Insegnare la scienza con il teatro

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Insegnare non è mai facile, ma insegnare la scienza lo è ancora meno, soprattutto in una scuola come la nostra dove ci si ostina ad applicare il modello della lezione frontale. Si veda a questo proposito anche quanto emerso dall’indagine GfK Eurisko, “Problemi, bisogni e aspettative del docente di materie scientifiche nella scuola superiore”, condotta per conto di Linx.

Le peculiarità della scienza e le soluzioni del teatro

La scienza è per sua natura scoperta, e piacere della scoperta. Essa parte dalle domande per arrivare, attraverso l’esperienza, a risposte possibili ma mai completamente esaustive. La scuola parte, invece, dalle risposte lasciando poco spazio all’esperienza, alla curiosità e al piacere di scoprire. Che fare dunque? Una risposta è il teatro, che negli ultimi anni è stato capace di risvegliare l'interesse dei giovani per la scienza. Scuola, teatro e scienza possono potenziarsi a vicenda. Così almeno pensa Marcello Sala, ex insegnante e oggi formatore di educatori in ambito scientifico, che sta conducendo una personale ricerca sui processi di conoscenza di bambini e adulti anche attraverso il progetto Scienza Under 18 (SU18).

«Il teatro scientifico offre diversi vantaggi. – spiega Sala – Intanto, sul lato scienza-scuola di questo triangolo, si assiste spesso a quel ribaltamento del paradigma della scoperta scientifica di cui si diceva, che va dalle domande alle possibili risposte attraverso la ricerca. Mentre sul lato teatro-scuola possiamo oggi dire che il teatro costituisce un contesto felice per lo sviluppo di dinamiche relazionali e competenze che poco spazio trovano nelle attività scolastiche “normali” e che pure sono importanti nella crescita personale e sociale dei giovani. L’esperienza che abbiamo maturato ad esempio col progetto Teatro Scientifico di Scienza under18 ci insegna che grazie al suo gioco di finzione il teatro mette in scena verità umane di valore universale le quali possono costituire il valore aggiunto che spiega parte del successo dell’apprendimento scientifico con questo approccio.  Sul lato teatro-scienza esistono, infine, esempi significativi di lavori teatrali che mettono al centro la dimensione sociale della scienza, attraverso storie di scoperte, di conflitti, di dinamiche interpersonali e di percorsi individuali che coinvolgono scienziati e idee scientifiche, spesso contestualizzate in sfondi storici. Con questo approccio un percorso educativo alla fine c’è perché il teatro facilita l’immedesimazione e quindi la comprensione e l’interiorizzazione dei temi scientifici affrontati, e obbliga i ragazzi a mettere in gioco fattori personali come di solito non accade in aula costituendo un’occasione importante non solo per la loro crescita ma anche per gli insegnanti che spesso scoprono qualità inattese negli allievi.”

Non c’è il classico esame finale a certificarlo, ma insegnanti e studenti hanno comunque la possibilità di capire a chi e quanto è servita l’esperienza dal riscontro col pubblico. “Gli incontri che abbiamo coi ragazzi al termine dei vari lavori di Scienza Under 18 – spiega, infatti, Sala – dimostrano che sono in grado di percepire se il pubblico ha gradito e compreso il loro lavoro e che lo considerano un metro di giudizio per capire quanto hanno essi stessi compreso e quanto sono stati efficaci nel dimostrarlo.”

