc.” anziché infilare l’infelice battuta sotto il tappeto?... L’altro punto lievemente irritante è quello del salotto. Vede, per me il salotto è divenuto il luogo dove persone presumibilmente dotate di cultura discutono -sempre a senso unico, però - dei massimi sistemi tra una tartina al caviale ed un sorso di champagne, prima di correre a formare l’ennesimo appello. E questo è proprio l’opposto di quello che piace fare a me: sollevare argomenti su cui ognuno dice la sua - e lei ne è, mi pare, un esempio - cercando naturalmente di convincere l’altro, ma usando argomenti fattuali. Tutti abbiamo, ci mancherebbe, le nostre convinzioni e le nostre preferenze ideologiche, ma io penso molto fortemente che non debbano essere spacciate per verità incontrovertibili. Ma veniamo ora alla malaria e al DDT, che erano il punto fondamentale di tutto il discorso. La sua precisazione sulle fognature è tecnicamente corretta: come si può non essere d’accordo sul fatto che sarebbe splendido sistemarle? Però mi permetta di dirle che è un discorso sentito e risentito: le fognature non si mettono a posto così facilmente, non sono state messe a posto, e nel frattempo milioni di persone muoiono di malaria. Quante volte anche da noi è risuonato il mantra “facciamo prima strade, scuole, ospedali…”. Che poi, naturalmente non si sono per nulla fatti. Non le pare che, in attesa delle sacrosante fognature, sarebbe stato solo buon senso continuare con il DDT? Non riesco proprio a comprendere come si siano potuti considerare “spendibili” milioni di esseri umani a fronte del rischio -tutto da dimostrare, badi bene - dell’estinzione delle aquile come specie… A meno che, legga per favore la mia risposta al lettore “magnete” qui sopra, non si sposino le aberranti idee dello Scienziato Capo dell’ Environment Defense Fund. E per favore, caro “visitatore occasionale”, mi faccia grazia dell’argomento che chi non si ammala di tifo resiste meglio alla malaria. Diciamo che era una battuta… Ma poi c’è la faccenda del napalm e dell’agente defoliante, che è molto piu’seria. Mi faccia dire chiaro e forte, subito all’inizio, che la decisione di mettere l’agente defoliante nelle mani di un Generale con molto pelo sullo stomaco non è stata scusabile. Il napalm è diverso, è stato uno strumento di guerra esattamente come lo sono state la bomba di Hiroshima o le bombe incendiarie al fosforo di Dresda: inaccettabile, proprio come quelle. Vede, io mi considero un pacifista vero, diverso da quelli a senso unico. Ma siccome le guerre continuano ad esserci, e presumibilmente sempre vi saranno, che almeno abbiano delle regole: quindi, niente napalm. Pero’, vede, lei non si e’limitato a biasimare le multinazionali a base americana per avere reso possible l’uso dell’agente defoliante e del napalm. Lei ha scritto - verbatim - che lo hanno fatto con gusto. E qui, vede, il suo discorso perde tutta la sua credibilità, perchè si è lasciato inquinare dal pregiudizio ideologico. Ma chi glielo ha detto, che questi CEOs si fregavano tutti contenti le mani per aver causato indirettamente la morte di tutti quei “musi gialli”? Purtroppo, il suo è un classico esempio di un ragionamento condivisibile reso non credibile dal pregiudizio ideologico. E poi c’e’ il punto sul Lago d’Aral, e sugli inenarrabili orrori ambientali che dobbiamo al potere Sovietico. Mi fa piacere che su questo punto lei sia stato completamente d’accordo con me, anche se avrei preferito che lei lo fosse stato senza le precisazioni che ha messo in campo . Posso dirle che ero virtualmente certo che lei avrebbe citato TIziano Terzani? In realtà, caro “visitatore occasionale”, su questa questione dell’inquinamento del pianeta vi sarebbe materiale per un discorso molto lungo, che lo spazio ora non ci consente. Dico solo qualche rapida cosa: come lei sa, abbiamo ancora 4 o 5 miliardi di anni prima della fine cataclismica del sistema solare, e non mi pare proprio logico pensare che l’umanità possa continuare a gestire il pianeta come ha fatto negli ultimi 60 o 70 anni per altri 4 o 5 miliardi di anni. Qualcosa, penso, accadrà, e tutto quello che abbiamo vissuto dal Big Bang in avanti se ne andrà: incluse le nostre meravigliose scoperte scientifiche, e la cattedrale di Chartres, e la Cappella Sistina, ed il mio amato Montale. E poi forse tutto ricomincerà ab initio, nel modo in cui per noi è iniziato, o più probabilmente in qualche altro modo tutt’affatto diverso (legga per favore il pezzo di Gottfried Schatz qui sopra): e vi sarà tempo per un altro “ciclo”, prima che il Sole decida di farci fuori. Se le cose stanno cosi’, lei capirà perché a me interessino più gli esseri umani e le loro sofferenze che non le aquile o le foche: non sono forse scomparsi i dinosauri ed i mammut? A lei forse non piacerà questo modo di vedere le cose, ma non vorrà, spero, contestarmene il diritto. Vede, il mio Maestro (perdoni la maiuscola), con cui ho avuto anni di intensa comunione intellettuale, la pensava proprio così, e si definiva, con espressione che a me pare molto azzeccata, un illuminista pessimista. Chiudo con un’ultima osservazione che spero non la irriterà più di tanto: non pensa che sarebbe stato un pelino più simpatico firmarsi?
  • rispondi

