I nuovi progetti "Iniziativa per la Medicina Innovativa"

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Il 7 giugno 2012 sono stati ufficialmente lanciati 7 nuovi grandi progetti da parte della Iniziativa per la Medicina Innovativa (IMI) di Bruxelles che avranno una durata di 5 anni e un costo di 215 milioni di euro. Inizia così la terza fase del parternariato pubblico-privato IMI che ha come missione quella di fornire ai pazienti medicine sempre più sicure ed efficaci in tempi brevi.

Come sempre i progetti vengono definiti con acronimi che si riferiscono ai titoli dei progetti.

ABIRISK riguarderà un’area emergente nel campo dei farmaci biologici che è l’induzione della risposta immune dei pazienti che porta alla perdita di efficacia dei farmaci proteici, si vogliono capire le cause per eliminare il fenomeno.  

BIOVACSAFE sarà diretto allo studio della sicurezza dei vaccini per eliminare completamente ogni possibile effetto collaterale in modo che la  indiscutibile efficacia dei vaccini sia sempre più accettata dalla gente come medicina preventiva.  

MIP-DILI avrà come ambizioso obiettivo lo sviluppo di metodologie che permettano di predire la tossicità epatica dei nuovi farmaci.

DIRECT investigherà le cause alla base del progresso rapido o lento del diabete di tipo 2 per sviluppare una medicina personalizzata sempre più efficace. 

PREDICT-TB studierà nuove combinazioni di farmaci antitubercolari. Infatti TB resta sempre un grande problema sanitario mondiale che ancora oggi interessa almeno un terzo della popolazione mondiale.

EU-AIMS cercherà coraggiosamente di affrontare il grande problema dell’autismo che riguarda l’1% dei bambini e per cui non esistono oggi trattamenti farmacologici specifici.

EUPATI è infine un progetto che ha come interessante obiettivo quello di incrementare l’educazione dei pazienti nei riguardi delle medicine tramite la creazione di una Accademia Europea delle Innovazioni Terapeutiche che con corsi, materiale educativo e informazioni on-line comprensibili alla gente porterà a una nuova figura di paziente consapevole, capace anche di intervenire nei complessi processi della approvazione dei farmaci.

Questo nuovo gruppo di progetti prende così il via con il coinvolgimento delle migliori strutture di ricerca europee che opereranno al fianco degli scienziati industriali nello spirito di collaborazione al servizio del paziente che IMI vuole implementare.

Intanto un nuovo quarto gruppo di progetti è in fase di elaborazione finale e prenderà il via prima della fine del 2012. Questi riguarderanno l’obesità,  la malattia di Alzheimer, il delivery innovativo di farmaci tramite nano-particelle, la produzione di farmaci sostenibile, il comportamento di farmaci nei vari compartimenti anatomici umani e l’utilizzo di cellule staminali per la scoperta di nuovi farmaci.  

Ma con il volgere al termine del 7°Programma Quadro previsto per il 2013 anche IMI sta accelerando i tempi per raggiungere il suo obiettivo di impegnare 2 miliardi di euro ( 50% della Commissione Europea e 50% delle grandi industri farmaceutiche) prima dell’inizio del nuovo programma quadro definito Horizon 2020 della durata di 7 anni (2014-2020). Così sono già state lanciati nuovi bandi per progetti. La quinta tornata riguarda un grande progetto per creare un centro europeo comune per la collezione e lo screening di nuovi farmaci mentre il sesto bando, uscito pochi giorni fa, riguarda una importante iniziativa per combattere il sempre più grande problema della resistenza agli antibiotici. Infine è in fase di preparazione finale un nuovo bando che porterà allo studio approfondito dell’impatto dei vaccini sulla salute dell’uomo tramite una ricerca sempre più efficace.

A oggi IMI finanzia 30 progetti per un costo totale di 650 milioni di euro. L’obiettivo dei due miliardi di euro non appare facilmente raggiungibile, specialmente in un momento di crisi mondiale che vede anche le industrie porre sempre più attenzione nelle spese. E la ricerca è sempre la prima a venire colpita quando le risorse diminuiscono. Ci auguriamo che il continuo progredire della scienza biomedica che tramite la rivoluzione biotecnologica e informatica è in grado di raggiungere oggi livelli di comprensione del corredo genomico dei pazienti estremamente accurati, possa indurre a non rallentare la marcia verso i traguardi che ci si era posti quando l’idea di IMI era stata concepita all’inizio del 7 Programma Quadro.

