Medicina convenzionale e tradizionale: un’alleanza poco nota

Read time: 6 mins

Esami di fine anno?  Salvia, origano, melissa e rosmarino regalano concentrazione; ginseng e caffè per le notti sui libri e, nel caso di eccessi, passiflora e valeriana possono concedere un po’ di riposo…

Se le posizioni nei confronti delle medicine alternative fanno discutere molti, l’unico punto sul quale sono tutti d’accordo è che a riguardo c’è una gran confusione. Confusione alimentata, secondo Wallace Sampson[1] dagli stessi propositori della medicina alternativa che spesso usano termini ambigui per creare l’idea di una scelta, di una efficacia o di una dicotomia  che non esistono.
In una notizia apparsa sul sito della Commissione Europea lo scorso dicembre, si evidenzia come in diversi paesi dell’Unione stia crescendo la domanda nei confronti di medicine non convenzionali  con una relativa spesa stimata (sempre dall’UE) da parte dei consumatori di 100 milioni di euro[2].

Leggiamo inoltre da un rapporto dell’Istituto regionale di ricerca della Lombardia (IReR) che “secondo il sondaggio Censis 2008, il 23 % degli Italiani sceglie farmaci omeopatici, fitoterapici e altri che non attengono alla farmacologia tradizionale e si rivolge per la propria salute e il proprio benessere a pratiche di medicina alternativa o complementare (CAM)”.[3]
La Commissione Europea stima inoltre che, in media, in Europa ogni 100.000 abitanti si possano contare 65 fornitori di medicina complementare e alternativa e 95 medici di medicina generale, anche se la regolamentazione nei diversi paesi dell’Unione è tutt’affatto unitaria.[2]

Medicine alternative e complementari: di cosa stiamo parlando?

Sotto il cappello di medicina alternativa e complementare rientrano teorie molto diverse tra loro per storia, tecnica diagnostica e pratica terapeutica; alcune medicine hanno una storia antichissima e afferiscono a sistemi sanitari totalmente diversi dal nostro (medicina tradizionale cinese o indiana), altre, come l’omeopatia, sono nate solo alcuni secoli fa, altri impiegano metodi e trattamenti di manipolazione (chiropratica e osteopatia), altri ancora si basano sul rapporto mente – corpo come la meditazione.
Una medicina convenzionale o tradizionale in un luogo può essere però alternativa per la popolazione indigena di un altro luogo. E' il caso, ad esempio, dell’agopuntura che afferisce alla medicina tradizionale cinese, ma rientra tra le medicine alternative per l’Occidente.

L’ U.S. National Institutes of Health divide le medicine alternative in cinque classi differenti: terapie basate su approcci biologici, terapie energetiche, sistemi sanitari alternativi, manipolazioni muscolari e terapie mente-corpo.[4]
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si riferisce alle medicine alternative e complementari come ad un ampio insieme di pratiche sanitarie che non fanno parte della propria tradizione e non sono integrate nel sistema sanitario dominante.[5]
È da notare come l’OMS offra però un’accezione e una definizione diversa per la medicina tradizionale  definendola la somma delle conoscenze, competenze e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze indigene a differenti culture, spiegabili o meno, usate per il mantenimento della salute e la prevenzione, la diagnosi, il miglioramento e il trattamento di malattie mentali o fisiche.

Il Comitato Nazionale per la Bioetica del Consiglio dei Ministri in un documento approvato il 18 marzo 2005 definisce “alternative le pratiche la cui efficacia non è accertabile con i criteri adottati dalla medicina scientifica (pranoterapia, medicina ayur-vedica o antropofisica, omotossicologia, omeopatia, cromoterapia, iridologia ecc.)”, mentre definisce “non alternative ma empiriche le pratiche terapeutiche come ad esempio l’agopuntura riflessologica, la fitoterapia (terapia con piante medicinali), l’osteopatia o la medicina naturale che appaiono in alcuni casi benefiche per i pazienti e non sono lontane da altre forme di terapia fisica (fangoterapia, massoterapia, radarterapia ecc.) [6]
In un rapporto OMS del 2008 [7] si notifica che in Asia e Africa l’80% della popolazione dipende ancora dalla medicina tradizionale non potendo avvalersi per motivi economici, politici o geografici della medicina scientifica.
Sempre il rapporto del 2008 [7] evidenzia che la forma più popolare di medicina tradizionale è costituita dall’uso di erbe mediche con un conseguente giro di affari di 5 miliardi di dollari nell’Europa Occidentale nel biennio 2003/2004, 14 miliardi di dollari in Cina nel 2005 e 160 milioni di dollari in Brasile nel 2007.

