Percezione artistica: meglio gli uomini o le donne?
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Da alcuni anni una serie di studi sta cercando di svelare i correlati neuronali della percezione della bellezza nei visi, nei quadri e nelle sculture, nella danza e nella musica (Aharon 2001; Cela-Conde 2004; Jacobsen 2006; Kawabata 2004; O'Doherty 2003; Rhodes 2007; Senior 2003; Vartanian & Goel, 2004). Si sono scoperte molte cose, ma due importanti aspetti sono ancora da chiarire: le possibili differenze tra la percezione estetica degli uomini e quella delle donne, e le spinte evolutive che possono avere modellato la nostra capacità di percepire “il bello”.
Per far luce su questi aspetti, in particolare sulle possibili differenze di genere, il gruppo di ricerca spagnolo Human Evolution and Cognition (Evoluzione umana e Percezione), che da anni segue questi progetti, ha usato la tecnica della magnetoencefalogragfia (MEG): una tecnica di neuroimaging che rileva i cambiamenti nei campi magnetici prodotti dall’attività post-sinaptica dei neuroni cerebrali (Cela-Conde 2009). Le registrazioni dell’attività cerebrale di maschi e di femmine sono state effettuate durante la valutazione estetica di input visivi artistici e non artistici. Ai soggetti sono state mostrate su uno schermo di computer numerose fotografie di paesaggi, profili di città, disegni, e riproduzioni di quadri con la richiesta di indicare se ogni stimolo fosse bello oppure no. I soggetti non avevano particolari competenze artistiche e, per evitare effetti-memoria legati al riconoscimento, i quadri scelti erano poco conosciuti.
L’osservazione dell’attività cerebrale correlata con la decisione dell’apprezzamento di un dipinto ha prodotto due risultati principali: primo, le regioni parietali si attivavano sia nei maschi che nelle femmine, indicando che l’elaborazione delle relazioni spaziali è un punto cruciale dell’apprezzamento estetico; secondo, l’attività cerebrale indotta dallo stimolo estetico era bilaterale nelle donne, mentre era limitata all’emisfero destro negli uomini. Gli autori offrono un’interpretazione evolutiva della differenza uomo/donna nella risposta allo stimolo estetico. Spiegano il primo risultato riconducendolo alle due diverse forme di elaborazione delle relazioni spaziali tra gli oggetti (Kosslyn 1987): una riguarda la posizione, l’altra la distanza. La prima è l’elaborazione spaziale categorica (che riguarda le relazioni tra due posizioni degli oggetti) in termini di posizione rispetto ad altri elementi. La seconda è il modo spaziale coordinato, che implica l’elaborazione metrica di distanze fra oggetti. Si è visto che la prima si svolge nelle regioni parietali dell’emisfero di sinistra, mentre la seconda coinvolge maggiormente l’emisfero di destra. I dati suggeriscono che, in generale, gli uomini preferiscono basarsi sull’elaborazione di tipo coordinato delle relazioni spaziali, mentre nelle donne accade l’opposto e utilizzano quella di tipo categorico (Okubo 2004).
Le differenze nei correlati neurali tra uomini e donne possono fornire indicazioni su come i processi selettivi evolutivi abbiano modellato, nell’uomo e nella donna, la capacità di apprezzare la bellezza. Confermano i modelli dell’evoluzione umana che assumono differenti strategie di adattamento nei nostri progenitori maschi e femmine: secondo la teoria ampiamente accettata dei raccoglitori/cacciatori (Silverman 2000), la strategia usata da maschi e femmine riflette la divisione del lavoro dei nostri progenitori, ossia l’inseguimento degli animali negli uomini e la raccolta del cibo vegetale nelle donne. L’elaborazione delle relazioni spaziali in modo coordinato conferisce cioè maggiori vantaggi adattativi per l’azione del cacciare, mentre il riconoscimento delle relazioni tra oggetti ed i loro contenuti costituisce una strategia vantaggiosa per l’azione della raccolta di cibo. Per concludere, i risultati indicano che l’elaborazione delle relazioni spaziali è un elemento fondamentale nell’apprezzamento della bellezza: lo dimostra la presenza dei correlati di attività, sia negli uomini che nelle donne, nelle regioni cerebrali responsabili dell’elaborazione spaziale. D’altra parte, la differenza di genere sul tipo di elaborazione spaziale può essere ricondotta ai differenti percorsi evolutivi basati sulla divisione dei compiti tra uomini e donne nelle nostre società primitive. Ed è per questo che anche oggi, nell’apprezzamento della bellezza, le donne si basano su aspetti sia locali che globali, mentre gli uomini si basano di preferenza su aspetti locali. Anche i risultati di studi comportamentali classici vanno in questa direzione: in generale, gli uomini preferiscono l’arte astratta, in cui la relazione tra gli elementi non è così dominante come nell’arte figurativa, la quale invece risulta preferita dalle donne (Bernard 1972; Polzella 2000).