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Il delirio di onnipotenza di un medico di campagna

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Il film di Thomas Lilti Il medico di campagna, da tempo nelle sale cinematografiche, racconta di un dottore della provincia francese che esercita, indefesso, il suo mestiere oscuro ed eroico, perfino quando gli viene diagnosticato un tumore al cervello, elargendo consigli di salute e di vita, conforto e speranza e avendo in odio il lavoro di gruppo, i computer e gli ospedali stessi. Infatti, vede come un’ingerenza la collaborazione che gli offre una collega, scrive a mano appunti sui malati che poi cela gelosamente dove lui solo sa ritrovarli e preferisce mantenere i suoi assistiti lontano dalle corsie.

Poiché ogni film è un’opera d’arte, il suo autore ha il diritto di disegnare il protagonista come meglio crede e anche di circondarlo di un’aureola di santità; non è, però, un bene, per il pubblico coltivare la convinzione che gran parte dei guai della sanità italiana sarebbero ridimensionati, se tutti i medici di famiglia assomigliassero al dottor Jean-Pierre Werner.

E’ vero: la maggior parte degli spettatori (così come dei critici cinematografici) è composta da pazienti potenziali o effettivi che possono desiderare di ricevere le cure di un medico/genitore al punto di perdonargli il paternalismo e l’autoreferenzialità che fanno da contorno.

Chi, però, ha alle spalle più di 35 anni di medicina di famiglia, guarda alla figura del collega cinematografico con maggiore senso critico: sono tanti i colleghi coetanei che, come il dottor Jean-Pierre, hanno praticato, nei primi anni del loro ingresso nel Servizio sanitario, una medicina senza orari, senza tregua, senza prezzo, che, però, era, al contempo, una medicina senza confronto tra pari, senza una registrazione dei dati cui altri (sostituti, successori, medici ospedalieri) potessero accedere e, in definitiva, senza concessione al paziente del primato sulla sua salute.

L’esercizio eroico della medicina ha sempre un fascino irresistibile: lo testimoniano il moltiplicarsi delle serie televisive a partire da quella sulla famosa Emergency Room del County Hospital di Chicago, dove tutti i momenti si facevano respirare gli asfissiati con la tracheotomia, ripartire cuori in arresto (“libera!”) e nascere bambini in presentazione podalica. Due veri medici di Pronto Soccorso, A Ross e H Gibbs, consulenti di Michael Crichton per la sceneggiatura di ER, hanno poi scritto in un libro che l’altruismo dei personaggi era realistico, ma che “se i dottori si comportassero così nel mondo reale, emergerebbero gravi responsabilità e seri grattacapi che farebbero venire gli incubi agli amministratori”.

L’altruista medico di campagna francese che sfida gli elementi della natura, i dissesti stradali e la propria caducità per lenire le altrui sofferenze, ha un modello di riferimento nel libro “Appunti di un giovane medico” di Michail Bulgakov. Si tratta di una raccolta di otto avvincenti racconti autobiografici che narrano il cimento con la malattia e con la morte di un neolaureato del 1916 mandato a coprire un posto vacante in un remoto governatorato russo, dove riscuoterà la riconoscenza dei suoi molti beneficati

Nel film, il figlio del medico di campagna, dice: “Mio padre, da queste parti, è come un dio che regge le sorti della comunità; quando non ci sarà più, anche la comunità finirà”. Ma i medici di famiglia proiettati nel futuro, che non intendono affatto abdicare alla cura della persona anche nei suoi aspetti psicologici e sociali, sanno, invece, che l’interesse del paziente sta nell’essere trattato non solo con il maggior calore umano, ma con la miglior certezza scientifica e con le più avanzate tecnologie disponibili.

Nessun medico di buona volontà, solo in mezzo a un campo, è in grado di salvare un uomo con l’arteria femorale tranciata, come fa credere il film: per fare il miracolo occorre un efficiente 118 e un chirurgo vascolare con annessa sala operatoria.

E quando un medico lascia la professione, per pensionamento o peggio, nessuna comunità dovrà estinguersi o patirne, se egli avrà lasciato, a chi lo rimpiazza, cartelle cliniche dettagliate ed esplicative e pazienti che confidano non nella sua persona, ma in una medicina responsabile e in una sanità realmente democratica.