#10 Citando Amato...

ritratto di Laura Fedrizzi
4 maggio, 2011 - 22:29 da Laura Fedrizzi

Già molto è stato detto, mi servo di parole non mie per lasciare anche il mio pensiero: «E' molto popolare, in Italia, firmare appelli e parlare ex indignata conscientia, quasi mai si parla ex informata conscientia».

  • rispondi

#11 Il dibattito pro e contro

ritratto di Marcello Lotti
12 maggio, 2011 - 11:22 da Marcello Lotti (non verificato)
Il dibattito pro e contro l’uso del DDT si rinnova ciclicamente con toni più o meno accesi, una sorta di Wiederholungszwang, di coazione a ripetere. Pur non comprendendone le ragioni in assenza di nuove significative conoscenze, osservo che il messaggio viene comunque formulato in modo tale che possa avere un impatto profondo in chi lo riceve, assumendo che la reazione ad una perdita sia più estrema rispetto a quella di una vincita. Chissà se, sottolineando le diversità di vincite e perdite tra i paesi che sono afflitti dalle malattie trasmesse dagli insetti e quelli che non lo sono, si possa coagulare un bilancio realistico dei rischi e dei benefici derivanti dall’uso del DDT in Sanità Pubblica. Quali i rischi? Dal punto di vista tossicologico il DDT può causare diversi effetti (hazards) ma è estremamente improbabile che alle attuali condizioni di esposizione possa causare nell’uomo alcunché (risks). Certamente, quanto si osservò a Napoli nel 1944, quando 1,3 milioni di civili furono letteralmente “innaffiati” con il DDT fu esclusivamente il rapido crollo dell’incidenza del tifo. Indubbiamente l’uso del DDT pone, ma soprattutto ha posto quando veniva usato in agricoltura, un rischio ambientale come conseguenza della sua persistenza. Bisogna anche ricordare che la maggior parte degli studi ambientali è stata effettuata in regioni temperate per cui cautela deve essere posta nell’estrapolare quei risultati alle condizioni tropicali. Ad esempio, la luce ultravioletta dei tropici riduce di due terzi l’emivita del DDT qual è stata misurata nelle zone temperate. Il DDT è poco costoso ed efficace. Il suo prezzo attuale, come quello agli inizi degli anni 70, è da tre a nove volte minore di quello di altri insetticidi, oltre a essere applicato meno frequentemente. Se dobbiamo necessariamente accusare la grande industria, allora c’è da domandarsi se questa abbia subito la messa al bando del DDT, ovvero vi abbia contribuito, per offrire al mercato nuovi principi attivi più costosi. Le misure di bonifica sarebbero certo preferibili all’uso dei pesticidi, anche se è difficile immaginare la costruzione di fognature in molte zone dove la malaria è endemica, come ad esempio nel bacino amazzonico. Inoltre, se certi paesi non hanno le risorse per usare un insetticida più caro del DDT difficilmente potranno permettersi altre iniziative. L’evidenza circa l’efficacia del DDT è molto solida. Certo, il DDT ed i pesticidi non sono sufficienti nel controllo del ciclo del plasmodio ed in alcune zone gli insetti hanno sviluppato resistenza a questi composti, ma è innegabile il fatto che l’applicazione del DDT alle abitazioni abbia portato a clamorose riduzioni del numero di zanzare e dei casi di malaria, come ampiamente documentato in Africa, in India e in America Latina. Finché soluzioni realistiche non verranno individuate, l’uso del DDT rappresenta per i popoli poveri della terra una vincita perché ha permesso e permette il controllo pur parziale di molte malattie. Al contrario, viene rappresentato da molti nei paesi ricchi come una perdita, legata a preoccupazioni per l’ambiente. Con l’abolizione degli usi del DDT in Sanità Pubblica vincite e perdite si invertirebbero, con l’aumento certo dei casi di malattia da un lato e, forse, con un’ambiente più protetto dall’altro. C’è da riflettere su cosa motiva le nostre scelte tra scenari palesemente inconciliabili.
  • rispondi

