L’impatto scientifico degli Italiani

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«La conoscenza non vale nulla se altri non sanno che tu sai».
Sextus

A lezione spesso cito questo motto, che per me rivela una ragione fondamentale per cui si fa e si dissemina ricerca. Non conta nulla accumulare un’enorme quantità di dati se poi non riesco a divulgarne l’importanza. Lo strumento principe di questa divulgazione sono le pubblicazioni su riviste scientifiche. Ma non tutte le pubblicazioni sono ugualmente importanti nel creare una reputazione scientifica, poichè  certe  riviste hanno molto più prestigio di altre. Tuttavia dovrebbe contare anche il valore intrinseco delle pubblicazioni di uno scienziato o studioso, indipendentemente dalle riviste in cui compaiono. Questo principio, what and not where you publish, risulta difficile da valutare per singoli scienzati guardando solo alle loro pubblicazioni. Tuttavia, oggi l’indice di Hirsch, o H-index, offre il modo più efficace per calibrare rapidamente il profilo scientifico degli individui,  poichè racchiude sia il numero di pubblicazioni che il loro impatto, misurato colle citazioni che han generato.

Questa realizzazione sta alla base dell’iniziativa che abbiamo intrapreso con colleghi della Via-academy, un network sorto fra scienziati e professionisti Italiani in Inghilterra: un censimento delle eccellenze scientifiche italiane nel mondo. La domanda che ci siamo posti era: ma quanti scienziati di buona reputazione ci sono fra noi Italiani, in patria e all’estero? Dopo aver elaborato un manualetto metodologico (pdf), la scorsa estate abbiamo calcolato con un metodo standard omogeneo il valore di H-index di un crescente numero di persone. La distribuzione dei valori di molti biochimici Italiani (incluso il sottoscritto) e dei vincitori italiani di Nobel, Lasker Award e Fields Medal, ha suggerito di mettere coloro che presentavano valori di H-index superiori a 30 in una lista online, contenente anche l’affiliazione e l’area scientifica delle persone. Questa lista è stata poi ripresa da La Stampa ed altri media, contribuendo ad accrescere il censimento in un processo wiki che sta ancora andando avanti. Oramai ci sono circa 2100 persone nella lista dei Top Italian Scientists – un numero molto superiore a quello degli scienziati ISI highly cited.

Queste considerazioni hanno indicato che l’iniziativa dei Top Italian Scientists poteva aumentare la conoscenza delle tante eccellenze italiane. Inoltre, la sua notorietà ha contribuito a produrre riferimenti indipendenti nel processo di valutazione che sta partendo nell’accademia italiana – uno degli obiettivi che ci eravamo preposto. Nella Via-academy abbiamo ora calcolato l’H-index di tutti gli accademici italiani, divisi per i settori scientifici disciplinari (SSD) all’interno dei quali le persone sono congruentemente comparabili fra loro. Come output di questi dati, la Figura 1 mostra vari SSD biologici che potrebbero essere facilmente accorpati, visto che la distribuzione dell’impatto dei loro affiliati non presenta differenze statisticamente significative. Simili risultati si ottengono per i settori di Chirurgia e di Chimica – che divulgheremo in altre occasioni.

Figura 1

Livelli di 95% confidenza nella distribuzione dei valori di H-index per 12 SSD biologici: solo BIO/11 (Biologia Molecolare), BIO/14 (Farmacologia e Tossicologia) e BIO/17 (Citologia) presentano distribuzioni che sono statisticamente diverse da quelle di tutti gli altri settori, che sono invece comparabili fra loro - da BIO/04 (biochimica e fisiologia vegetale) a BIO/18 (genetica).

Livelli di 95% confidenza nella distribuzione dei valori di H-index per 12 SSD biologici: solo BIO/11 (Biologia Molecolare), BIO/14 (Farmacologia e Tossicologia) e BIO/17 (Citologia) presentano distribuzioni che sono statisticamente diverse da quelle di tutti gli altri settori, che sono invece comparabili fra loro - da BIO/04 (biochimica e fisiologia vegetale) a BIO/18 (genetica).

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Oramai non si può più tornare indietro. Qualcuno può pensare che fossero bei tempi quelli in cui gli scienziati, chiusi nella loro proverbiale torre d’avorio, portavano avanti il loro lavoro senza doversi confrontare con la società, senza dover spiegare al grande pubblico le implicazioni delle loro scoperte, senza dover dipendere da un consenso più ampio per reperire le risorse e i fondi necessari per la ricerca. Che piaccia o no, oggi non è più così.