Occhio per occhio per occhio

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Un prodigioso terzo occhio aiuta Neil ad ascoltare i colori. Questa frase, che solo apparentemente svela universi metafisici, è di quanto più concreto e futurista possiate immaginare. Perché il terzo occhio di Neil non è altro che un occhio elettronico, o meglio un eyeborg, che trasforma le frequenze delle onde luminose emesse dai colori in impulsi sonori. I suoni a loro volta raggiungono il cervello attraverso le ossa del cranio, permettendo di ascoltare i colori. Gli eyeborg e altri dispositivi elettronici, permetteranno di rivoluzione la vita di persone come Neil, i cui deficit fisici congeniti ostacolano alcune semplici operazioni quotidiane. Ma facciamo un passo indietro.

Neil Harbisson oggi ha trent’anni e dalla nascita soffre di acromatopsia, una anomala condizione visiva che non gli permette di vedere i colori. Il suo mondo è declinato in scala di grigi e, per quanto il retrò sia indubbiamente affascinante non poteva ripagarlo dei piccoli fastidi quotidiani che lo accompagnavano. Fin da bambino, Neil capisce che c’è qualcosa che non va nel suo modo di vedere. Sapeva che il prato era verde e che il cielo era blu, ma non poteva sapere di che colore erano i suoi pantaloni e ovviamente non poteva comunicare che lui non vedeva i colori, proprio perché non sapeva cosa fossero. Finalmente, all’età di 11 anni, un esame più approfondito svela il mistero: Neil vede in bianco e nero, soffre di acromatopsia. La diagnosi non gli permette di vedere i colori, ma lo aiuta a capire e a elaborare questo disturbo. Harbisson nasce a Belfast, da padre irlandese e madre catalana, ma trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Matarò, vicino Barcellona. Fin da piccolo ha una predilezione per le discipline artistiche, studia musica, danza e teatro e a 11 anni inizia a scrivere piccoli brani per pianoforte. All’età di 16 anni decide di iscriversi all’Istituto di Belle Arti Alexandres Satorras, il posto migliore per imparare finalmente cosa sono i colori. Diplomato, si trasferisce in Gran Bretagna dove completa gli studi musicali e si iscrive al Dartington college of arts, con l’intento di perfezionare i suoi studi artistici. È qui che avverrà l’incontro che cambierà radicalmente la sua vita e il suo rapporto con il mondo dei colori. Nell’ottobre 2003 Neil assiste a un seminario di cibernetica tenuto da Adam Montandon e focalizzato sulle estensioni sensoriali che questa permetteva di raggiungere. Harbisson rimane particolarmente colpito dalla lezione e al termine decide di spiegare il suo problema ad Adam. Il colloquio darà vita all’eyeborg project, un occhio elettronico in grado di tradurre i colori in suoni. Il primo prototipo fu realizzato in appena due settimane, costava 50£ e riusciva a “vedere” solo 16 colori. Ora è possibile individuare l’intero spettro e Montandon è convinto che in futuro anche le persone senza particolari disabilità useranno la cibernetica. Attualmente, Neil riesce a sentire anche le frequenze dell’infrarosso e sta lavorando sull’ultravioletto. L’eyeborg somiglia a un diadema, è fissato a un cerchietto tramite un’antenna alla cui estremità si trova l’occhio elettronico. La vita di Neil a questo punto fa un salto di qualità: non solo riesce a individuare e distinguere i colori, ma gli sono aperti nuove frontiere inesplorate nelle arti. Da quando ha iniziato a usarlo, se ne è separato pochissime volte e lo indossa 24 ore su 24. Inizialmente la convivenza non è stata semplice: Neil soffriva di emicrania dovute ai costanti suoni che riceveva dall’eyeborg, ma dopo cinque settimane il suo cervello si è adattato perfettamente e ha iniziato a distinguere i suoni e correlare a essi i colori. La simbiosi dell’artista catalano con l’eyeborg lo rende un cyborg a tempo pieno, ovvero un essere umano in cui alcune parti del corpo sono state sostituite da protesi artificiali cibernetiche. Questa condizione è stata ufficializzata dalle autorità britanniche nel 2004. Per il futuro, Neil sta collaborando con alcuni ricercatori e chirurghi per poter impiantare il chip all’interno del cranio, così l’apparecchio si integrerebbe definitivamente e si semplificherebbe, migliorando anche la qualità dei suoi che riceve.

