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Home » Scienza e società » Politica della ricerca

Parametri di valutazione, discutiamo di numeri

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Valutazione ricerca

Recentemente sta avvenendo un vero e proprio braccio di ferro fra due componenti del mondo scientifico-accademico italiano. Riguarda il punto cruciale dei criteri e parametri valutativi per i prossimi concorsi di abilitazione nazionale. Da una parte abbiamo l’ANVUR, che ha proposto criteri relativamente stringenti per l’abilitazione, basati su parametri bibliometrici riconosciuti. Questa posizione viene condivisa da scienziati Italiani all’estero ed in Italia, fra cui il Gruppo 2003. Dall’altra parte abbiamo molta accademia rappresentata dal CUN, e varie associazioni fra cui la Rete 29 Aprile di ricercatori. Pur in modo articolato, il CUN propone criteri meno stringenti e critica i parametri bibliometrici. Soprattutto nelle aree di scienze sociali ed umanistiche, sembra esserci una revulsione ai parametri di valutazione quantitativa, conclamata pure in articoli su giornali dove si scrive, per esempio, quanto sia ‘demenziale’ l’H-index. In questi articoli si trovano anche errori numerici, e quindi diviene imperativo discutere della valutazione del merito accademico sulla base di numeri.

Lo scopo di quest’articolo è presentare un’analisi numerica del criterio principale proposto dall’ANVUR, quello della mediana dei parametri bibliometrici – vedasi il recente articolo di Carra su Scienzainrete. Ho scelto due settori disciplinari di simili dimensioni, ma scientificamente molto diversi: MED/12, gastroenterologia, e M-FIL/03, filosofia morale. La Figura presenta il succo dei risultati ottenuti con lo stesso metodo, i quali possono essere di rilevo per l’abilitazione. Essa mostra il numero degli accademici con valori superiori alla mediana della fascia superiore nel settore (quindi associati con valori superiori alla mediana degli ordinari, e ricercatori con valori superiori alla mediana degli associati) per due parametri: il numero totale di citazioni e l’H-index. Un terzo parametro, il numero di pubblicazioni negli ultimi 10 anni, risulta essere statisticamente meno consistente, sia per le difficoltà di stimarlo compiutamente, sia per le differenze di ‘peso’ che pubblicazioni di diverso tipo hanno – un argomento di grande importanza nelle aree umanistiche e sociali.

I dati presentati qui indicano che l’applicazione stretta del criterio della mediana suggerito dall’ANVUR produce una short list obbiettiva per ciascuna fascia accademica. L’ampiezza della short list cala dai professori ordinari ai ricercatori, con un profilo graduale come ci si aspetterebbe dalla diversa ‘seniority’ degli accademici. La short list degli ordinari, persone che hanno valori superiori alla mediana di tutta la loro fascia nel settore, produrrebbe un’ampia scelta dei commissari, che poi valuterebbero un numero ridotto di associati e ricercatori per esaminarne la promozione accademica. L’altra considerazione è che parametri bibliometrici riconosciuti, come le citazoni e l’H-index, si possono applicare egualmente a settori biomedici ed umanistici, nonostante le grandi diversità quantitative: il valore mediano di H-index risulta essere = 19 per tutto il settore MED/12 e = 2 per tutto il settore M-FIL/03, eppure la distribuzione dei valori è qualitativamente simile. Credo che questa considerazione, basata su numeri empirici, possa sfatare comuni pregiudizi che emergono in Italia riguardo a parametri come l’H-index. Speriamo quindi che il confronto prosegua sui numeri, oltre che sulle opinioni!

27 luglio, 2011 da Mauro Degli Esposti


Commenti

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#1 il problema delle citazioni

ritratto di Giorgio Chiarelli
29 luglio, 2011 - 10:16 da Giorgio Chiarelli
Premetto che il mio settore professionale e' la fisica. Conosco pero' molti colleghi di settori afferenti all'area umanistica. Il problema delle citazioni e' che -abbastanza spesso- gli articoli (e tantopiu' le monografie) citano o non citano un autore/autrice a secondo del potere di questo o quella ed al variare dell'appartenenza (o meno) a filoni di pensiero omogeneo (o forse sarebbe bene definirle filiere di appartenenza). Non e' che da questo malcostume siano esclusi gli appartenenti alle scienze "dure" (lo dico per esperienza come referee). Pero', normalmente, i referees di articoli controllano le citazioni ed impongono uno standard. Nelle monografie, ove questo non si puo' fare, si sprecano -anche nel nostro ambiente- questi casi. Quindi, nel settore umanistico, con la maggiore incidenza delle monografie, questo indice tende ad amplificare alcune distorsioni del sistema accademico e (possibilmente) ad alimentare un malcostume esistente.
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#2 citazioni e umanisti