In questo campo, la Cina la fa da padrone con una medicina tradizionale che ha alle spalle migliaia di anni di storia e l’utilizzo di circa 10.000 piante o erbe delle quali alcune ormai accettate dalla farmacopea scientifica (come la ephedra, usata come decongestionante e antiasmatico) e altre in via di studio da parte della Food and Drug Administration. [8]

La reazione della medicina convenzionale

L’atteggiamento della medicina convenzionale nei confronti della medicina tradizionale è quello di una sorella maggiore ed evoluta che guarda con diffidenza ma interesse le cure di una pratica ingenua, talvolta efficace, che tramanda i suoi saperi di padre in figlio, le cui usanze sono state definite da millenni di prove ed errori . Si tratta in qualche modo  di una forma embrionale di medicina scientifica dalla quale la medicina  occidentale si è distaccata nel XVI secolo portando a compimento la catena logico-deduttiva del metodo scientifico.
Oggi la medicina scientifica, pur non potendo dirsi perfetta in quanto di per se stessa parte di un continuo avanzamento scientifico, ha raggiunto livelli di consapevolezza e di  apprendimento altissimi.

La medicina tradizionale al contrario – e qui sta la grande differenza con quella scientifica – se anche si basa sui fatti e sull’efficacia di alcune erbe nei confronti di numerose patologie, non è in grado di elaborare quelle “certe dimostrazioni” che la rendono in grado di formulare teorie e previsioni a loro volta provabili [9]
È pur vero cha la medicina tradizionale ha dato talvolta risultati straordinari; è il caso ad esempio dell’artemisia, un’erba  utilizzata da sempre nella medicina tradizionale cinese come antifebbrile  e scoperta in grado di uccidere addirittura il Plasmodium, il parassita che causa la malaria.[8]
Con la consapevolezza che per la maggior parte della popolazione mondiale le cure convenzionali rappresentano ancora, purtroppo, un miraggio, una stretta collaborazione tra medicina scientifica e medicina tradizionale permetterebbe alla popolazione indigente di accedere a cure tradizionali sempre più sicure ed efficaci.

In questo senso si è mossa l’Organizzazione mondiale della sanità pubblicando, nel 2000, un “General Guideline for methodologies on research and evaluation of traditional medicin” in cui vengono discussi i  parametri di sicurezza ed efficacia della medicina tradizionale, vengono emesse regole per la valutazione delle erbe mediche e definiti nuovi approcci per la ricerca clinica.[10]
Non solo, sul sito dell’European Medecine Agency, alla erbe mediche è dedicata un’intera sessione con tanto di legenda sulla stadio di dimostrazione scientifica della efficacia ottenuta (R: Rapporteur assigned, C: ongoing call for scientific data, D: Draft under discussion, P: Draft published, PF: Assessment close to finalisation (pre-final), F: Final opinion adopted) e la posologia richiesta dalla medicina tradizionale. [11]

Ma a pensare che le erbe siano sempre meno nocive di un prodotto farmaceutico si fa presto e male. Vi ricordate che fine fece quel tale che mangiò un po’ troppa cicuta?

Bibliografia e referenze:

[1] “Antiscience trends in the rise of the alternative medicine movement”, Annal of the New York Academy of Science, June 1995
[2]URL:http://cordis.europa.eu/fetch?CALLER=IT_NEWS&ACTION=D&SESSION=&RCN=35388
[3]URL:http://www.irer.it/Rapportifinali/codici-2009/2009c007-rapporto-finale
[4] URL:http://nccam.nih.gov/health/whatiscam#definingcam
[5]
WHO, General guidelines for methodologies on research and evaluation of traditional medicine. 2000. WHO/EDM/TRM/2000.1.
[6]
 URL: http://www.governo.it/bioetica/testi/Medicine%20Alternative.pdf
[7]http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs134/en/
[8]
 The new face of traditional Chinese Medicine, Science vol 299 10 January 2003
[9] 
Medicina scientifica e medicina alternativa: il problema della demarcazione, Federspil e Vettor, Ann. Ital Med Int 2004
[10]
URL: http://whqlibdoc.who.int/hq/2000/WHO_EDM_TRM_2000.1.pdf
[11]
URL: http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=pages/includes/medicines/medicines_landing_page.jsp&mid

altri articoli

Marginali, nell'hi-tech

Una buona notizia (forse apparente): malgrado la crisi iniziata dieci anni fa e la conseguente recessione non ancora recuperata; malgrado la straordinaria avanzata della Cina, l’Italia continua a ritagliarsi una fetta non banale nel commercio internazionale di beni industriali: il 3,6% del totale mondiale.

Una cattiva notizia: la fetta italiana nella torta più prelibata, quella degli scambi internazionali di beni hi-tech, ad alta tecnologia, è molto più piccola, praticamente la metà: non supera l’1,9% del totale mondiale.