Enti di ricerca e IIT: dov’è l’eccellenza

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Gli enti di ricerca italiani sono nel mezzo di una complessa fase di riordino, e molto si discute di quale sia il modello cui ispirarsi. La novità più recente è la comparsa sulla scena da qualche anno dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), che è stato concepito come un paradigma di eccellenza. In particolare, a differenza dei normali enti vigilati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) che devono sottostare a una quantità abnorme di regole e leggi, l’IIT ha uno stato giuridico completamente diverso, e questo comporta uno snellimento della burocrazia e una maggiore elasticità, per esempio, negli stipendi, nelle assunzioni ecc. Questa situazione dovrebbe dare all’IIT un notevole vantaggio in termini di produttività e costi.

Per capire se le cose stanno così, in attesa di poter fare riferimento a un rapporto di valutazione indipendente (come ad esempio l’indagine CIVR), confrontiamo qualche dato “macroscopico” dell’IIT con quelli di altri enti di ricerca italiani. Nella tabella che segue [1] (che si riferisce all’anno 2009 perché i dati sono consolidati e perché a quel tempo l’IIT è già entrato in pieno regime) abbiamo riportato il Fondo di finanziamento ordinario [2] (FFO, che rappresenta il finanziamento dello Stato) di alcuni enti di ricerca italiani insieme con il personale (che comprende anche il personale amministrativo che in tutti i casi è intorno al 10% del totale) [3] e il numero di pubblicazioni censite sul database ISI-WoS. In aggiunta abbiamo riportato l’FFO per unità di personale (FuP), il numero di pubblicazioni per unità di personale (PuP),  la frazione di FFO per pubblicazione (EpP) e il numero totale di borse (advanced grants e starting grants) del European Reasearch Council per gli anni 2007-2010.

EnteFFO (in euro)PersonalePubblicazioniFuP (in euro)PuPEpP (in euro)ERC
INFN270.000.0001.9062.423141.6581,27111.4322
INAF91.000.0001.1301.35680.5301,2067.1092
CNR566.000.0006.5916.30185.8750,9689.8278
INGV60.000.00062840595.5410,65148.1482
IIT100.000.000811274123.0000,34363.6361
FFO: fondo di finanziamento ordinario
FuP: rapporto tra FFO e unità di personale 
PuP: rapporto tra numero di pubblicazioni e unità di personale 
EpP: rapporto tra FFO e numero di pubblicazioni
ERC: numero totale di borse del European Reasearch Council 

L’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) [6] è l’ente di ricerca meglio finanziato in termini di FuP, e questo probabilmente riflette la spesa nei grandi laboratori che la fisica nucleare richiede (per esempio i laboratori dei Gran Sasso, di Frascati, del CERN, ecc.). L’INFN è anche l’ente che ha il miglior PuP, ovvero che produce di più in termini di risultati scientifici.

L’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) [4] si posiziona ottimamente con un buon PuP e il più basso EpP: ha un’ottima produzione di articoli con un costo piuttosto limitato.

Il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) [7] si trova in una situazione intermedia tra l’INAF/INFN e l’INGV per quanto riguarda la PuP, mentre il FuP è più basso dell’INAF e il EpP è più alto. Ricordiamoci però che nel CNR sono presenti attività molto differenti, non solo di ricerca scientifica fondamentale ma anche ricerca nelle scienze sociali (legge, economia, ecc.). Per queste ultime è noto che la copertura delle pubblicazioni da parte di ISI-WoS sia piuttosto incompleta.

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) [5] ha un PuP più basso e un EpP più alto rispetto agli altri enti (escluso l’IIT). Questo probabilmente riflette anche il fatto che una parte della sua attività riguarda la ricerca applicata (come per esempio il monitoraggio dei terremoti e dei vulcani): questa situazione determina sia una minore produzione di articoli sia un maggior investimento di risorse per attrezzature e laboratori.