ritratto di Guri Schwarz
29 luglio, 2011 - 20:15 da Guri Schwarz (non verificato)
Sono uno storico e premetto che apprezzo il tentativo di Mauro di introdurre elementi di razionalità e oggettività in un dibattito spesso isterico e sterile. Ciò detto credo che ci sia un problema oggettivo per quanto riguarda il computo delle citazioni per gli umanisti. Immagino che Mauro abbia utilizzato "google scholar" per la sua ricerca. Tale strumento, pur prezioso, non tiene conto adeguatamente della produzione in ambito umanistico. In particolare ho notato - facendo vari test - che se nelle opzioni si indica il settore "social sciences and humanisties", cosa di per sé logica e naturale per ridurre il rischio di casi di omonimia, "scholar" seleziona solo un numero limitato di prodotti. Se invece si deseleziona il settore (e non se ne seleziona nessun altro), allora l'elenco risulta più vicino alla completezza (anche se non perfetto). Ho fatto una prova su me stesso e le citazioni passano da 6 - con il settore selezionato - a 46 senza settore. Ovviamente ho controllato le citazioni e sono tutte riferite a miei lavori, dunque non vi sono casi di omonimia o altro. Non ho idea di perché si verifichi questa anomalia, ma questo di per sé mi pare un problema rilevante. Lo stesso problema l'ho riscontrato per diversi altri colleghi, anche se va precisato che nel caso degli studiosi più anziani e più affermati il divario si riduce sensibilmente. Ovviamente non indicare il settore delle "social sciences and humanities" non è una soluzione poiché in diversi casi emergono variazioni sensibili quando vi siano casi di omonimia. Finché non esisteranno database adeguati e completi, capaci di considerare tutte le tipologie dei prodotti scientifici di un umanista (articoli, monografie, curatele, edizioni critiche ecc.), mi pare che ogni ragionamento sull'utilizzo degli indici sarà destinato ad essere del tutto astratto.
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#3 un algoritmo della meritocrazia che sostituisca l'accademia!

ritratto di Michele Ciavarella
30 luglio, 2011 - 11:54 da Michele Ciavarella
Caro Esposti mi pare che il suo esempio mostri, in questo caso specifico, che la proposta ANVUR pare ragionevole. Le si dira´che un esempio non da il quadro complessivo dei 300 e passa SSD: allora Lei potrebbe fare una panoramica completa. Sarebbe utile a questo punto qualcuno la facesse, sembra quasi che si debba discutere dei criteri a priori senza "aprire le buste" dei concorsi, come si fa tecnicamente in Italia perche´ uno fa finta di non sapere a priori chi sono i concorrenti. Ebbene, non capisco perche´ tutti qua parlino di criteri che riguardano valutazioni statistiche sui docenti italiani, e queste si possano fare gia´ora. Facciamole! Visto che Lei ha una bella struttura, Le faccia Lei. Si puo´anche mettere nome e cognome. Non c´ e´mi pare neanche da rispettare la privacy. Vediamo cosa direbbe l´algoritmo della meritocrazia. Non mi meraviglio che scontentera' alcuni, ovviamente chi ha i parametri bassi. O chi vuole decidere come crede. Saluti, mc
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#4 Cautele responsabili senza repulsioni e senza censure