#12 il DDT da solo può risolvere il problema malaria? FALSO!

ritratto di claudio della volpe
14 maggio, 2011 - 20:47 da claudio della volpe (non verificato)

Prima di tutto non è vero che non si possa usare il DDT contro la malaria, che ci sia un bando che ne proibisce l'uso dappertutto, non è vero che il DDT sia efficacissimo contro la malaria e non è vero che solo gli ambientalisti siano contro l'uso del DDT. Il discorso è molto più complesso e l'intervento di Carafoli è un po' come l'elefante nella stanza di cristalli; serve solo contro gli ambientalisti che gli stanno antipatici.

Il vantaggio base di usare il DDT è che concentra sia azione di disturbo che di intossicazione dell'insetto; ma in molti casi ha indotto resistenza diffusa; la resistenza al DDT come dovrebbe sapere Carafoli è mediata da un meccanismo genetico e tende a diventare quasi immediatamente significativa; l'argomento è stato oggetto di moderni lavori che ne stanno chiarendo i meccanismi dettagliati. (http://www.theallineed.com/biology/08070301.htm); scompare poi velocemente in assenza dell'uso del DDT; poi ricompare; già nel 1952 ci sono lavori che dichiaravano che la resistenza al DDT rendeva poco pratico il suo uso in molte regioni (knipling e altri); si evince da studi recenti che percentuali elevate di zanzare diventano DDT resistenti dopo solo uno o due cicli di applicazione; ci sono paesi come India, Pakistan, Turchia e molti paesi del centro america dove il DDT non ha più effetto o al più lo ha all'interno non all'esterno e solo perchè dissuade non perchè uccide l'insetto; inoltre l'uso del DDT può essere tranquillamente sostituito da altri insetticidi (casomai più costosi) che non siano POP ossia inquinanti organici persistenti come il DDT, che causa certamente o è fattore di rischio anche per varie malattie umane, ma soprattutto da investimenti diversi nella qualità della vita dei paesi interessati, come investimenti nella gestione del territorio, nell'igiene sociale; l'uso di case di tipo moderno e non di capanne; fra l'altro il DDT va bene nelle capanne; ma devono sempre campare in capanne e case di latta gli africani?  