L’IIT [8] rappresenta sicuramente una fluttuazione negativa anomala nel panorama degli enti di ricerca italiani, sia perché il suo PuP è rispettivamente un fattore 2 più basso dell’INGV e 3,5 più basso del INFN – e dunque una unità di personale produce di meno in termini di risultati scientifici – sia perché ha il più alto valore del EpP (costo di una pubblicazione in termini di FFO): più del doppio dell’INGV, il triplo del INFN, ecc. Nel periodo 2008-2010 l’IIT ha ottenuto una borsa ERC , mentre gli altri enti ne hanno ottenuto un numero maggiore (più di cinquanta di queste prestigiose borse sono andate complessivamente alle università e agli enti di ricerca italiani). In genere chi vince una borsa ERC così ben finanziata e importante, la usa per ottenere un posto permanente in un istituto prestigioso: questo non è il caso dell’IIT dove non vi sono posizioni permanenti.

E’ interessante inoltre notare che le 6.301 pubblicazioni del CNR nel 2009 hanno prodotto 17.152 citazioni con un h-index 29 e un numero di citazioni pro-capite di 2,27. Per l’IIT (275 pubblicazioni nel 2009 [9]) il numero di citazioni è 1.188 (pro-capite 1,46) con un h-index pari a 13. Dunque anche l’argomento «minore numero di pubblicazioni ma di maggiore qualità» (che per un Ente di ricerca che coinvolge un migliaio o più di persone, è abbastanza debole) non sembra fondato.

La produttività scientifica dell’IIT sicuramente aumenterà nel 2010: questo incremento è aspettato in quanto l’IIT ha bandito dei progetti (denominati seed [10]) con cui finanzia attività di ricerca fatte da gruppi che operano all’università, al CNR ed all’ENEA. Da una parte non è chiaro perché l’IIT debba agire come agenzia di finanziamento di ricerche svolte in altri enti/università acquisendone progetti già avviati. D’altra parte è chiaro che se grazie alla distribuzione delle risorse il numero di pubblicazioni con affiliazione IIT aumenti, di conseguenza aumenti anche il numero di personale pagato direttamente dall’Istituto: non è dunque chiaro se il valore del PuP aumenti o addirittura diminuisca.

Infine qualche altro dato. L’IIT riceve il 10% del suo budget (10 milioni di euro all’anno) da fondi esterni (come ad esempio progetti di ricerca ma non riceve risorse da privati). Il CNR, per esempio, ricava risorse pari ad oltre il 50% del suo FFO (oltre 300 milioni di euro all’anno) attraverso la partecipazione a bandi.

Un'analisi analoga a quella qui presentata era stato fatto confrontando l’IIT con alcune realtà universitarie italiane, con la conclusione che «l’IIT produce risultati scientifici buoni, ma assolutamente confrontabili o forse anche inferiori a quelli di altre strutture di ricerca italiane. Non è quindi quella punta di diamante della ricerca per la quale era stato pensato. Inoltre una parte di questa ricerca, finanziata dall’Italia, è svolta fuori». Il nostro confronto con i differenti enti di ricerca è forse ancora più appropriato, in quanto le università hanno come scopo la didattica oltre che la ricerca.

Sin dalla costituzione ci sono state diverse polemiche sul funzionamento dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Marco Cattaneo, Direttore de Le Scienze, ha messo in luce vari aspetto poco convincenti dell’IIT, dall’impatto scientifico alla valutazione, dalla trasparenza al finanziamento. Critiche sono poi giunte dalla prestigiosa rivista Science che ha dedicato un ampio articolo all’IIT nel quale vengono riportate le dichiarazioni di alcuni scienziati di prestigio che erano stati chiamati a progettare l’istituto e i cui suggerimenti, secondo loro stessi, sono stati completamente ignorati. Nell’articolo si parla inoltre di un rapporto di valutazione dell’IIT, commissionato dal ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, che indicava forti criticità nell’attività dell’IIT. Questo rapporto non è mai stato reso pubblico nonostante vi sia stata una interrogazione parlamentare a riguardo. Altri aspetti critici  messi in evidenza riguardano i conflitti d’interesse del presidente Vittorio Grilli e del direttore Scientifico Roberto Cingolani.