Potenzialità e limiti del "teatro scientifico"
Spesso l’azione teatrale funziona fino al momento in cui vengono presentate le idee propriamente scientifiche, quasi sempre sotto forma di un discorso fatto da un personaggio o da un narratore, e lì si blocca.
«A questo tipo di empasse ci si arriva quando si vuole fare una “lezione in scena”, pensando cioè che i contenuti scientifici debbano essere spiegati attraverso una comunicazione da chi sa a chi non sa e ripetendo quindi il paradosso delle lezioni secondo il modello classico, o quando si casca nella spettacolarizzazione fine a se stessa a causa anche della familiarità con il mezzo televisivo che spinge a cercare effetti capaci di suscitare reazioni emotive più che la comprensione dei contenuti, e macina la scienza in un linguaggio che non rispetta i significati, trasmettendo idee distorte.»
«Il nodo della questione sta nell’intenzione che si dà alla comunicazione teatrale di un tema scientifico. – precisa Sala - Quando chiediamo ai bambini e ai ragazzi attori se sarebbero più contenti nel vedere il  pubblico uscire dalla sala avendo capito o con delle domande, la risposta tipica è che sarebbero scontenti se il pubblico non capisse, ma che tuttavia sono contenti se esce con delle domande. Il teatro – chiarisce – è un “gioco” diverso dalla scuola; il suo scopo non è far apprendere al pubblico idee e concetti, ma suscitare curiosità attorno a problemi specifici che si apprende in quel momento e con stupore di non sapere.»
Il senso di spiazzamento dato da questo apprendere di non sapere e il disagio che ne deriva sono gli elementi che accomunano il teatro scientifico al teatro in generale, dove il pubblico (ma anche l’attore) si diverte se viene spiazzato sia sul lato cognitivo sia su quello emotivo. Per non annoiarsi a teatro è necessario comprendere ciò che accade in scena e quindi il linguaggio usato (cognitivo), ma anche vedere bravi attori che sanno esprimerne i contenuti (emotivo). 
«L’aspetto cognitivo dello spiazzamento richiede però che si entri nel merito del problema, e quindi che non si perda lo spirito critico o si abbandoni il rigore del linguaggio, come invece succede quando ciò che conta è l’effetto puramente emotivo. Solo in questo senso – conclude Sala – si può mantenere una fedeltà alla scienza, alla specificità delle sue idee.»
Si tratta, cioè, di abbandonare il delirio di onnipotenza della semplificazione tipico di certa divulgazione scientifica che pretende di poter dire le stesse cose con meno parole, meno precise e trovare, invece, il coraggio di optare per una scelta consapevole di pezzi del discorso, immagini pertinenti, significanti, accettandone e dichiarandone la parzialità, ma conservandone la correttezza e quindi l’essenza scientifica.
Qui però emerge un altro grosso limite del teatro scientifico a scuola. I pezzi devono essere significativi contemporaneamente dal punto di vista del discorso scientifico, che hanno il compito di far intravedere, e da quello dell’efficacia comunicativa nel contesto teatrale.
Ciò implica delle competenze che sono proprie degli operatori teatrali o che gli insegnanti devono acquisire se non possono disporre della loro collaborazione; a loro volta, gli operatori teatrali devono avere almeno una sensibilità per il discorso scientifico, o la devono acquisire lavorando dentro la scuola, se non si vuole cadere in una messa in scena efficace dal punto di vista teatrale, ma che perde il vertice scientifico del triangolo. È poi necessario che in entrambi i casi si abbia la sensibilità per lavorare sul “materiale umano” che di volta in volta ci si trova davanti. Non avendo a che fare con attori professionisti la credibilità della rappresentazione teatrale si può raggiungere lavorando per dare una forma teatrale alla spontaneità di bambini e ragazzi.
Anche questi aspetti possono far parte del percorso teatrale dei ragazzi, con un differente contributo di partecipazione a seconda delle età. Le esperienze possibili sono diverse: dalla proposta di un canovaccio di storia su cui bambini e ragazzi propongono improvvisazioni che il regista fissa in azioni precise, alla co-costruzione della sceneggiatura a partire dalla lettura di testi o dalla pratica di laboratorio. Tutte soluzioni molto significative dal punto di vista educativo perché offrono occasioni di apprendimento, di costruzione di conoscenza in un contesto di socialità e quindi di sviluppo di competenze.

Il teatro oltre la scena

Il teatro nel contesto dell’insegnamento scientifico non torna utile però solo in scena. Il progetto Scienza Under 18 non è infatti solo rappresentazione teatrale di storie e personaggi della scienza, ma anche exhibit, ovvero mostre-laboratorio messe in scena direttamente dai ragazzi per suscitare le domande del pubblico e la ricerca di risposte attraverso un’interazione e, dove possibile, una manipolazione diretta, simposi, giornalismo scientifico, e prodotti multimediali dove l’esperienza teatrale torna utile ed è anzi punto di partenza e motore per tutto il resto.  Si veda ad esempio, il progetto Performing Galileo, l’ultimo realizzato da SU18 in collaborazione con il Politecnico di Milano e il sostegno della Fondazione Tronchetti-Provera/ il Piccolo Teatro di Milano, che nasce con l’idea di smontare e rimontare il testo di Brecht, ma di farlo fare ai ragazzi permettendogli di usare il linguaggio a loro più consueto, cioè qualunque mezzo di descrizione che utilizzi gli strumenti della cultura giovanile, video, foto, chat, file audio, testi, wiki, pagine web, iPod, materiali recuperati da YouTube o Google. In che modo lo spiega meglio Alberto Colorni, Presidente del Centro METID del Politecnico di Milano in un video presente su YouTube.

Va detto, infine, che oggi la scuola non è più il solo luogo in cui si può insegnare la scienza. Televisione, Musei, e perfino piazze sono ormai spazi in cui scienziati e pubblico si incontrano grazie a una modalità di trasmissione del sapere scientifico nuova ricca di multimedialità e virtualità ma che spesso attinge risorse anche dal teatro (Fruguglietti S, 2009).

Non è quindi un caso che la direttrice del festivalfilosofia Michelina Borsari, abbia inaugurato recentemente a Torino la quattordicesima edizione del «Corso di Perfezionamento per Responsabile di Progetti Culturali», un corso unico e di respiro internazionale che da quattordici anni forma e aggiorna gli operatori culturali sulle migliori pratiche di sviluppo dei progetti nell’ambito dello spettacolo, della valorizzazione territoriale integrata, dei beni culturali, delle arti visive, dei nuovi media, delle industrie culturali e della comunicazione e della mediazione interculturale con una lezione aperta al pubblico dal titolo “Saperi in scena. Festival culturali e spazio pubblico” in cui tra i tanti temi si è affrontato anche quello dello “spostamento dei media dal teatro alla scuola e dalla scuola alla piazza”. A sottolineare non solo che oggi la scuola non è più l’unico luogo in cui poter imparare ma anche che un buon tramite per questi nuovi luoghi di apprendimento è proprio il teatro.

GfK Eurisko, “Problemi, bisogni e aspettative del docente di materie scientifiche nella scuola superiore”, ricerca condotta da per conto di Linx.
Fruguglietti S. The theatre, (art) and science: between amazement and applause!”, Jcom 08(02) (2009) C07
Performing Galileo  e via Youtube

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.