ritratto di Andrea Cerroni
30 luglio, 2011 - 16:12 da Andrea Cerroni
Il punto ovviamente non è l'efficienza dei metodi bibliometrici (chi può metterla in discussione!), ma l'efficacia: è quella short list un'attendibile misura del valore scientifico di un ricercatore? Laddove c'è un mainstream ragionevolmente condiviso la risposta è: sì, anche se si discute in tutto il mondo sugli effetti perversi della peer review (diretta e indiretta, come è la bibliometria) e dovremmo pur cominciare anche noi, e anche se una dose minima di dissenso nella comunità scientifica andrebbe garantita statutariamente (dopotutto, lo scetticismo metodico distingue la scienza dei vari dogmatismi da cui si è dovuta faticosamente affrancare). Laddove si discute sui fondamenti stessi della disciplina la risposta è: no! Perché, per definizione, dai fondamenti discendono le ricerche che si intraprendono (fields, themata, authorship ecc.), i metodi che si applicano (quantitativi, qualitativi, storico-documentari ecc.), i risultati che si conseguono, i tipi di pubblicazione ai quali vengono destinati (libri o articoli, a singolo nome o collettivi, disciplinari/interdisciplinari ecc.) e di conseguenza quantità di pubblicazioni e di citazioni (almeno sul breve e medio periodo: e sul lungo, notoriamente, siam tutti morti…). Nè io mi sentirei di penalizzare coloro di cui non condivido l’approccio in un concorso universitario, reputandolo, fino a prova contraria, una ricchezza. Non è che i numeri non contano, ma che vanno contati per bene. E non sempre è facile. Alle volte è persino molto difficile: e questa è la palestra della scienza sociale. E' comunque compito proprio, direi, di un lavoro scientifico quello di distinguere quel che va distinto e di una governance responsabile quello di valutare con lungimiranza il motore della knowledge society. Cautele responsabili senza repulsioni e senza censure.
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#5 Ma come si fa a definire

ritratto di Claudio Amovilli
30 luglio, 2011 - 23:14 da Claudio Amovilli (non verificato)
Ma come si fa a definire obbiettiva questa short list? L'ANVUR ha suggerito un solo parametro per la definizione di questa short list, le pubblicazioni degli ultimi N anni (5 o 10 a seconda della fascia) della mediana. Questo parametro dovrebbe essere usato in modo esclusivo. Fuori o dentro, una follia. Non viene presa in considerazione alcuna normalizzazione degli autori, 1 o 10 o 50 non importa. E non ditemi che ogni settore ha la sua carraterizzazione in termini di numero di autori. Non è vero. Ma se quelli che decidono la mediana sono gli stessi che stanno in commissione e coautori dei lavori dei candidati (loro collaboratori negli ultimi N anni) dove si va a finire?
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#6 Non prendiamoci in giro

ritratto di Ezio Nessi
1 agosto, 2011 - 07:51 da Ezio Nessi (non verificato)
Lo scontro CUN-ANVUR è puramente politico. Il CUN è un organismo elettivo, con i pregi e i difetti che ben conosciamo di un'elezione settoriale; l'ANVUR è un organismo di nomina politica. Ovvio che il ministro prediliga il secondo e cerchi di attribuirli poteri sempre crescenti, visto che si tratta di poteri conferiti a un soggetto controllato. Ora l'ANVUR propone un'abilitazione riservata a pochissimi (molti dei quali non saranno mai chiamati nella successiva "fase locale", visto che non avranno i necessari appoggi nei dipartimenti), allo scopo di agevolare il progetto governativo di portare la consistenza numerica del personale universitario alle famose 40000 unità, mentre il CUN propone criteri laschi allo scopo di assecondare ampi segmenti della propria base elettorale. Entrambi i progetti non sono nell'interesse dell'università, ma intanto siamo di fronte all'ennesimo scontro politico distruttivo, che fa tanto gioco a chi vuole tagliare e cancellare.
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#7 vorrei chiedere a Mauro degli

ritratto di Piergiorgio Strata
2 agosto, 2011 - 19:03 da Piergiorgio Strata (non verificato)
vorrei chiedere a Mauro degli Espositi se è a conoscenza di altri paesi, ed eventualmente quali, che adottano indici numerici simili a quelli proposti da ANVUR. Nella mia lunga carriera e nella mia vasta esperienza di valutazione specialmente da USA, Giappone, Svizzera, UK e Germania mi sono sempre state richieste valutazioni personali sulla base di un limitato numero di pubblicazioni recenti e senza uso di parametri numerici.
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#8 vorrei chiedere a Piergiorgio