Il crescente interesse verso la sua storia e le numerose lettere da persone interessare a divenire cyborgs, spinse Harbisson a fondare nel 2010 la Cyborg Foundation in collaborazione con la coreografa Moon Ribas. Lo scopo della fondazione è quello di estendere i sensi e le abilità delle persone creando e applicando estensioni cibernetiche nel corpo umano, promuovere la cibernetiche negli eventi culturali e difendere i diritti dei cyborg, cosciente che la società potrebbe opporsi appellandosi a questioni etiche e morali. La Cyborg Foundation collabora anche con neurologi e psicologi. I disturbi delle persone che si rivolgono alla Cyborg Foundation possono essere di diversa natura. Uno dei casi trattati recentemente riguarda uno studente di giornalismo a cui mancava metà del dito mignolo e il cui spazio è stato occupato da una videocamera e una macchina fotografica, mentre è ancora oggetto di ricerche il caso di due donne che non hanno il senso dell’olfatto e per le quali l’equipe della fondazione sta studiando nuovi modi per percepire gli odori. La fondazione è una organizzazione non-profit e tutti gli utili sono interamente reinvestiti in essa. I progetti vengono finanziati attraverso borse di studio, sovvenzioni e premi, ma anche attraverso iniziative di business innovative. Ma la sua attività divulgativa non si ferma qui: Neil tiene molte conferenze e seminari, ha partecipato a molti festival di arte e di scienza, è apparso in numerosi documentari televisi e interviene in molti programmi radiofonici. Cerca di diffondere l’uso dell’eyeborg anche tra i non vedenti, insegnando cos’è il colore e aiutando a renderlo comprensibile. L’arte di Neil Harbisson esplora le potenzialità creative del rapporto tra i colori e i suoni e le interrelazioni tra esseri umani e colori. Le sue opere sono state esposte tra gli altri al Royal College of Art Gallery di Londra, al Museumsquartier di Vienna, alla galleria Giudecca di Venezia durante la 54esima Biennale. Nel 2007 ha viaggiato in autostop per l’Europa, visitando più di 50 nazioni e la stessa Gran Bretagna, per scoprire i colori delle capitali europee. Queste sono state studiate e reinterpretate attraverso due colori principali, scoprendo che Bratislava è gialla e turchese e Andorra verde scuro e fucsia. Con il titolo Capital Colours of Europe ha esposto la sua opera in diverse gallerie europee. Ma l’eyeborg permette anche di realizzare il processo creativo inverso. Color Scores è una serie di quadri in cui le prime 100 note di grandi opere musicali, come la Primavera di Vivaldi o Per Elisa di Beethoven, sono state trasformate in sequenze di colori. Il progetto Sound Portraits raccoglie una serie di ritratti creati a partire dai suoni evocati dai colori del viso. Ogni faccia crea un accordo in microtono diverso a seconda dei suoi colori. Per creare un suono-ritratto ha bisogno di stare di fronte alla persona scelta e puntare l’eyeborg alle diverse parti del viso, le note vengono quindi trascritte su uno speciale spartito di 360 righe. I suoi esperimenti musicali si concentrano principalmente su composizioni al pianoforte, il primo strumento suonato da Neil e scelto proprio perché bianco e nero, quindi perfetto per lui. La sua prima performance musicale, Piano Concerto No.1, è la sonorizzazione delle frequenze di colore emesse dal pianoforte Steinway & Sons completamente dipinto per l’occasione. Nel secondo, Pianoborg Concerto, una serie di colori viene mostrata al sensore dell’eyeborg posto sui tasti, un computer rileva la frequenza e la trasmette al pianoforte che suona la nota corrispondente. Nel 2004 e nel 2005 Harbisson si è esibito con la violinista islandese María Huld Markan Sigfúsdóttir (moglie del tastierista dei Sigur Ros, Kjartan Sveinsson) in una performance live di arte e musica, in cui Neil dipingeva la musica suonata da Maria. Dal 2008 collabora con un musicista catalano, Pau Riba, anch’egli interessato alle sperimentazioni musicali nell’ambito della cibernetica. E il suo colore preferito, qual è? “Il color melanzana. Sembra nero, ma in realtà è un viola molto scuro. Ha il suono di un re diesis che va verso il mi”. E noi di che colore siamo? “ Né bianchi, né neri. Siamo arancioni”.

di Nadia Mirabella

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.