Il discorso che supporta l'idea che rinunciare al DDT sia stato uno sbaglio non ha quindi molto senso se non per contrastare le campagne degli ecologisti e degli ambientalisti e di quei chimici come me che hanno deciso da sempre che non si sentono solidali con le grandi corporations che hanno inquinato il mondo solo perchè sono chimici anche loro o perchè molti chimici ci lavorano. Se si vogliono aiutare i popoli che soffrono il problema malaria occorre aiutarli ad uscire dal loro sottosviluppo non riempirli di insetticidi. Farli mangiare IN PRIMIS; e comunque non riempirli di DDT, certamente non nei tanti paesi dove le zanzare sono ormai naturalmente resistenti al DDT a causa soprattutto del suo uso indiscriminato e inoltre continuare ad investire nello sviluppo di un vaccino efficace. Al contrario di quel che lei dice il DDT NON è al bando NON lo è certamente per la lotta alla malaria e la WHO consiglia oggi di usare il DDT all'interno delle abitazioni o in cicli che alternino il DDT ed altri insetticidi ma secondo le convenzioni di Stoccolma che vengono riviste ogni tre anni e che ci garantiscono contro un uso indiscriminato che non difende SOLO gli uccelli simbolo ma anche le persone e i NOSTRI FIGLI. Sostenere cose diverse è fare offesa alla intelligenza dei suoi lettori.

  • rispondi

#13 Un lettore fedele...

ritratto di Ernesto Carafoli
19 maggio, 2011 - 13:50 da Ernesto Carafoli
Si è rifatto vivo il lettore Della Volpe, con cui, ai tempi del dibattito sul clima innescato dal mio intervento sul voltafaccia di Albert Goree (v. il Blog qui accanto) c’era stata una polemica dai toni, diciamo così, decisi. In linea generale sono naturalmente contento di risentirlo: a tutti fa piacere incontrare un lettore fedele, ed il suo intervento dimostra che i temi che solleviamo, qui o nel Blog, sono - come dire - pregnanti. Ma il lettore Della Volpe è un ambientalista a tutto campo, uno di quelli tosti: esaurito in qualche modo il discorso sul clima, eccolo qui a riproporre più o meno gli stessi argomenti sul problema del DDT. Ora, nei miei scambi con lui al tempo di Albert Gore ero stato un poco aspro, e l’avevo accusato di pensare a senso unico. Qui non vorrei proprio ripetere le asprezze, anche perché ho scoperto che il Lettore Della Volpe è un chimico e con i colleghi, si sa, si tende ad essere più concilianti. Però come faccio a non notare che il suo intervento ripropone la solita tiritera con gli adusati schemi sui ricchi malvagi che impoveriscono il Sud del mondo (presumibilmente ricavandone gran gusto, per prendere a prestito l’espressione del “Visitatore occasionale”)? E con l’ancora più adusato mantra del miglioramento delle condizioni di vita (e di NUTRIZIONE) del suddetto Sud del mondo come condizione preliminare, o alternativa, ad ogni altro intervento: sul tipo dell’uso, in questo caso, degli insetticidi? Il lettore Della Volpe poi non si accontenta delle fognature, parla addirittura di costruire su larga scala, al posto delle capanne o delle baracche di latta, abitazioni vere in tutto il mondo povero come alternativa all’uso degli insetticidi. Lo sa anche lei, lettore Della Volpe, in che mondo viviamo… Io ho detto e ridetto che mai e poi mai starei dalla parte di che inquina per motivi commerciali, o addirittura per noncuranza. Ho detto e ridetto che le fognature, le case vere, e tutte le cose di questo tipo sono sviluppi che mi auguro proprio divengano reali. Ma non vivo nel mondo di Peter Pan, e so che queste augurabilissime cose, per motivi cha vanno dal politico all’economico, bene che vada, vedranno la luce tra generazioni. Nel frattempo, ed a me pare cosa di banalissimo buon senso, sono convinto che valga la pena di correre qualche rischio (del tutto ipotetico, me lo lasci dire), che noi del mondo ricco si soffra un poco per evitare la morte di decine di milioni (legga bene, per favore, decine di milioni) di nostri simili del mondo povero. Ma come può non essere d’accordo con me su questo, lettore Della Volpe? Che se poi lei vuole a tutti i costi mandare al rogo le multinazionali, legga per favore il commento di Marcello Lotti qui sopra: non le sembra che avrebbero avuto ogni vantaggio dalla sostituzione del DDT con altri prodotti più costosi, da esse naturalmente sempre prodotti? Naturalmente Lotti non pensa a questo complotto tipo Spectre, ma lo cita come ipotesi paradossale, e qui io glielo ripeto, perché sarebbe un argomento che mina molto di quello che il pensiero omologato propone su questa questione. E a questo punto spero che lei mi permetta di chiudere con un’ultima osservazione. Il suo intervento adversus Mairani sul tema del clima ripeteva pari pari lo schema che qui ha usato il “Visitatore occasionale” contro il Chimico della Normale: sarcasmo e compatimento come premessa all’argomentazione, l’idea, appunto, del “Gott mit Uns” di tristissima memoria che io al tempo del clima avevo citato. Ma non sarebbe invece ora che tutti quelli del pensiero a senso unico incomincino a vedere gli “altri” come persone uguali a loro, e ad ascoltare le loro ragioni? Magari chissà, se non è sperare troppo, anche per cambiare opinione?
  • rispondi