Alla luce dell'analisi riportata sembra possibile concludere che l’IIT non è «un angolo d’America che ad alcuni fa storcere il naso» ma un’operazione che sinora ha prodotto risultati  inferiori a quelli degli altri enti di ricerca italiani, malgrado il generoso finanziamento proprio nel momento in cui tutti gli altri enti, e soprattutto i giovani che vi lavorano, si trovano in una condizione di grandissima difficoltà per effetto dei tagli di bilancio e del blocco nelle assunzioni. Non si potevano utilizzare queste risorse per migliorare la situazione  degli enti di ricerca che già esistevano, visto anche che le discipline sviluppate nell’IIT erano già parzialmente coperte in altri enti? Era proprio necessario creare un nuovo ente da nulla? E soprattutto, si poteva fare di meglio? Probabilmente sì se nella costruzione dell’IIT si fosse coinvolta tutta la comunità scientifica del paese, e soprattutto le eccellenze,  scelte con un trasparente criterio meritocratico.

Ci sono inoltre delle caratteristiche strutturali dell’IIT poco comprensibili: ad esempio non si capisce  in che senso una virtù dell’Istituto sia rappresentata dall’assenza di posizioni permanenti: visto che tutti gli enti di ricerca del mondo, a partire dal Max Planck Institute (dove ci sono più di 12.300 posti fissi), per passare per il CNRS francese (più di 11.000 posti fissi), o per qualsiasi università americana, offrono posizioni permanenti, ci si chiede cosa possa attrarre un ricercatore magari non alle primissime armi ad andare all’IIT. Se vogliamo considerare un esempio virtuoso di un istituto scientifico che è stato recentemente organizzato, possiamo pensare all’Institute of Science and Technology austriaco, fondato quasi contemporaneamente all’IIT, e nella cui homepage compare la scritta We are recruiting Professors and Assistent Professorsinsieme con la scritta «pure curiosity-driven reserach». L’IST ha ricevuto tre ERC advanced grants , che sembrerebbe un piccolo numero se non fosse che il al momento ci sono cinque professori di ruolo! Il problema non è infatti quello di abolire il posto fisso, ma di costruire un sistema che incentivi a far meglio e disincentivi chi non produce abbastanza. Inoltre il problema non è quello di assumere ricercatori su progetti specifici predeterminati a priori, ma dare spazio alla creatività della loro curiosity-driven research.

In conclusione, considerato che la Legge 326/2003 stabilisce il finanziamento fino al 2014, sarebbe urgente una discussione approfondita, che consideri i risultati ottenuti dall’Istituto dalla sua fondazione in poi, per decidere quale debba essere il destino dell’IIT.

Un’analisi più accurata che prenda in considerazione quali tipi di progetti sono stati sviluppati e per quali motivi strategici, potrà illuminare meglio la funzione e la qualità dell’IIT. E’ altresì evidente che i vari enti considerati si differenziano per i campi di ricerca che coprono e che ogni disciplina, e a volte anche sottosettori di una stessa disciplina, è caratterizzata da diverse modalità per quanto riguarda il numero di pubblicazioni e/o numero di citazioni medie per articolo per anno. Sarebbe dunque necessaria un’analisi che consideri campi omogenei o quantomeno che normalizzi appropriatamente i risultati. Tuttavia, grazie a quest’analisi macroscopica e piuttosto grossolana, considerando l’ampio spettro delle discipline coperte all’interno di ogni singolo ente e dall’insieme degli enti considerati, si possono già mettere a fuoco vari punti importanti.

