Sconcerto del Gruppo 2003 sul metodo Stamina

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Il Gruppo 2003 che raccoglie, fra gli altri, i medici e i ricercatori più citati nella letteratura scientifica internazionale, esprime un profondo sconcerto per la decisione del Ministro di consentire la prosecuzione di terapie con cellule “staminali” secondo il metodo Stamina. Il Gruppo 2003 ribadisce i principi già espressi nel documento delle società scientifiche nazionali e internazionali.

1) Esprimiamo innanzitutto solidarietà e comprensione per le famiglie dei pazienti. Riteniamo che proprio in un ottica di rispetto delle sofferenze dei pazienti e delle loro famiglie sia essenziale che le terapie innovative vengano sviluppate con metodi rigorosi e trasparenti, in contesti di provata certificazione a livello internazionale.

2) Riteniamo che approvare scorciatoie per metodi che non rispettano i criteri di sicurezza, trasparenza e qualificazione medico-scientifica, non sia rispettoso nei confronti delle ansie  e delle  sofferenze dei pazienti e delle loro famiglie. 

3) Riteniamo che sia doveroso dare speranza ai pazienti, ma che la vera speranza consista nella ricerca medica rigorosa e trasparente, al di fuori della quale si alimentano illusioni prive di fondamento come già tante volte è successo in passato.

4) Esprimiamo preoccupazione che il principio che viene introdotto apra la porta alla creazione di situazioni di fatto per l’uso di terapie prive di ogni fondamento, con grave danno per la salute di tutti.

5) Infine, è motivo di grave preoccupazione il fatto che, come già successo in passato (caso Di Bella), risorse pubbliche vengano utilizzate per sperimentazioni o pseudo sperimentazioni,  non qualificate per metodologia e contenuti, una preoccupazione ancora più grave in una fase di tagli alla spesa sanitaria e di difficoltà ad avere accesso a terapie innovative di provata efficacia per i pazienti.

Alberto Mantovani per Il Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica

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Il convegno “Il ruolo del linguaggio in psicopedagogia e psichiatria: una visione unitaria dal bambino all’adulto”, tenutosi all’Università degli Studi di Milano lo scorso 5 novembre, ha esplorato il linguaggio non solo nella dimensione patologica ma anche nello sviluppo psicopedagogico del bambino e in una visione più generale dell’evoluzione di Homo sapiens. Rivelando così che proprio il linguaggio, anche se non ancora particolarmente considerato nella clinica delle malattie psichiatriche, può diventare uno strumento importante per la diagnosi e per la cura.
Crediti immagine: Public Domain Pictures. Licenza: CC0

Un tempo si parlava di schizofrenia, disturbo bipolare e altre malattie psichiatriche. A dire il vero anche oggi si fa riferimento a queste categorie diagnostiche. Peccato che alla luce degli studi più recenti studi di neuroanatomia funzionale questa nomenclatura non tenga più. Lo spiega Werner Strik, dell’Università di Berna, durante il Convegno “Il ruolo del linguaggio in psicopedagogia e psichiatria: una visione unitaria dal bambino all’adulto”, che si è tenuto all’Università degli Studi di Milano lo scorso 5 novembre.