#14 DDT

ritratto di ocasapiens
19 maggio, 2011 - 18:00 da ocasapiens (non verificato)
@Prof. Carafoli "a fronte dei 100 milioni di morti provocati dalla messa al bando del DDT" Mai stato messo al bando per uso sanitario, come ricorda il prof. Della Volpe. Le vittime stimate dal WHO muoiono per assenza di prevenzione e cure, e per l'evoluzione della resistenza non solo della zanzara al DDT, ma del plasmodio ai farmaci. E guardi che non può fare un paragone con le vittime prima del - mai avvenuto - bando, senza tener presente che da allora la popolazione a rischio è triplicata. "nella vicenda DDT il movimento ambientalista ha sbagliato clamorosamente" E' di nuovo lei a sbagliare. Le Ong ambientaliste a cominciare dal WWF si sono allineate sul parere - favorevole all'uso sanitario del DDT - delle Ong umanitarie (piene di ambientalisti tra l'altro) "nessuna protesta per i morti di malaria." Sta scherzando o non ha mai sentito parlare di Medici senza frontiere, dell'Unicef, dell'UNEP o, chessò, di Bill Gates? "Il bestseller del 1962 di Rachel Carson (Silent Spring) " Non chiedeva alcun bando, bensì un uso saggio ("wise") dei pesticidi. E citava ricerche su centinaia di organismi, ma non sulle aquile americane classificate "a rischio" nel 1967 e solo nel 1970 in Alaska dove fino a quel momento si potevano ancora uccidere "dire la mia" Certo ma informarsi non nuoce. Come si usa dire, you're entitled to your opinions, not to your own facts... @M. Lolli resistenza "in alcune zone" ahimè no, in tutte le zone dove ci sono soldi per controllarla. Perciò nei costi va incluso quello del monitoraggio (oltre a quello dei tecnici mandati ad applicare il DDT) e i paesi poveri non se lo possono permettere. Per ora, l'unica strategia "cost-effective" è insetticidi interni a rotazione + zanzariere + educazione. L'oca s.
  • rispondi

#15 Informarsi, informarsi...