[1] Il sito del MIUR ha un ufficio statistica molto efficiente per l’università, mentre  le informazioni sugli enti di ricerca sono minimali e vanno raccolte nei siti web di ogni ente.
[2] La ripartizione dei fondi tra i vari enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si trova sul sito stesso del Ministero.
[3] Come personale si intende il personale a tempo indeterminato e a tempo determinato che grava sul FFO dell’ente, ovvero che non è pagato con i fondi esterni al FFO.
[4] INAF:  Piano Triennale 2010-2012 e Appendici al Piano Triennale 2010-2012 (si vedano pagina 11 e 18).
[5] INGV: Piano Triennale di Attività Scientifica  e Rapporto di Attività Scientifica  (Pubblicazioni: si veda pagina 266). Nella tabella  corrispondente all’INGV è stato riportato il numero 547+81=628 di unità di personale che grava sul bilancio dell’ente (si veda  Rapporto di Attività Scientifica pagina XXXVI).
[6] INFN: Piano Triennale 2010-2012 (si vedano  Figura 2.5 e  Tabella 7.1).  Per le pubblicazioni vedi il sito ufficiale INFN.
[7] CNR: Relazione sull’ andamento economico gestionale 2009 (si vedano pagina 17 e 27); per le pubblicazioni si veda pagina 39 per i dati 2007 e 2008. Il dato 2009  riportato in tabella è ancora ufficioso, ma è comparabile con quelli 2007 e 2008.  
[8] IIT: Per quanto riguarda il personale ed il finanziamento vedi articolo su La Stampa del 7 novembre 2010. Pubblicazioni: dal  sito ufficiale del IIT  risultano per il 2009 (al novembre 2010): 54 pubblicazioni ISI non a firma IIT, 179 pubblicazioni IIT non censite da ISI, 165 pubblicazioni ISI a firma IIT, per un totale di 398 pubblicazioni su sito IIT. Il totale delle pubblicazioni ISI è dunque 54+165=219; facendo una ricerca su ISI-WoS compaiono 275 articoli per il 2009. Inoltre il 72% dei 275 articoli è stato scritto da personale con doppia affiliazione e solo il 28% da personale con singola affiliazione IIT.
[9] Si noti che il 20% delle pubblicazioni IIT censite su ISI-WoS per il 2009, 47, sono firmate anche dal direttore scientifico dell’IIT Roberto Cingolani.
[10] Agli autori risulta che in vari casi i rapporti di valutazione non sono pervenuti a chi ha partecipato i bandi.

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Commenti

ritratto di Michele Ciavarella

Ottimo articolo il cui succo è la canzone di Carosone: IIT vuò fà l'americano, mericano, mericano, ma è nato in Italy, sient'a me nun ce sta niente a fà! Sarebbe più un colpo finale a questo punto confrontare anche alcuni parametri americani per vedere quanto davvero siamo lontani da un angolo d'america.... tuttavia non si può dire nemmeno che IIT sia fallimentare, evviva il pluralismo se ne dovrebbe semmai provare anche uno o due altri altrettanto nuovi e completamente diversi.
ritratto di Francesco Sylos Labini

Ringraziamo i colleghi dell'INGV per l'interesse dimostrato alla nostra analisi. Come chiaramente riportato nell'articolo i macroindicatori utilizzati per la produttività e per il costo di un ente di ricerca sono molto grossolani e un’indagine più accurata è certamente necessaria da parte dell'istituzione preposta. Abbiamo noi stessi sottolineato come alcuni enti (e in particolare l'INGV) si facciano carico anche di importanti compiti di monitoraggio che vanno al di là della semplice produzione di articoli scientifici. Inoltre i dati utilizzati sono, come sottolineato nell'articolo, quelli che sono dichiarati in documenti ufficiali dagli enti, non essendo disponibile un resoconto MIUR come per le Università. A nostro avviso, il risultato principale del nostro sintetico studio è che la produttività dei vari enti non è sostanzialmente differente, fatto salvo per l'IIT, che rappresenta una significativa fluttuazione negativa. Dai nostri risultati, invece, le performance dell'INGV sono invece da considerare assolutamente in linea con quelle degli altri enti, considerando sia l'approssimazione usata nello studio sia gli altri importanti compiti svolti da questo ente. Rispondiamo ora alle vostre domande in maniera più dettagliata.

  1. Abbiamo considerato solo il personale pagato sul fondo ordinario (che molto spesso coincide con il personale a tempo indeterminato) in quanto si voleva mettere in luce quale sia il finanziamento diretto statale e come questo viene utilizzato. Se un ente è in grado di reperire altri fondi (statali o non) generalmente partecipando a bandi nazionali o internazionali, questi fondi aggiuntivi, detti esterni, sono frutto delle capacità dei ricercatori stessi e sono indipendenti da quale sia il finanziamento statale.
  2. Sia il CNR sia l'INFN hanno personale associato che non ricade sul FFO dell'ente e personale a tempo determinato che ricade sui fondi esterni. In entrambi i casi questo personale non viene conteggiato nella nostra tabella in quanto non grava sul FFO.
  3. Le circa 6.000 pubblicazioni del CNR sono censite ISI-WoS.
ritratto di Francesco Sylos Labini

