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Home » Scienza e società » Scienza e pace

La primavera nucleare di Obama

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Scienza e pace

Il nuovo presidente americano nella sua vasta agenda per un profondo rinnovamento della politica americana ha riservato nei primi mesi del 2010 una significativa priorità alle problematiche legate alle armi nucleari, quasi volesse chiudere al più presto questo fronte per potersi dedicare con maggiore attenzione agli altri problemi.

La concentrazione delle iniziative permette di individuare la strategia americana per il controllo e la soluzione dei molteplici problemi legati alla tecnologia nucleare militare e civile. Di fatto il filo conduttore dell’azione di Obama era stato chiaramente delineato nel suo discorso a Praga il 5 aprile 2009 e le iniziative della primavera 2010 appaiono come la realizzazione della “traiettoria” descritta l’anno prima, passi concreti verso “un mondo privo di armi nucleari”, lungo tre direttrici principali:

  1. la riduzione della armi e il ridimensionamento del loro ruolo nella strategia della sicurezza nazionale;
  2. il rafforzamento del regime di non proliferazione nucleare;
  3. l’aumento della sicurezza del comparto nucleare e l’incremento della prevenzione del terrorismo nucleare.

I tre obiettivi sono strettamente intessuti fra di loro, progressi in ciascuno di questi  campi hanno positive ripercussioni su tutti gli altri. Per schematizzare,

nell’ambito soprattutto del primo obiettivo vanno considerati il nuovo trattato di riduzione controllata delle armi strategiche New START con la Russia (8 aprile) , il protocollo russo-americano per l’eliminazione di plutonio militare in eccesso (13 aprile); la presentazione della Nuclear Posture Review (6 aprile), che determina il ruolo delle armi nucleari e stabilisce la politica e la strategia nucleare americana per il prossimo decennio; la pubblicazione dello Stockpile Stewardship and Management Plan (maggio), il piano di gestione e cura della riserva nucleare che precisa come il governo intenda mantenere e modernizzare le armi e le strutture nucleari nei prossimi 15-20 anni; il rilascio di informazioni dettagliate sull’evoluzione storica delle armi nucleari americane (3 maggio).

Per il secondo obiettivo, Obama e i suoi collaboratori si sono prodigati per assicure il successo della ottava conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione (3-28 maggio) e per il rafforzamento del trattato stesso. Altre azioni significative sono le proposte di ratifica dei protocolli aggiuntivi ai trattati di Pelindaba e Rarotonga, istitutivi delle zone libere da armi nucleari (NWFZ) africana e del Pacifico meridionale, e l’impegno di trattare con i paesi interessati per la firma e ratifica dei protocolli delle NWFZ dell’Asia centrale e sud-orientale. Anche la presentazione al Congresso (10 maggio) dell’accordo di cooperazione USA-Russia per usi nucleari pacifici (Agreement 123) presenta vincoli e sviluppa tecnologie per la non proliferazione, oltre che contribuire al potenziamento dei buoni rapporti fra i due paesi.

Cruciali per la non proliferazione ma anche per il disarmo sono l’impegno di ratifica americana e promozione del trattato per il bando totale delle esplosioni nucleari (Comprehensive Test Ban Treaty) e l’apertura di negoziati per il bando della produzione di materiali fissili di portata militare (Fissile Material Cut-off Treaty), trattati  che impediscono di fatto lo sviluppo di nuove armi nucleari e rendono irreversibile il disarmo.

Infine, la particolare attenzione di Obama alla sicurezza delle armi, degli impianti e dei materiali nucleari e alla prevenzione al terrorismo nucleare si è concretizzata nell’organizzazione e svolgimento a Washington del Nuclear security summit (12-13 aprile), con la promozione di varie azioni nazionali e  internazionali.

Queste iniziative hanno storie, portate e obiettivi differenti e hanno raggiunto, o stanno maturando, risultati più o meno soddisfacenti, per cui vanno esaminate una per una per comprenderne la rilevanza nella prospettiva del piano nucleare globale del presidente americano, nel quadro della politica estera delineato nella sua National Security Strategy (maggio).

Considerando globalmente le attività concentrate nella primavera 2010 emerge immediatamente la grande abilità di Obama e dei suoi collaboratori nell’aver trasformato in pochi mesi un manifesto ideologico, quale era il discorso di Praga, in un programma politico articolato, coerente e realisticamente operativo, esaustivo di tutte le problematiche associate alla questione nucleare, nelle sue articolazioni interne e internazionali.

Naturalmente siamo ancora lontanissimi da un "mondo senza armi nucleari", ma è fondamentale il metodo con cui Obama affronta la questione nucleare, basato sulla compartecipazione e collaborazione multilaterale di tutti i paesi, sul coinvolgimento diretto delle comunità e sul rafforzamento delle istituzioni internazionali.

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7 settembre, 2010 da Alessandro Pascolini


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#1 Se gli USA sminuiscono il loro interesse per il nucleare...

ritratto di sNappy
10 settembre, 2010 - 11:44 da sNappy
Se gli USA sminuiscono il loro interesse per il nucleare, allora nessuno più invidierà i loro armamenti e nessuno più gli correrà dietro per imitarli armandosi anch'esso con il nucleare. Avere il nucleare da soli non serve a nulla, quello che vale maggiormente nelle "guerre fredde" è la sfida a chi ne ha di più. Lo stesso vale per la militarizzazione in generale: se si corre ad armarsi sempre più, chi vince è colui che se ne disinteressa e pensa a educare, informare e sviluppare il benessere della popolazione, nella direzione della massima libertà e della minore costrizione dei propri cittadini. Questa non è certo una sentenza, ma è solo la mia impressione.
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