ritratto di Ernesto Carafoli
24 maggio, 2011 - 21:51 da Ernesto Carafoli
Ben detto, informarsi è doveroso prima di “sparacchiare” giudizi. Perdoni il tono deciso, ma quello della sua nota, così aggressivo, se lo è tirato addosso. Perché vede, a sbagliare non sono io, ma è lei, e clamorosamente. Il DDT E’ stato messo al bando eccome, nel 1972 dal Governo USA, e subito dopo da varie altre Nazioni Europee, tra le quali, guardi un po’, anche la nostra nel 1978. Lei forse non ha seguito gli estenuanti dibattiti a livello Federale negli USA e le innumerevoli audizioni dell’Environmental Protection Ageny (EPA). E neanche ricorda l’atteggiamento critico dell’opinione pubblica verso la chimica e la scienza in generale, determinato in larga misura dal bestseller della Carson e, specialmente, dalla determinazione dell’Amministratore dell’EPA William Ruckelshaus. Tutto questo culminò nel BANDO UFFICIALE del DDT il 2 di Giugno del 1972. Come lei dovrebbe sapere, la Commissione di Stoccolma, firmata da un centinaio di Nazioni, ha PROIBITO nel 2001 l’uso del DDT. Questo per quanto riguarda i fatti, e non credo valga la pena di aggiungere che ora si sa (le dichiarazioni e le prove in proposito sono innumerevoli) che buona parte delle ricerche sui danni all’uomo da DDT, ricerche di cui apparentemente si era fidato Ruckelshaus, erano inattendibili o addirittura errate: si legga, per favore, lo studio pubblicato in proposito nel 2004 sul J. Am. Physicians and Surgeons (http://www.jpands.org/vol9no3/edwards.pdf). Lo si usa ancora, come lei dice? Sì, lo si usa ancora, ma in modo molto limitato: perché è la stessa Convenzione di Stoccolma ad avere dato, alle Nazioni che lo chiedono, il permesso di usarlo per tre anni (eventualmente rinnovabili). Ma è un fatto documentato che il commercio e l’uso del DDT sono divenuti molto più difficili, e quindi più costosi. Così come lo sono d’altronde gli insetticidi alternativi, vedi il malathion. Lo sviluppo più recente di cui sono al corrente (assumo la potrà interessare), è la presa di posizione della WHO del 15 Settembre 2006, in cui, dopo quasi 30 anni dalla campagna anti-DDT l’Agenzia promuove per bocca del suo “Assistant Director General for HIV, TD and malaria” Dr. Anarfi Asamoa-Baah l’uso del DDT per spruzzare gli interni delle abitazioni dei paesi a rischio malaria. L’Agenzia conclude (Dr. Arata Kochi, Direttore del Programma Globale anti-Malaria) che i dati scientifici hanno dimostrato che l’uso interno del DDT non è pericoloso né per gli animali né per l’uomo, ed è molto efficace per ridurre l’infezione malarica da zanzare. Forse posso citarle anche la dichiarazione del Senatore USA Tom Coburn, uno dei politici che più si è impegnato nella lotta contro la malaria: “Finally, with this unambiguous WHO leadership on the issue we can put to rest the junk sciente and myths that have provided aid and comfort to the real enemy -mosquitoes- which threaten the lives of more than 300 million children each year” (se vuole più notizie sulla presa di posizione della WHO può consultare il seguente sito: www.who.int/entity/mediacentre/news/releases/2006/pr50/en/-). Il punto che lei solleva sulla resistenza è importante, e va discusso. Perché la resistenza ha effettivamente ridotto l’efficacia del DDT in alcune parti del pianeta, ad esempio in India: ma non è questo un problema comune ad altri presidi ancora considerati essenziali, come ad esempio gli antibiotici ? Non sarebbe più utile regolamentare l’uso dell’insetticida, anziché cedere alla tentazione dei cortei e della messa al bando “senza se e senza ma”? Perché, vede, la malaria causa ancora (o dovrei dire di nuovo?) dai due a tre milioni di morti all’anno, ed il suo più efficace nemico è sempre ed ancora il DDT. E’ inutile girarci attorno, lettore Oca Sapiens, è al DDT che dobbiamo la scomparsa della malaria in Europa e nel continente Nordamericano, ed è al DDT, tanto per riprendere l’esempio di Lehn, che dobbiamo il crollo dei casi di malaria nello Sri Lanka da 2,8 milioni nel 1948 a soli 17 nel 1963! Vede, sono anch’io convinto che il vaccino anti-plasmodio sarebbe, da un punto di vista medico, la cosa migliore: ma è di là da venire, se pur mai arriverà. Sono anch’io convinto che fognature, case, e buona alimentazione nei paesi a rischio siano essenziali, ma so anche che per molto resteranno un pio desiderio. E nel frattempo? Ha provato a calcolare quanti milioni di morti dal 1972 in avanti avremmo risparmiato senza l’isteria nata da un bestseller sulle aquile e dall’ostinazione di Ruckelshaus ? Come faccio a farle capire, e so di dire una cosa che la farà probabilmente fremere, che tutti i pellicani bruni del pianeta, per me, non valgono un solo bambino Africano in agonia con il febbrone? Lettore Oca Sapiens, io non so più in che altro modo dire che non sopporto l’idea che si inquini per profitto, o anche per noncuranza, e che si possa farlo senza pagare. Mi fa cadere le braccia il sentirmi catalogato come un antiambientalista per partito preso. Perché, provo a dirlo ancora una volta dato che anche lei lo suggerisce, gli ambientalisti non mi stanno affatto sui santissimi: sui santissimi mi stanno i talebani dell’ambientalismo, che è una cosa diversa. Così come mi ci stanno tutti quelli che -magari per convenienza- si nutrono di conformismo. E naturalmente mi aspettavo - solo che con me, vede, non attacca - la sfilza di nomi e di Enti, da Gino Strada a Bill Gates, che a sentire lei le darebbero ragione: non ha per caso dimenticato l’Associazione per la Difesa del Formichiere ? Mi stia bene.
  • rispondi