Ringraziamo l' Ufficio Comunicazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) per l'attenzione al nostro articolo. Qui di seguito le nostre risposte alle loro osservazioni

  1. Organico dell'Ente. Nell'articolo su La Stampa del 7 novembre 2010 (Ecco i-Cub, il robot all'italiana) si riportano questo segue: «All'IIT lavorano 811 persone ... Ci sono 546 ricercatori, 158 studenti di dottorato, 34 tecnici, 10 dirigenti e 63 dipendenti amministrativi». Noi abbiamo usato il numero 811 proprio perché l'IIT ha una percentuale minima di fondi esterni contro, per esempio, più del 50% del CNR. Per questo motivo gli studenti di dottorato e i borsisti devono gravare sostanzialmente sul suo fondo ordinario. Notiamo che: (1) non c'è stata smentita ai dati riportati in tale articolo. (2) Nel caso il personale fosse di 374 unità anziché 811 la spesa per unità di personale (FuP) salirebbe a 267,379 euro, ovvero quasi il doppio dell'INFN e del triplo degli altri enti considerati. (3) Il rapporto tra ricercatori e personale amministrativo sarebbe molto più alto di quanto riportato nell'articolo su La Stampa se il personale fosse 374 anziché 811.
  2. Pubblicazioni. Confermiamo il numero delle pubblicazioni che abbiamo riportato nell'articolo. Abbiamo considerato solo le pubblicazioni censite da ISI-WoS e non abbiamo considerato i contributi negli atti convegni per motivi di omogeneità dei dati IIT con quelli degli altri enti, per i quali un'analoga selezione è stata adottata. Notiamo infine che anche considerando l'ottimistica situazione di 350 pubblicazioni per 374 unità di personale, il numero di pubblicazioni per unità di personale (PuP) salirebbe 0,935, ovvero simile a quello ottenuto per il CNR e comunque inferiore a quella di INFN e INAF, mentre la spesa per pubblicazione (EpP) sarebbe 285.714 euro di nuovo molto superiore a quella di tutti gli altri enti di ricerca. Inoltre, come notato in questa situazione il FuP raggiungerebbe il valore di 267.379 euro, ovvero una spesa pro-capite che non ha uguali con gli altri enti e che non può essere giustificata, come per esempio per l'INFN, dall'investimento in grandi laboratori di importanza mondiale (Gran Sasso, CERN, ecc.). In ogni caso, anche considerando i numeri forniti dall'IIT, la conclusione del nostro articolo non sarebbe diversa: l'IIT rappresenta sicuramente una fluttuazione negativa anomala nel panorama degli enti di ricerca italiani. A seconda dei dati considerati si osserva una produttività decisamente inferiore a quella degli altri enti di ricerca oppure una produttività analoga ma a fronte di un finanziamento decisamente superiore. Per fare chiarezza su quali siano i numeri corretti dell'IIT invitiamo l'efficiente Ufficio Comunicazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a rendere pubblici l'elenco delle pubblicazioni del 2009, i dati relativi al personale e le fonti e l’entità dei finanziamenti ricevuti da terzi, in modo che chiunque li possa consultare.
ritratto di Francesco Sylos Labini

siamo d'accordo che:

  • su ISI non ci sono le pubblicazioni in settori umanistici/scienze sociali che rappresentano alcuni campi di ricerca del CNR
  • non abbiamo considerato la produzione di brevetti
  • non abbiamo considerato i servizi (quali monitoraggio, supporto alle imprese, ecc) che i diversi enti fanno. 

Dunque, ripetiamo, la nostra è un'analisi grossolana e non è certo adatta a capire la struttura fine degli enti. Non siamo a conoscenza di studi più sistematici e completi di questi aspetti che considerino anche il confronto tra le performances dei diversi enti ed università italiane e europee.

ritratto di Francesco Sylos Labini

Il numero delle pubblicazioni per gli enti di ricerca sono stati raccolti dai documenti ufficiali degli enti ed in particolare per l'INFN c'è anche un approsito sido web (vedi nota [6]) mentre per l'INGV gli articoli sono elencati nel Rapporto 2009 (vedi nota [5]) e sono gli articoli pubblicati su riviste JCR. La ricerca delle pubblicazioni su ISI per un ente di ricerca e' generalmente piu' complessa del semplice uso del campoo "address".
ritratto di Francesco Sylos Labini