ritratto di Paola
8 agosto, 2011 - 12:24 da Paola (non verificato)
vorrei chiedere a Piergiorgio in quale paese la selezione di personale universitario avviene come in Italia... in Inghilterra sei chiamato a citare un limitato numero di pubblicazioni recenti perchè sai già che le università sceglieranno il candidato scientificamente migliore (senza bisogno di concorsi!!). In Italia le università fino ad oggi non hanno mai avuto motivi o stimoli a chiamare i migliori. Ecco perchè l'Italia è un paese anomalo e ci vogliono criteri come quelli dell'ANVUR. Sarebbe stato meglio agire da un altro punto di vista ovvero finanziare le università solo sulla base della loro qualità scientifica e capacità formativa; questo a lungo andare avrebbe obbligato le baronie ad accaparrarsi i migliori senza bisogno di concorsi ma per scelta diretta. Visto che la cooptazione non si può fare in Italia, siamo obbligati a darci dei criteri e quelli dell'ANVUR al momento rappresentano ciò che di meglio si poteva fare. La trovata della mediana è geniale perchè non statica e migliorativa da un punto di vista evolutivo.
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#9 La risposta a Paola, il cui

ritratto di Piergiorgio Strata
7 settembre, 2011 - 19:23 da Piergiorgio Strata (non verificato)
La risposta a Paola, il cui intervento leggo soltanto ora, appare in un mio articolo su La Stampa di oggi 7 settembre 2011 che su richiesta posso inviare per email. Poi possiamo continuare.
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#10 Ma in Italia le short lists non si son fatte, in accademia

ritratto di Mauro Degli Esposti
12 agosto, 2011 - 14:13 da Mauro Degli Esposti
Rispondo volentieri alla domanda di Piergiorgio Strata. Chiaramente, la risposta sarebbe NO. Tuttavia l'Italia non si e' mai comportata come le nazioni citate (e molte altre) nella selezione e promozione di scienziati ed accademici - a livello universitario [per istituti di ricerca piu' o meno privati, invece, anche in Italia si e' proceduto come all'estero]. Quindi credo che le intenzioni dei legislatorie ancor piu' quelle dell'ANVUR siano di mettere un'asticella basata su parametri numerici il piu' obbiettivi possibile, cosi' da produrre automaticamente una selezione dei candidati per associato od ordinario. Cosi' le commissioni si ritroveranno una 'short-list' di candidati da esamine in dettaglio, invece che procedere con criteri lassi, 'biased' ed insindacabili come e' stato fatto in tutti i concorsi nazionali a cui ho partecipato io e molti altri colleghi in passato. A questo proposito, la mia domanda a Strata ed altri colleghi che leggono questa pagina e': quanti dei candidati al concorso nazionale di Prof. Associato od ordinario (che magari avete vinto) sono stati ammessi all'esame della commissione, rispetto a quelli che avevano fatto domanda?
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#11 La risposta dunque è “NO” e

ritratto di Piergiorgio Strata
23 agosto, 2011 - 15:57 da Piergiorgio Strata (non verificato)
La risposta dunque è “NO” e non “sarebbe NO”. Quindi siamo un paese speciale e su questo sono perfettamente d’accordo. Ho ammesso pubblicamente (www.torinoscienza.it) che come membro di commissioni di concorso ho sempre dovuto allearmi possibilmente con colleghi seri, ma che per ottenere una maggioranza ho dovuto anche fare patti con il diavolo. Ma il problema non si risolve con leggi speciali per paesi sottosviluppati che rischiano di lasciare fuori alcuni giovani bravissimi che lavorano da soli con scarsi finanziamenti soprattutto su progetti ‘curiosity driven’ per i quali nel nostro paese mancano risorse (ma sui progetti bandiera nei prossimi 3 anni vi sono 1,7 miliardi). Con questa scientometria, all’Università di Torino questi ragazzi risultano in serie C pur avendo vinto un grant ERC giovani. Leggi come quella dei concorsi locali con 2-3 idonei, che ha prodotto soltanto disastri, appartengono alla politica. La cattiva politica ha creato una sacrosanta autonomia universitaria senza la contemporanea messa in atto di un sistema di valutazione che oggi l’ANVUR può risolvere senza ricorrere a leggi speciali e su questo ho già fatto le mie proposte in varie sedi. Rispondo anche alla domanda di Mauro Esposti su “quanti dei candidati ad un concorso nazionale sono stati ammessi all'esame della commissione, rispetto a quelli che avevano fatto domanda?” Siccome la commissione che avrebbe dovuto ammettere all’esame era la stessa che doveva esprimere i vincitori il problema non esiste. Esprimere in poche righe un giudizio negativo era già un’esclusione. Ma non è questo il problema.
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#12 parametri ANVUR, occasione mancata!

