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L'universo matematico di Pitagora

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Kitty Ferguson, musicista e storica della scienza, è già conosciuta in Italia per un suo bel libro, L'uomo dal naso d'oro, nel quale con grande efficacia e competenza narra il complesso rapporto tra Tycho Brahe e Giovanni Keplero, un rapporto che si colloca agli albori della scienza moderna.

In un nuovo e recente volume - La musica di Pitagora. La nascita del pensiero scientifico, Longanesi, Milano, 2009, pp. 414, € 19,60 - pubblicato dal medesimo editore nella limpida traduzione di Libero Sosio, l'autrice allarga la sua prospettiva fino all'origine stessa del pensiero scientifico: all'intuizione pitagorica relativa all'essenza matematica del mondo e al rapporto strettissimo che lega la scienza alla musica.

Le notizie su Pitagora, leggendaria figura di filosofo risalente a oltre 2500 anni fa, sono generalmente proposte, anche in testi specialistici, in maniera sommaria e lacunosa. Un merito non piccolo di questa opera è invece quello di proporci una puntuale ricognizione del modo in cui le informazioni sul filosofo e soprattutto gli insegnamenti pitagorici sono stati recepiti, rielaborati e tramandati nel corso dei secoli.

Il volume, di oltre 400 pagine, si articola in tre parti ampie e documentate, che testimoniano la ricezione pitagorica, rispettivamente, nel VI secolo a.C., ossia nel secolo stesso di Pitagora, dal V secolo a.C. al VII secolo d.C., e infine dall'VIII secolo d.C. fino ai giorni nostri.

Le prime due parti sono ricchissime di informazioni poco note, che testimoniano l'ininterrotto influsso delle dottrine pitagoriche sulla cultura occidentale. E' concentrata poi nell'ultima parte la storia più recente, quelle che dal medioevo, passando per il grande libro della Natura di Galileo e per la musica dei pianeti di Keplero, giunge fino alle concezioni di Einstein e di Hawking.

Ma - e Kitty Ferguson non manca di sottolinearlo - il XX e il XXI secolo sono anche caratterizzati dall'indeterminazione quantistica, dal teorema di Gödel, da nuove e radicali riflessioni epistemologiche che sembrano minare alla radice l'essenza matematica del mondo. Dunque, "forse i pitagorici hanno avuto una falsa intuizione, e noi abbiamo vissuto soltanto un sogno".

Eppure, affascinata dalla meravigliosa intuizione pitagorica, pur acutamente partecipe delle riflessioni filosofiche del nostro tempo, l'autrice ci propone di concludere così il lungo viaggio durante il quale ci ha fatto da guida: "Forse la maggior parte di noi è troppo inebriata dalla musica di Pitagora per soffrire una crisi di fede".


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