Grazie della precisazione. La nostra analisi ha considerato solo il FFO per avere un'ordine di grandezza del costo diretto statale di un ente. Ogni ente, nella specificita' della sua missione, ha altre entrate, da fondi statali indiretti a fondi statali (nazionali o internazionali) ottenuti tramite bandi ed altri generi di fondi. La nostra analisi, che come detto nell'articolo, si e' concentrata su poche variabili macroscopiche e non ha dunque considerato questi fondi aggiuntivi che comunque sono destinati anche al supporto di infrastrutture (grandi laboratori, ecc) o compiti specifici (monitoaggi, ecc). Questi fondi rappresentano una variazione nel caso INFN con i fondi CERN non maggiore del 25 % del nostro dato (minore nel caso degli altri enti) e dunque, data l'approssimazione della nostra analisi, non ci sembra una perturbazione tale da inficiare il maggiore risultato, ovvero che mentre i vari enti di ricerca sono, a questo livello di analisi circa equivalenti in termini di costi e produttivita', l'IIT rappresenta sicuramente un'anomalia negativa. Visto l'attenzione che ha ricevuto questa analisi cogliamo l'occasione per sottolineare una volta ancora che la tabella nell'articolo non e' da intendersi come una classifica degli enti di ricerca ma come uno schema molto grossolano utile a farsi un'idea del confronto IIT enti di ricerca pubblici.
ritratto di Francesco Sylos Labini

Grazie per la precisazione: i numeri non si discostano tanto da quelli forniti da noi e nel commento di De Nicolao. Per quanto riguarda l'IIT, come abbiamo sottolineato nel testo, se un aumento della produttività dell'attività scientifica è intrinseco, bisogna anche considerare che nel conteggio 2010 sono necessariamente inclusi gli articoli fatti da ricercatori di altri enti e finanziati con i progetti seed. Se questo è più che lecito nel conteggio, la questione che abbiamo sollevato riguarda il ruolo dell'IIT come agenzia di finanziamento di ricerche già avviate e fatte da altre istituzioni. Come detto a nostro giudizio ci sarebbe bisogno di una valutazione indipendente e di una discussione aperta del ruolo dell'IIT nel panorama della ricerca italiano che riguarda sopratutto la politica della ricerca in Italia. Noi, non essendo un'agenzia di valutazione o una controparte politica abbiamo sollevato il problema, con la speranza che le varie istituzioni preposte rispondano seriamente a queste sollecitazioni. Infine, siamo d'accordo anche con un altro punto: la nostra critica non riguarda certo tutti coloro che all'IIT ci lavorano (tra l'altro con contratti temporanei) ma la maniera di gestione dell'istituto.
ritratto di Francesco Sylos Labini

Non abbiamo considerato i brevetti semplicemente per ragioni di reperibilità dei dati per i vari enti. In questo articolo – Che fine ha fatto l’Istituto Italiano di Tecnologia? Una “storia italiana” – di Angelo Leopardi sono confrontati i brevetti IIT con quelli del politecnico di Torino, Notiamo che i brevetti CNR sono circa un centinaio/anno (vedi Relazione sull’andamento gestionale ed economico-finanziario e sui risultati 2009 pag.39)

ritratto di Francesco Sylos Labini

L'università non è stata citata semplicemente perché abbiamo focalizzato l'attenzione sugli enti di ricerca, ma ovviamente il problema è analogo: ovvero un sottofinanziamento cronico a fronte di una buona performance nelle classifiche internazionali (si veda ad esempio http://www.scimagoir.com/ dove sono riportati i numeri delle pubblicazioni da Scopus). Bisogna considerare che il poco ossigeno alla ricerca è fornito dai fondi PRIN (visto che i fondi FFO vanno tutti in stipendi/funzionamento) e che i fondi PRIN sono circa equivalenti alla dotazione annua dell'IIT.
ritratto di Francesco Sylos Labini

Certo se ci fossero state solo 5 pubblicazioni le cose sarebbero andate anche peggio, non lo metto in dubbio. Quanto alle "altre mire", non capisco né a cosa né a chi si riferisce.

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.