ritratto di Michele Ciavarella
26 dicembre, 2011 - 12:45 da Michele Ciavarella
Mi inserisco nel dibattito per osservare alcune cose. 1) I parametri ANVUR al 50%, che occasione mancata. Solo pochi in Italia vorrebbero vedere, che sia ANVUR o che sia il vecchio concorso nazionale, una graduatoria. Questo del 50% è un meccanismo che, a fronte del grande sforzo, darà una sforbiciata solo blanda. Solo un collega brillante su Lavoce.info, guarda caso bocconiano, harvardiano, e con altre 2 affiliazioni, ha proposto qualcosa di davvero interessante, e che ho scoperto dopo aver proposto con un gruppo di Humboldtiani e highlycited e vincitori ERC, in modo anche più preciso nel documento di cui sotto. Purtroppo, siamo al wishful thinking forse già tardivo. Le proposte sono 1. graduatorie progressive come nel concorso di magistratura, 2.chiamate dirette superincentivate, 3. incentivi diretti per chiamate dei migliori delle graduatorie, 4. concorsi speciali con commissioni internazionali. Abbiamo deciso di accelerare la discussione del documento, e anche a livello internazionale. Sperando che il Presidente Monti, il Presidente Napolitano, e operativamente il Ministro Profumo non siano insensibili a questo appello TWO PROPOSALS TO FORWARD EXCELLENCE IN ITALY http://imechanica.org/node/11626 In effetti quello che si sta facendo con ANVUR è assolutamente insufficiente, e ci vorrebbe è un’iniziativa di Reclutamento di Eccellenza. Oggi invece le uniche risorse sono nel Piano di Reclutamento Straordinario di Associati che, specie se rimane vincolato alle sole Università Virtuose (meno di 90% del AF/FFO), sarà difficilmente spendibile, per assurdo! Alcuni calcoli li ho fatti qua: http://rettorevirtuoso.blogspot.com/2011/12/perche-il-piano-straordinario-per-il.html Infatti, ci sarà probabilmente una sorta di ope legis per 5400 ricercatori ad associati, ossia dai calcoli una percentuale di promozioni simili a quella degli anni 80! E tuttavia, con una valanga di difficoltà tecniche. In realtà, l’intero meccanismo della “virtuosità” pare solo una forzatura da parte di alcune Università, ma non c’e’ niente di strategico per entrare davvero nelle prime classifiche internazionali, a parte l’idea di concentrare quasi tutto in alcune Universita’, ma senza centrare direttamente la valutazione sui singoli. Se leggete il testo trovate delle analisi, e le differenze alla fine sul sistema inglese, piu’ semplice ma lineare ed efficace. Alla fine, si potrebbe verificare l’assurdo che i piu’ bravi siano costretti a inseguire i pochi concorsi per esterni, e a trasferirsi di sede. Senza che magari lo vogliano. O senza che nessuno li voglia. E allora perchè non fare direttamente gratuatorie e incentivi sulle Università che chiamano i migliori? Il ciclo è poco virtuoso perchè si sono decise a priori quali sono le Università virtuose, e quelle in disgrazia non posson fare quasi nulla. Il problema è che in Italia è inutile fare valutazioni di strutture, facciamola direttamente degli individui, e promuoviamo quelli intanto, e le strutture che li assumono, con ulteriori posti. Cordiali Saluti, e auguri che il 2012 ci porti Eccellenza! Prof. Ing. Michele Ciavarella, Delegato del Rettore del Politecnico di BARI.
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#13 ci deve essere un errore!

ritratto di Michele Ciavarella
27 dicembre, 2011 - 19:37 da Michele Ciavarella
Caro Degli Esposti tu dici di mostrare in Figura il numero degli accademici con valori superiori alla mediana della fascia superiore nel settore (quindi associati con valori superiori alla mediana degli ordinari, e ricercatori con valori superiori alla mediana degli associati) per due parametri: il numero totale di citazioni e l’H-index. E come mai in figura ho 6 colonne, peraltro indicate come "ordinari, associati, ricercatori"? Ci deve essere un errore! Inoltre, visto che ci sei, una volta corretto questo errore, ci dici quanti sono gli associati che superano la mediana degli ordinari, in % (ossia se sono il 50% di loro), e lo stesso per i ricercatori? Tanto per capire che tipo di filtro esercita questo parametro. Grazie. MC
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Mauro Degli Esposti
ritratto di Mauro Degli Esposti
Biologia e biochimica
Faculty of Life Sciences, The University of Manchester

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