#16 Meravigliosa molecola DDT

ritratto di Pino
24 maggio, 2011 - 10:38 da Pino (non verificato)
Condivido in pieno ogni parola dell'articolo del prof. Carafoli. Pellegrino Marsala - libero professionista dott. agronomo e docente di ecologia, geopedologia, economia ed estimo.
  • rispondi

#17 L'AMBIENTALISMO E' UN MOSTRO SPAVENTOSO..?

ritratto di Piero Iannelli
16 giugno, 2011 - 01:52 da Piero Iannelli (non verificato)
Semplicemente : GRAZIE.. al Dott. Carafoli, Aggiungo: Il DDT e la cattiva coscienza degli ambientalisti .. Dal 1972 sono morte più di 50 MILIONI di persone. Ecco quindi come interpretare la lotta al DDT Nel 1963 si registrarono solo 31 casi di malaria, a fronte di precedenti milioni di morti.Raquel Carson che nel 1962 editò il libro dal titolo Silent Spring la bibbia dei movimenti ambientalisti . Dall’uscita del libro alle pressioni per bandire il DDTpassò poco tempo A Ceylon (ora Sri Lanka) si smise di usarlo nel 1964 e nel quinquennio successivo i casi di malaria tornarono al valore precedente all’uso del DDT: 2.5 milioni all’anno. Sei anni dopo che fu bandito si registrarono nel mondo 800 milioni di casi di malaria con più di 8 milioni di morti all’anno. Un vero disastro! ..Nel 2000 ben 260 movimenti ecologisti si sono riuniti per chiedere di bandire definitivamente il DDT e tra questi includiamo i più noti come ... ..Greenpeace e WWF.. http://carlozucchi.wordpress.com/2007/09/27/il-ddt-e-la-cattiva-coscienza-degli-ambientalisti/
  • rispondi

#18 RIABILITATO L'USO DEL DDT..

ritratto di Piero Iannelli
16 giugno, 2011 - 02:02 da Piero Iannelli (non verificato)
Bandito negli anni '70 perchè ritenuto dannoso per la salute dell'uomo, oggi non è più pericoloso. Lo ha stabilito l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riabilitandolo per quello per cui era stato ideato, cioè uno strumento efficace soprattutto per i Paesi africani per combattere la malaria causata principalmente dalla puntura di zanzare, che ha ucciso più di 800mila persone l'anno, molte delle quali bambini in tenera età. http://ilprofessorechos.blogosfere.it/2006/09/riabilitato-luso-del-ddt.html
  • rispondi

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Digita i caratteri visualizzati nell’immagine. Non c’è distinzione tra maiuscole e minuscole.