Occorre naturalmente dire che la ricerca sui correlati neurali ed evolutivi dell’apprezzamento estetico muove ora i primi passi. Le conclusioni possono quindi essere solo speculative, ma il lavoro in corso offre l’interessante scenario di un campo affascinante che la ricerca futura dovrà esplorare a fondo.
- Aharon I et al. Neuron 2001; 32(3): 537-551.
- Bernard Y. Perceptual and Motor Skills 1972; 34(2): 663-&.
- Cela-Conde CJ et al. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 2009; 106(10): 3847-3852.
- Cela-Conde C J et al. Activation of the prefrontal cortex in the human visual aesthetic perception. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 2004; 101(16): 6321-6325.
- Jacobsen T. et al. Neuroimage 2006; 32(1): 486-487.
- Kawabata H. Journal of Neurophysiology 2004; 91(4): 1699-1705.
- Kosslyn SM. Seeing and Imagining in the Cerebral Hemisphere: a computational approach. Psychological Review 1987; 94(2): 148-175.
- O'Doherty J et al. Beauty in a smile: the role of medial orbitofrontal cortex in facial attractiveness. Neuropsychologia 2003; 41(2): 147-155.
- Okubo M. Journal of Cognitive Neuroscience 2004; 16(9): 1576-1582.
- Polzella DJ. Perceptual and Motor Skills 2000; 91(1): 251-258.
- Rhodes G. et al. Perception 2007; 36: 1244-1252.
- Senior C. Neuron 2003; 38(4): 525-528.
- Silverman I. Evolution and Human Behavior 2000: 21: 201-213.
- Vartanian O et al. NeuroReport 2004; 15(5): 893-897.
Julia Frimodt Christensen
Human Systematics, University of the Balearic Islands
Marcos Nadal Roberts
Neuroestetica, University of the Balearic Islands
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#1 Le donne odiavano il jazz
#2 L'estetica è un processo cognitivo molto complesso
Diversi studi sulla percezione visiva della bellezza hanno chiarito che l'estetica è un processo cognitivo molto complesso, che implica – quantomeno - giudizi sulle decisioni, emozioni edonistiche, e meccanismi d'attenzione. Tutti questi aspetti di quella che noi definiamo come "percezione estetica" spiegano perché i risultati sperimentali differiscano in modo tanto significativo nei vari protocolli.
Se ci spostiamo in un’altra area della percezione sensoriale - uditiva anziché visiva- è ragionevole pensare di trovare altre variabili ancora. Se è così, ogni estrapolazione dei risultati cha abbiamo ottenuto diverrebbe completamente speculativa. Inoltre, le aree cerebrali che abbiamo identificato nei nostri studi non sono in relazione con le aree note per essere implicate nella percezione dei suoni.
Tuttavia, un aspetto di tipo generale può forse suggerire un qualche ponte tra l'estetica visiva e quella uditiva: la differenza delle pressioni evolutive che possono avere agito nei due sessi. Noi abbiamo ricondotto le differenze nella percezione visiva nei due sessi alla divisone del lavoro. Anche se la musica può avere esercitato un effetto più generalizzato sullo stabilirsi dei legami sociali all'interno del gruppo, non è forse strano pensare allo sviluppo di differenti ruoli dei due sessi nell'esecuzione della musica. Se questa ipotesi è corretta, si potrebbero trovare differenze tra uomo e donna anche nella percezione della musica.
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