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Lezione di (eco)stile

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Università

La Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'università di Bologna ripropone per l'anno accademico 2009/2010 il corso interdisciplinare "Riflessioni su Scienza e Società". Il corso si compone di  una serie di seminari, che, a partire da marzo 2010, si tengono nei giorni di martedì e giovedì, dalle 17 alle 19, presso l'Aula Magna del Dipartimento di Chimica "G. Ciamician"in via Selmi, 2 a Bologna. Qui presentiamo la "riflessione" di Andrea Segrè: Lezione di (eco)stile.

Ruotando attorno al termine eco la "lezione" tenuta affronta tre grandi questioni del nostro tempo: lo spreco, i consumi, gli stili di vita.

Sprecare, consumare, vivere: tre verbi-azioni, causa e allo stesso tempo effetto dei grandi problemi del nostro tempo – dalla crisi economica ai cambiamenti climatici, dal picco del petrolio alla fame nel mondo… . Questioni che stanno avendo una grandissima risonanza su tutti i fronti: dai mass media alle pubblicazioni scientifiche fino ai dibattiti sulle emergenze ambientali e sociali. Questioni che coinvolgono un gran numero di esperti e interessi, ma anche persone che semplicemente vorrebbero seguire (o che già seguono) uno “stile” più sobrio, più equo, più sostenibile.

Passando dunque per le tante declinazioni del prefisso eco – eco-logia, eco-nomia, eco-follia, eco-peccato, eco-miopia, eco-energia, eco-efficienza, eco-leggerezza, eco-psicologia, eco-intelligenza, eco-trasparenza, eco-scienza… – e coniugandole con altre “parole” e azioni collegate – sostenibilità, solidarietà, gratuità, reciprocità, sobrietà, decrescita, frugalità, semplicità, povertà, ricchezza… – occorre giungere alla formula finale dell’eco-mondo e dell’eco-scienza: una società sufficiente, un’economia leggera e trasparente, un’ecologia intelligente, un’eco-scienza che si riappropria del concetto di limite fra esseri umani e natura.

Ma qual è (sarà) il nuovo eco-mondo? Un mondo che prende un termine negativo, lo spreco, caratteristica allarmante della nostra società anoressica e bulimica (prima parte), lo scompone nei segni: –spr e +eco e lo uguaglia alle formule per una società sufficiente, una società dove “abbastanza non è mai troppo” e dove più non è uguale a meglio”. Meno spreco più ecologia uguale sufficienza. Dobbiamo sprecare di meno, ma anche consumare meglio (seconda parte) Abbandonare l’imperativo dell’efficienza per raggiungere la sufficienza, un principio intuitivo oltre che razionale dal punto di vista personale, organizzativo ed ecologico appunto. E, dati i nuovi limiti ecologici globali, pure etico e, se applicato ovunque, anche equo.

Dobbiamo anche vivere in una società che spreca e consuma (terza parte), ma della quale non possiamo fare a meno. Ecco allora che nelle nostre “vite di corsa” e sprecone, piene di prodotti e confezioni, abbiamo bisogno di una intelligenza ecologica per convincerci a cambiare i nostri stili di vita e per renderli sufficienti abbiamo bisogno di altre due “cose”: leggerezza e trasparenza. Un’eco-logia-nomia leggera e trasparente, che ci faccia ripensare al nostro senso di impotenza suscitando in noi senso di responsabilità e piena consapevolezza che le nostre azioni, anche se piccole, possono veramente portare a mondo nuovo.

L’obiettivo è che questa eco-formula – adesso che tutto viene rappresentato come eco-verde – si propaghi con una grande “eco”, un’eco reale e non solo virtuale.

Primo, sprecare: non alimentare lo spreco

Partendo dallo spreco alimentare, in particolare del cibo e dell’acqua, ma anche da questioni più generali come la malnutrizione (ipernutriti e sottonutriti), il disequilibrio delle risorse (ricchi e poveri) e l’inquinamento ambientale, si riflette su come di far diventare lo spreco una risorsa per tutti. In quest’ottica occorre cioè cercare la sostenibilità dei processi, oltre che dei prodotti, per affermare una logica nuova, quella della sufficienza, del dono, della reciprocità, che sia in grado di intervenire nel concreto nei modelli di consumo riducendo a monte lo spreco delle risorse e soprattutto indirizzando chi produce, chi distribuisce, ma anche chi acquista, verso un modello che faccia della quantità una funzione della qualità. In questa logica verranno presentate le esperienze dei mercati dell’ultimo minuto (Last Minute Market), esempi concreti di lotta agli sprechi e pretesto per affrontare e legare la sostenibilità ambientale e la solidarietà sociale.

Secondo, consumare: più con meno, meno con meno

Si parte da una domanda apparentemente paradossale, ma che esemplifica il dilemma rispetto a questi temi: consumiamo per vivere o viviamo per consumare? Nel cercare di dare una risposta a ciò, si discuterà della qualità, delle scelte, dei bisogni legati ai consumi, degli eccessi dei consumi, delle conseguenze della produzione (ad esempio i rifiuti), cercando di dimostrare un nuovo rapporto che consideri anche gli impatti del nostro acquisto su noi stessi, la nostra salute, la nostra economia e sul nostro ambiente. Si seguirà un percorso che cerchi di integrare l’idea della decrescita, dello sviluppo sostenibile, della sufficienza, della moderazione, che puntano a riscoprire i valori della sobrietà, di gestione delle risorse, limitate e non più scarse, e dunque da non sprecare mai. L’idea di fondo non è quella di condannare i consumi o di mostrarne solamente gli aspetti perfetti, ma di arrivare a delineare dei percorsi, anche educativi, che guidino i cittadini a saper consumare bene e meglio, stimolando una logica di responsabilizzazione dei consumatori sia personale e sia collettiva.

Terzo, vivere: di più e meglio

Si affronta il tema dei cambiamenti delle abitudini di consumo e di vita. Partendo da alcune riflessioni inerenti la cultura della soddisfazione immediata (vogliamo tutto e subito), che riduce il nostro benessere, anche psicologico, ma anche del valore della ricerca scientifica, strumento indispensabile di conoscenza a servizio del bene collettivo, si collegano in una sintesi finale tutti i concetti emersi precedentemente: consumo, spreco, povertà, ricchezza, sostenibilità, solidarietà, sobrietà, sufficienza, andando però anche oltre a queste “parole” e arrivando ad introdurre nuove “soluzioni” al nostro vivere eco, partendo proprio dalle risorse dell’essere umano: il valore del dono, della reciprocità, della contemplazione, della frugalità, ma anche l’importanza dell’intelligenza ecologica, dell’ecotrasparenza, della chiarezza delle informazioni, per arrivare a delineare una nuova scienza, l’ecoscienza, anzi un e-co-scienza: una casa, un ambiente della scienza e della ragione che si ponga la coscienza del limite, della responsabilità, della consapevolezza, della reciprocità fra esseri umani e natura, cercando anche di sostenere una politica e una “cultura” che si occupi non soltanto dei bisogni materiali, ma anche del benessere psicologico e spirituale delle persone. 

26 marzo, 2010 da Andrea Segré


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