Se ti è piaciuto questo articolo aiuta Scienza in rete a crescere ancora, leggi come.

Ernesto Carafoli
ritratto di Ernesto Carafoli
Biologia e biochimica
Università di Padova

Libri che ti potrebbero interessare

Finesi, Roberto. Gli alambicchi di Gubbio. 2011
La biblioteca di Scienza in rete>>

Più letti

  • Oggi
  • Settimana
  • Mese
  • Anno
  • Mappa del rischio sismico (311)
  • Arriva la "slow medicine" (289)
  • La sindrome del Salto di Quirra (170)
  • La brutta fine di una cattiva legge (140)
  • Consumo di suolo, emergenza italiana (138)
  • Consumo di suolo, emergenza italiana (565)
  • Ppt in un tap (forse qualcuno di più) su iPad (318)
  • Mappa del rischio sismico (311)
  • Astrofisica da Nobel, 8 riconoscimenti in 50 anni (295)
  • Arriva la "slow medicine" (292)
  • Cannabis: perché ora è pericolosa (2,643)
  • Che cosa vale una laurea? Finalmente se ne discute (1,443)
  • Alba, Luna e Mercurio (1,316)
  • Homo immortalis. Una vita quasi infinita (1,015)
  • Alla scoperta di luce e colori (900)
  • Quando l'inquinamento industriale accorcia la vita (7,132)
  • La ricerca italiana non sta tanto male nel mondo (6,233)
  • Tasse universitarie: fatti, miti e ideologia (5,239)
  • I laboratori del Gran Sasso (4,858)
  • La lingua dei segni (4,197)

Pubblicati di recente

  • Articoli
  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • La brutta fine di una cattiva legge 23 Maggio 2012
  • La sindrome del Salto di Quirra 23 Maggio 2012
  • Arriva la "slow medicine" 22 Maggio 2012
  • La preparazione del documento per Rio+20 21 Maggio 2012
  • Ppt in un tap (forse qualcuno di più) su iPad 18 Maggio 2012
  • Pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale
  • Frane e inondazioni in Italia
  • uragani
  • See video
  • See video
  • See video
  • See video

Campi del sapere

  • Campi del sapere
    • Scienze della vita
    • Scienze della Terra
    • Fisica
    • Matematica
    • Economia
    • Chimica
    • Scienze umane
    • Tecnologia
    • Ambiente & sanità

Scienza e società

  • Scienza e società
    • Politica della ricerca
    • Filosofia della scienza
    • Storia della scienza
    • Etica e scienza
    • Scienza e pace
    • Arte e scienza
    • Innovazione e impresa
    • Università

Scuola

  • Scuola
    • Primaria
    • Secondaria
    • Educazione informale
    • Scuolabook

Rubriche

  • Editoriale
  • App4Scientist
  • Breaking news
  • Janus
  • Monitor
  • Osservatorio sulla ricerca
  • Pro e contro
  • Recensioni
  • Segnali
  • Vero o falso?
  • 150 scienziati d'Italia
  • In agenda

Documenti

  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • Slide
  • Autori
  • Pubblicazioni
  • Rassegna stampa
  • Biblioteca

Partner del progetto

Siti amici

  • eurodesk   
    issnaf

Master

  • macsis   
    mcs

Copyleft

Crediti

  • Ambiente
  • Astronomia
  • Biologia
  • Chimica
  • Fisica
  • Medicina
  • Politica della Ricerca
  • Scienze matematiche, fisiche e naturali
  • Scienze sociali
  • Tecnologia e scienze applicate

Icons by Axialis Team